Credit Photo: Francesco Zizola/Noor
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«I decessi causati dall’AIDS sono diminuiti da 1,9 milioni del 2005 a un milione del 2016, mentre il 53% delle 36,7 milioni di persone che hanno contratto il virus dell’HIV adesso hanno accesso al trattamento con terapia antiretrovirale».


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I dati sono contenuti nell’ultimo rapporto dell’UNAIDS, il programma congiunto delle Nazioni Unite per coordinare l’azione globale contro l’AIDS, che dal 2005 monitora l’andamento dell’epidemia.

La lotta globale all’Aids non sarà comunque finita fino a quando non verranno conseguiti gli obiettivi proposti nel 2014 dall’UNAIDS e sintetizzati nella terna 90-90-90, relativa a test diagnostici, trattamento antiretrovirale (ART) e soppressione virale (livelli molto bassi di HIV nel sangue). Nel 2016, i progressi si sono fermati rispettivamente al 70%, 77% e 82%. 

Secondo la relazione, la situazione resta critica nel Nord Africa, Medio Oriente, Asia centrale e nell’Europa orientale dove il numero dei morti è aumentato. Importanti successi sono stati conseguiti invece nei Paesi dell’Africa orientale e meridionale, dove vivono più della metà di tutte le persone colpite dal virus.

Nelle due regioni del continente si è registrata una riduzione delle nuove infezioni da HIV di quasi un terzo dal 2010 e un aumento di dieci anni nell’aspettativa di vita dal 2005 a oggi. Intanto, l’UNAIDS sta lavorando con Medici senza frontiere e con l’Unione africana su un piano di recupero per l’Africa occidentale e centrale, che nella lotta al virus sono in ritardo rispetto al resto del continente.

Il caso del Botswana

Nel contesto dei Paesi africani che si stanno distinguendo per i progressi nella lotta all’AIDS spicca il Botswana, che dopo aver fatto da apripista nei programmi di accesso alla ART in Africa sub-sahariana, è vicino a conseguire gli ambiziosi obiettivi UNAIDS 90-90-90 per il 2020.

L’importante risultato è documentato in un recente articolo pubblicato su The Lancet HIV, basato su uno studio dei ricercatori dei Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie, il più importante organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Usa.

Nel paese africano, dove il 25% degli adulti (16-49 anni) è HIV positivo, la risposta è estremamente buona, come dimostra una recente analisi dei programmi di trattamento dell’HIV, secondo cui nessun Paese non ha ancora raggiunto gli obiettivi generali dell’UNAIDS e solo pochissimi paesi, tra cui gli Stati Uniti, sono vicini alla copertura del Botswana.

Quando gli obiettivi UNAIDS 90-90-90 furono annunciati per la prima volta, molti virologi ed epidemiologi si domandarono se fossero realizzabili, in particolare entro il 2020, nei Paesi con un’elevata percentuale di persone che hanno contratto l’HIV. Tuttavia, i sorprendenti risultati raggiunti dal Botswana indicano che gli obiettivi sono raggiungibili.

Il Kenya ricorre all’alternativa dei farmaci generici

Un altro Paese africano, il Kenya, che ha una delle popolazioni più colpite dal virus (con circa 1,5 milioni di sieropositivi), farà da collaudatore al programma di ampia distribuzione di farmaci generici pianificato dall’UNAIDS, per arrivare coprire almeno il 90% delle persone affette da HIV entro il 2020. 

Più economici, efficaci, disponibili, i “generici” rappresentano un’alternativa percorribile per un sistema sanitario che non ha a disposizione grandi risorse. Per questo, lo scorso 27 giugno, le autorità sanitarie di Nairobi hanno annunciato che, a breve, saranno acquistati importanti lotti della versione generica del Dolutegravir.

Il farmaco inibitore di un particolare enzima del virus, chiamato integrasi, è stato approvato negli Stati Uniti nel 2013 e nel gennaio 2014 dall’Unione europea. Il Dolutegravir può migliorare e prolungare la vita di decine di migliaia di persone, che soffrono per i gravi effetti collaterali o di resistenza agli altri trattamenti.

L’adozione di questo trattamento fa parte di una strategia più ampia messa in campo da UnAids per contenere il continuo diffondersi dell’Hiv in Africa, dove vivono i ¾ delle persone affette dal virus. Il Dolutegravir sarà somministrato a 20mila pazienti in Kenya, prima di essere impiegato anche in Nigeria e Uganda entro la fine dell’anno.

Si inverte il tasso di infezione nello Swaziland

Lo Swaziland è il paese dell’Africa Australe con il più alto tasso al mondo di persone colpite da questo virus, che ha già sterminato un quarto della popolazione.

Il 45% dei bambini e ragazzi tra 0-18 anni, che vivono nell’ultima monarchia assoluta dell’Africa, è rimasto orfano a causa del virus e il 30% della popolazione adulta è sieropositiva. Questa epidemia tocca ogni settore della società e stravolge la struttura familiare tradizionale, con un bambino su tre rimasto orfano di almeno un genitore, mentre l’altro è disoccupato o ammalato.

In questo drammatico scenario, si accende una speranza di debellare il virus, dopo la diffusione degli ultimi dati da parte del ministero della Salute dello Swaziland, secondo i quali, negli ultimi cinque anni il tasso di nuove infezioni è quasi dimezzato.

Un risultato eccezionale ottenuto grazie al notevole ampliamento dell’accesso al trattamento con terapia antiretrovirale e ai test diagnostici, che hanno consentito una riduzione del tasso di infezione pari al 46%.

Senza contare, che nel 2016, il 95% delle donne incinte HIV-positive hanno ricevuto farmaci per impedire la trasmissione del virus ai loro bambini, consentendo di ridurre al minimo le nascite di bambini infettati dall’HIV.

@afrofocus 

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