Le rivelazioni del miliardario cinese Guo Wengui minano il potere di Xi Jinping tanto da averlo portato a chiedere asilo politico negli Stati Uniti. 

Chi è Guo Wengui

Nel 2014 Hurun mise Guo Wengui al 74esimo posto tra i miliardari cinesi, con un patrimonio di oltre due miliardi di dollari. Guo, 50 anni, oggi vive in un lussuoso appartamento a New York (dal valore di 68 milioni di dollari) e ha fatto i soldi principalmente attraverso lo sfruttamento del business edilizio in Cina, da sempre sottoposto ai rischi di una bolla che minerebbe l'intera economica cinese, e grazie a partecipazioni in società di brokeraggio.


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Come ogni miliardario cinese, però, anche Guo deve molto ai guanxi, quel sistema relazionale cinese che gli ha permesso di scalare il mondo dei billionaire cinesi, arrivando a costruire il grattacielo di fronte allo stadio Nido d'Uccello di Pechino all'epoca delle Olimpiadi. Questo fatto permette di capire qualcosa di più del modus operandi di Guo, almeno secondo i suoi accusatori a Pechino: le autorizzazioni alla costruzione sarebbero arrivate a seguito di ricatti nei confronti dell'allora sindaco della capitale (Guo, si dice, avrebbe avuto dei video compromettenti, a sfondo sessuale, sull'allora primo cittadino di Pechino).

Secondo le autorità anti corruzione cinesi, infatti, Guo avrebbe ottenuto le sue fortune in modo totalmente illegale: utilizzando le armi del ricatto, delle mazzette e sfruttando le sua amicizie altolocate. Su di lui Pechino ha emesso una «red notice» all'Interpol (guidata da un cinese): gli Usa in teoria non hanno l'obbligo di rispondere alla richiesta cinese non trattandosi di un mandato di cattura, ma non solo. Guo Wengui è anche socio del club di Mar a Lago in Florida, proprio come Trump. Tanto che durante la visita di Xi Jinping proprio a Mar a Lago, per Guo il New York Times coniò il termine di “wild card” nella mani del presidente Usa.

Le accuse di Guo

Pur non fornendo prove tangibili – ad eccezione di un caso in cui sarebbe coinvolto lo stesso Guo e il figlio di un importante funzionario cinese, riguardo l'acquisto delle quote di una società cinese, la Founder Securities – Guo ha accusato principalmente Wang Qishan, ovvero il braccio destro del numero uno Xi Jinping, vero e proprio artefice della campagna anticorruzione che ha sconquassato i vertici dell'amministrazione cinese. Per diffondere i propri strali contro la leadership cinese il miliardario ha utilizzato alcune interviste con media americani e un proprio canale su Youtube.

Secondo Guo – addirittura – Xi Jinping avrebbe messo sotto inchiesta Wang, a causa degli affari sospetti di una sua nipote. Per molti giorni queste accuse hanno avuto un impatto decisamente forte in Cina, complice la successiva sparizione di Wang da ogni genere di iniziative pubbliche. Le accuse di Guo poi si sono allargate e si sono rivolte contro tutta la famiglia del «Torquemada» cinese, perché Wang è marito di Yao Mingshang, un'unione che gli sarebbe valsa l'ingresso nell'aristocrazia cinese, perché Yao è figlia di Yao Yilin, membro del Politburo cinese durante le proteste e il «crackdown» militare a Tiananmen.

Le accuse del miliardario sono proprio contro Yao Minhgshang: secondo Guo la donna sarebbe coinvolta in «seri casi» di corruzione della HNA Group, una grande conglomerata cinese che sta espandendo i propri affari anche al di fuori della Cina. Secondo Nikkei Asian Review se Guo avesse ragione, significherebbe che la moglie di Wang avrebbe ottenuto cittadinanza americana nel 1990, proprio l'anno successivo alla strage di Tiananmen.

Di recente, però, Wang è ricomparso: si è fatto riprendere proprio lo scorso sei settembre all'anniversario dei cento anni dalla nascita di Yao Yilin. Presenti Wang e tutta la famiglia, insieme al premier Li Keqiang. Le accuse di Guo saranno considerate «spazzatura» dalla leadership, ma questi eventi costituiscono una sorta di risposta simbolica proprio alle parole del miliardario. Xi Jinping non c'era, c'era un suo “consigliere”. I rumors a proposito si sono sprecati.

La richiesta di asilo politico e l'impatto sulla Cina

La scorsa settimana Guo - secondo il suo legale – avrebbe chiesto asilo politico agli Stati uniti. Il New York Times ha ricordato le tante cittadinanze di Guo, compresa quella degli Emirati Arabi, sottolineando le parole del legale di Guo secondo il quale il suo assistito si sentirebbe al sicuro dalle grinfie cinesi solo negli States. Come suggerisce Bill Bishop, autore di una newsletter molto nota tra gli studiosi di Cina, «forse la membership a Mar a Lago potrebbe accelerare la pratica», considerando che solitamente una richiesta del genere impiega anni per arrivare a un suo termine.

Ribadendo il fatto che molte delle accuse di Guo al momento non hanno riscontri e prove, ci si chiede però; che tipo di impatto possano avere sulla politica cinese. Incidono o no? Mettono davvero in discussione la leadership al potere al momento in Cina?

Secondo Foreign Affairs, sì. In un recente articolo a firma di Rush Doshi e George Yin viene specificata la potenza dei «leak armati» contro la leadership in Cina. Questo per un fatto ben preciso: «Passare informazioni riservate alla stampa straniera per distruggere gli oppositori politici ha una logica molto semplice. Poiché tanti funzionari cinesi ad alto livello hanno almeno qualche punto debole, a causa dei modi con cui hanno ottenuto le proprie ricchezze, tutti sono vulnerabili di fronte a leak che minano la loro autorità morale. Tali accuse non devono essere vere per forza per essere pericolose. Anche le false rivelazioni sono difficili da far dimenticare, possono creare imbarazzi e possono attirare attenzioni non desiderate».

Quindi Guo, che siano vere o false le sue accuse, utilizzando la risonanza dei media americani, è riuscito a imporsi anche nel dibattito sotterraneo cinese e non solo, basti pensare che dopo le sue accuse il nome di Wang Qishan è stato tra i più ricercati sui motori di ricerca dell'internet della Repubblica popolare.

Alcuni quotidiani cinesi si sono occupati delle «rivelazioni» di Guo mettendo in risalto il rischio che tutta l'opera anti corruzione della coppia Xi e Wang possa svanire in termini di opinione pubblica: secondo Guo, infatti, lo stesso Xi sarebbe ancora preda della camarilla alla cui guida ci sarebbe il grande vecchio Jiang Zemin.

Anche per questo secondo l'osservatore politico cinese Liang Jin, Guo avrebbe dapprima «internazionalizzato» la crisi interna cinese attraverso il suo utilizzo dei media americani e poi avrebbe via via provocato sempre più dubbi sulla reale forza, tanto economica, quanto politica della leadership cinese. Secondo Liang, benché non in superficie, gli effetti in Cina delle dichiarazioni di Guo saranno, in futuro, devastanti.

@simopieranni

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