A Ouagadougou il presidente rinnega la vecchia politica post-coloniale francese in un acceso discorso-confronto con gli studenti. Resta da vedere se riuscirà a tradurre nella realtà i buoni propositi di una "partneship rinnovata". Intanto rilancia l’impegno militare della Francia nel Sahel

Il presidente francese Emmanuel Macron durante un incontro con gli studenti dell'Università di Ouagadougou. Burkina Faso. REUTERS/Philippe Wojazer
Il presidente francese Emmanuel Macron durante un incontro con gli studenti dell'Università di Ouagadougou. Burkina Faso. REUTERS/Philippe Wojazer

Poco meno di un mese prima del ballottaggio per le presidenziali, Emmanuel Macron in un’intervista rilasciata al quotidiano Le Monde, aveva dichiarato esplicitamente la sua volontà di «aprire una nuova pagina nelle relazioni franco-africane e rilanciare le relazioni bilaterali con il continente in un’ottica di sviluppo».


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Già prima di essere eletto, il presidente francese aveva dunque manifestato le sue intenzioni di superare la cosiddetta Françafrique, il sistema caratterizzato da una visione post-coloniale del continente, che dal tempo di De Gaulle ha interpretato le relazioni tra Parigi e le sue ex colonie in Africa.

In questi giorni, il capo dell’Eliseo, che conosce bene il continente per averci vissuto e lavorato negli anni della sua formazione, sta dimostrando di voler mettere in pratica la rottura con il vecchio schema, nel suo primo tour africano, che fino al 30 novembre lo vede impegnato in Burkina Faso, Costa d’Avorio e Ghana. Una visita alla quale la stampa d’oltralpe ha dedicato ampio spazio,sottolineando che al centro dei colloqui ci saranno il problema dei flussi migratori e la presenza militare di Parigi nel Sahel.

La volontà di Macron nel seguire un nuovo corso nella politica africana era emersa chiaramente già nel vertice G5 Sahel dello scorso luglio, quando con i leader del Burkina Faso, Mali, Mauritania, Ciad e Niger, ha lanciato il nuovo contingente tutto africano contro i jihadisti e ha dato il via all’iniziativa congiunta “Alleanza per il Sahel” con l’obiettivo di facilitare il coordinamento dei finanziatori dei fondi destinati allo sviluppo in tutta la regione.

Altro segnale importante del rinnovamento del partenariato tra Francia e Africa, è arrivato alla fine di agosto, in occasione della Conferenza annuale degli Ambasciatori di Francia, nella quale Macron ha ufficializzato la creazione di un “Consiglio presidenziale per l’Africa” per dialogare in materia di politiche africane e formulare proposte concrete su settori chiave della cooperazione.

Un’evidente rottura con il passato si è manifestata anche ieri nel discorso pronunciato dal presidente francese, davanti agli studenti dell’Università di Ouagadougou. Una chiara dimostrazione che l’interesse di Macron in Africa è indirizzato prima di tutto verso i giovani, con cui intende costruire il futuro e rilanciare la presenza culturale e linguistica francese nel continente.

In questo incontro poco diplomatico, il numero uno dell’Eliseo ha rivolto un discorso di oltre due ore alla gioventù africana, nel quale sono stati toccati numerosi temi, a partire dalla volontà di creare una nuova relazione tra la Francia e le ex colonie e tra l’Europa e l’Africa. Nel corso della lunga orazione ha anche promesso di declassificare gli archivi francesi per fare chiarezza sull’assassinio del primo presidente burkinabé Thomas Sankara e ha aperto alla possibilità di cambiare nome al Franco CFA (Colonies françaises d’Afrique), moneta usata da 14 paesi dell’Africa occidentale.

Non sono ovviamente mancati affondi su lotta al terrorismo, crisi migratoria, uguaglianza di genere e istruzione. Al termine del discorso, il presidente si è fermato per altri cinquanta minuti per rispondere alle numerose domande degli studenti, alcune delle quali hanno provocato una sua dura reazione.

Tra cui quelle di una studentessa che gli ha chiesto se la Francia fosse pronta ad assumersi la responsabilità dell’eliminazione di Gheddafi e ha quindi incalzato il presidente aggiungendo che «gli studenti del Burkina Faso che hanno una borsa di studio in Francia sono cinquecento, mentre i soldati francesi presenti nel Paese africano sono molti di più». Macron, visibilmente infastidito dal quesito, ha risposto seccamente affermando che lui non avrebbe sostenuto l’intervento in Libia e che i soldati francesi devono solo essere applauditi.

Poi, rispondendo a domande sull’arretratezza africana, Macron ha addirittura alzato la voce ribattendo che stavano rivolgendosi a lui come se fosse il presidente del Burkina Faso oppure come se rappresentasse ancora la potenza coloniale. Nella sostanza, l’intervento di Macron all’Università di Ouagadougou verrà ricordato per la franchezza dimostrata da entrambe le parti.

Il viaggio africano oggi ha portato il presidente francese ad Abidjan per presenziare al vertice Unione Africana-Unione Europea, dove ha annunciato un’iniziativa euro-africana per porre fine alla strategia dei terroristi e dei trafficanti di armi.

L’approccio europeo di Macron all’Africa era già emerso subito dopo la sua elezione, nel suo primo incontro con Angela Merkel durante il quale si era dichiarato pronto a raccogliere le sfide affrontate dal suo predecessore Hollande nella regione del Sahel. E pochi giorni dopo quell’incontro, visitando le truppe francesi a Gao, in Mali, Macron aveva ribadito la necessità di una cooperazione europea nei settori della sicurezza e dello sviluppo.

Del resto, uno dei capisaldi africani di Macron è basato sul fatto che è proprio in Africa che l’Europa può e deve cominciare a sviluppare una visione strategica comune per proiettarsi nel futuro, superando le frontiere dell’Unione.

I segnali che evidenziano la determinazione di Macron nel chiudere la pagina della Francafrique sono molteplici ed evidenti, resta da vedere se e in quanto tempo il presidente francese riuscirà a concretizzare la sua “partnership rinnovata” con l’Africa.

@afrofocus

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