La promessa elettorale del presidente nigeriano Muhammadu Buhari, gravemente malato da mesi, di liberare definitivamente la nazione dal terrore di Boko Haram e riportare la pace è rimasta lettera morta, come provano i ripetuti attacchi del gruppo estremista nigeriano.

Soldati nigeriani di pattuglia nel nord del Borno nei pressi di un campo appartenuto a Boko Haram.  Quentin Leboucher/AFP/Getty Images
Soldati nigeriani di pattuglia nel nord del Borno nei pressi di un campo appartenuto a Boko Haram. Quentin Leboucher/AFP/Getty Images

L’ultimo bagno di sangue risale a lunedì scorso, quando un’attentatrice suicida si è fatta esplodere distruggendo una moschea nel quartiere di London Ciki di Maiduguri, dove sono rimaste uccisealmeno otto persone e 18 ferite.


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Il portavoce delle Joint Task Force civili, le milizie di auto-difesa allestite nello stato del Borno per integrare le forze di sicurezza sul campo,Danbatta Bello, ha riferito che c’erano altre tre kamikaze pronte ad attaccare l’area, una delle quali è stata bloccata poco lontano, mentre altre due sono state uccise dalla polizia.

L’attacco di lunedì è stato il secondo nel giro di una settimana ad essere perpetrato da giovani donne nella capitale dello stato federale di Borno. Un’altra carneficina  era stata consumata il 10 luglio, quando in un quadruplice attentato commesso da donne kamikaze, nella zona di Molai Kolemari, sono morte 19 persone e altre 23 sono rimaste gravemente ferite.

Il Camerun di nuovo nel mirino

Il gruppo islamista ha ucciso più di 20mila persone, ha rapito migliaia di civili e continua a spargere il terrore anche nei Paesi limitrofi, come testimonia l’attacco dello scorso 13 luglio nella cittadina di Waza, nell’estremo nord del Camerun, a otto chilometri dal confine nigeriano. Qui, due donne suicide hanno attaccato provocando 15 morti e 42 feriti in un quartiere commerciale che ospita ristoranti, chioschi e postazioni telefoniche pubbliche, con l’obiettivo di massimizzare le vittime civili.

Sempre nel Camerun settentrionale, lo scorso 2 giugno, due bambini costrettial martirio, si sono fatti esplodere nei pressi di un campo disfollati nella città di Kolofata, uccidendo nove persone e ferendone 15.

Entrambe gli attentati non sono stato rivendicati, ma le autorità di Yaoundè non hanno dubbi nell’addebitare la responsabilità delle azioni a Boko Haram, riconducendole a una serie di attacchi iniziati il 30 giugno 2016 a Djakana, una località poco distante da Waza, dove un attentatore si fece esplodere in una moschea uccidendo 11 persone.

Secondo le forze militari locali, gli attentati sul territorio camerunense sarebbero provocati come ritorsione per lamassiccia operazione militare organizzata nel 2015 della forza multinazionale congiunta MNJTF e tutt’ora incorso lungo i confini della Nigeria nord-orientale.

Gravi danni alle economie locali

Un altro serio problema è costituito dai danni prodotti dalla lunga serie di attacchi del gruppo jihadista al tessuto economico locale. La questione è stata esaminata da Hilary Matfess, ricercatrice presso il dipartimento di Scienza politica dell’Università di Yale e autrice del volume Women and the War on Boko Haram, in uscita il prossimo autunno.

La studiosa ha pubblicato un articolo su Foreign Affairs, nel quale descrive come l’operato del governo centrale ha contribuito a far precipitare la situazione ostacolando il commercio nelle zone settentrionali della Nigeria.

Secondo la ricercatrice statunitense, seda un lato l’insurrezione degli estremisti islamici contro lo stato nigeriano ha devastato gran parte del bacino del lago di Chad, dall’altro le misure adottate dal governo federale di Abuja per contrastare Boko Haram, stanno gravemente danneggiando l’economia locale.

L’articolo rileva che nel 2016 un report congiunto della Banca Mondiale e dell’Unione Europea ha stimato che gli attacchi e le offensive dei jihadisti hanno causato danni del valore di nove miliardi di dollari, solo in quella regione.

L’analisi evidenzia pure tutti i limiti della strategia per combattere Boko Haram adottata dal governo federale nigeriano, che attraverso pesanti limitazioni del commercio e delle attività economiche nella Nigeria settentrionale, ha lasciato migliaia di persone senza lavoro.

La lotta a Boko Haram non è finita

La situazione attuale è riassuntadai dati raccolti da ACLED, il progetto che monitora i luoghi e raccoglie i dati sui conflitti armati, secondo i quali la Nigeria ha registrato una tendenza generale alla diminuzione della violenza durante il 2016.

La lotta contro Boko Haram,da febbraio dello scorso anno, ha riportato importanti successi culminati con l’uccisione e la cattura di un gran numero di militanti, dando la possibilità di riconquistare importanti porzioni di territorio occupati dal gruppo jihadista.

Questo risultato è stato ottenuto grazie al supporto della MNJTF, costituita da truppe provenienti dalla Nigeria, dal Camerun, dal Ciad e dal Niger, oltre che alla repressione contro i funzionari militari corrotti. 

Il gruppo però ha mostrato segni di rinascita negli ultimi mesi, lanciando una serie di bombardamenti mortali nel nord-est, incluso un attacco all'Università di Maiduguri. 

Secondo un report di SBM Intelligence, società di consulenza strategica specializzata sull’analisi della situazione socio-politica e economica nigeriana, nei primi sei mesi del 2017, Boko Haram ha effettuato 43 attacchi, che hanno provocato la morte di oltre 200 civili.

Per compensare la perdita di ampie zone di territorio, Boko Haram ha adottato una nuova strategia intensificando gli attacchi suicidi contro i civili e i raid sulle comunità rurali.E la recente ondata di attentati dimostra che la lotta non è finita.

@afrofocus

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