Miniere di uranio in Somalia. Credit Photo Wiebke Schmidt/AP
Miniere di uranio in Somalia. Credit Photo Wiebke Schmidt/AP

Mentre la Corea del Nord ha effettuato con successo il suo sesto test nucleare, il fatto che gli estremisti islamici di al-Shabaab avrebbero assunto il controllo delle miniere di uranio nella regione autonoma del Galmudug, con l’intento di far arrivare ingenti quantitativi di triossido di uranio all’Iran, assume un tono ancora più inquietante.


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La notizia è arrivata attraverso una nota diplomatica del ministro degli Affari esteri della Somalia, Yusuf Garaad Omar, datata 11 agosto e indirizzata all’ambasciatore degli Stati Uniti in Somalia, Stephen Michael Schwartz.

Una minaccia assolutamente da non sottovalutare, soprattutto sulla base del fatto che un dettagliato report dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), già fino dalla prima metà degli anni ottanta accertava che la Somalia detiene considerevoli riserve di uranio giacenti nei depositi di superficie situati nella centrale regione di Galmudug.

Pur non contestandone l’autenticità, il Dipartimento di Stato USA non ha voluto commentare il documento nel quale il capo della diplomazia somala richiede esplicitamente l’immediato intervento militare statunitense. Mentre il governo di Mogadiscio finora non si è espresso a riguardo del contenuto della nota diplomatica, sebbene alcuni organi di informazione somali abbiano diffuso la notizia.

L’interruzione delle relazioni diplomatiche con Teheran

Nei termini della questione, è importante precisare che nel gennaio dello scorso anno la Somalia decise di interrompere le relazioni diplomatiche con l’Iran sostenendo che Teheran non aveva rispettato degli accordi economici e aveva minacciato la sicurezza e l’unità del Paese del Corno d’Africa.

In realtà, la decisione era stata maturata in segno di appoggio all’Arabia Saudita, dopo gli attacchi all’ambasciata saudita a Teheran e al consolato di Mashad, compiuti come ritorsione all’esecuzione del chierico sciita Nimr al-Nimr. Un sostegno che Riyadh ha ricompensato con 50 milioni di dollari di aiuti.

Tuttavia, nel luglio 2016, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva espresso preoccupazione per la spedizione in Somalia di un carico d’armi provenienti dall’Iran. Inoltre, sempre il massimo organo decisionale dell’ONU, nel novembre 2006 aveva stilato un report di 86 pagine nel quale denunciava che Teheran ha cercato di ottenere rilevanti quantità di uranio dalla Somalia in cambio della fornitura di armi agli estremisti di al-Shabaab, che al tempo erano emersi come il braccio armato dell’Unione delle corti islamiche.

Tutti questi precedenti potrebbero avvalorare la credibilità dell’avvertimento rivolto da Yusuf Garaad Omar all’ambasciatore statunitense a Mogadiscio, anche se alcuni analisti ritengono che la lettera, scritta con evidente enfasi, potrebbe essere un espediente per ricevere un maggiore sostegno dagli Stati Uniti nel contrasto di al-Shabaab.

Severe critiche nei confronti dell’AMISOM

Nella lettura della missiva colpisce anche l’aspro giudizio del ministro degli Esteri somalo nei confronti della missione dell’Unione africana in Somalia (AMISOM), che nel documento viene definita incapace di neutralizzare la duplice minaccia rappresentata da al-Shabaab e dalla sua fazione, che dall’ottobre 2015 si è legata allo Stato Islamico.

Che la missione di peacekeeping abbia dei problemi non è una novità. Lo conferma il fatto che secondo l’Africa Center for Strategic Studies di Washington, lo scorso anno al-Shabaab è diventato il più letale gruppo jihadista in Africa, con più di 4.200 persone uccise.

Nonostante l’attività di contrasto dell’AMISOM, il gruppo terroristico ha dimostrato di essere in grado di sferrare attacchi letali anche in condizioni di inferiorità numerica, grazie all’utilizzo di armi pesanti, veicoli blindati ed esplosivi.

L’ultimo dei quali, in ordine di tempo, è avvenuto domenica scorsa contro una base militare stanziata nel di villaggio Buulo Gaduud, nei pressi della città portuale di Kismayo, nella regione meridionale dello Jubaland, dove i radicali islamici hanno rivendicato l’uccisione di 26 soldati somali, non confermata dalle autorità militari di Mogadiscio.

Senza contare, come dimostra il recente attacco in Puntland, che le azioni di al-Shabaab non si limitano alla Somalia meridionale e centrale.

Tutto ciò, spiegherebbe le ragioni per cui negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno scatenato una nuova offensiva militare contro il gruppo islamista lanciando anche attacchi aerei con l’appoggio delle forze speciali somale, contro i campi di addestramento di al-Shabaab.

Un rinnovato impegno, che secondo gli analisti, riflette la crescente preoccupazione che il ramo di al-Qaeda in Africa orientale si stia rafforzando per organizzare un attacco su larga scala contro obiettivi occidentali.

Ed è sempre più evidente che con la parvenza di un governo relativamente stabile a Mogadiscio, adesso gli Stati Uniti cercano di integrare la Somalia nei propri piani per ampliare il controllo dell’Africa orientale.

@afrofocus

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