"Joseph Kony, attualmente può contare sul sostegno di meno di cento combattenti armati e ormai è debole e privo di punti di riferimento. Per questo, non rappresenta più una minaccia significativa per la sicurezza dell’Uganda e in particolare per l’Uganda del Nord".

Le rovine di una casa bruciata dall'LRA nella Repubblica Centrafricana. Photo: HCR/D.Mbaiorem
Le rovine di una casa bruciata dall'LRA nella Repubblica Centrafricana. Photo: HCR/D.Mbaiorem

Così, domenica scorsa, il portavoce dell’esercito ugandese, il generale di brigata Richard Karemire, ha motivato l’annuncio del prossimo ritiro dei duemila soldati delle Forze di difesa del popolo ugandese (UPDF) dalla zona orientale della Repubblica Centrafricana.


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In quest’area, dal 2009, i militari ugandesi sono impegnati nelle operazioni contro i ribelli dell’Esercito di resistenza del signore (LRA) e nella ricerca del loro famigerato leader, il fanatico fondamentalista cristiano Joseph Kony. 

L’annuncio del ritiro dei militari dell’UPDF, che costituiscono i due terzi della Forza d’intervento regionale dell’Unione Africana (UA) istituita per porre fine alle atrocità dell’LRA e stabilizzare le aree liberate dal controllo del movimento ugandese, segue di tre settimane quello dell’AFRICOM, che alla fine di marzo ha comunicato il ritiro dei militari americani dispiegati nella regione. 

Dopo il mandato di cattura per crimini di guerra e crimini contro l’umanità spiccato nel 2005 dalla Corte penale internazionale, Kony è stato costretto a lasciare la sua terra d’origine nel nord Uganda per rifugiarsi nel vicino Congo e poi in Sud Sudan.

Dalla fine del 2012, la presenza del sedicente profeta è stata segnalata nelle remote aree della giungla nord-orientale della Repubblica Centrafricana e nella confinante enclave di Kafia Kingi, situata in territorio sud-sudanese, ma di fatto sotto il controllo delle forze armate del vicino Sudan.

Un nascondiglio protetto, considerata la vecchia alleanza tra Kony e il regime di Khartoum, che in risposta al sostegno ugandese ai ribelli separatisti dell’Esercito di liberazione popolare del Sudan (SPLA), ha armato e supportato per decenni la campagna bellica dell’LRA nel nord Uganda.

In tutti questi anni, gli sforzi congiunti di oltre 150 consiglieri militari statunitensi e delle forze speciali dell’UA per distruggere l’LRA sono stati ostacolati dalle tattiche di guerriglia adottate dal gruppo e dalla sua propensione a ritirarsi in aree instabili prive di controllo. 

I ripetuti spostamenti del signore della guerra mostrano che, pur rimanendo isolato, al tempo stesso è rimasto sempre ben informato sulle dinamiche politiche regionali e abile a sfruttare le crisi e i conflitti civili per eludere i suoi inseguitori.

Si ritiene anche che i suoi figli Ali e Salim, abbiano assunto un ruolo primario all’interno di quel che resta del movimento armato. Ali Kony sarebbe il potenziale successore di Joseph Kony, mentre Salim sarebbe impegnato nella pianificazione operativa e nella repressione dei dissidenti.

Tuttavia, nel corso del tempo la forza dell’esercito di Kony è costantemente diminuita e ormai il criminale di guerra, indebolito e accerchiato, sembra aver messo in secondo piano la lotta armata.

Uno dei comandanti dell’LRA, Dominic Ongwen, ex bambino-soldato rapito dai ribelli ugandesi e divenuto uno dei più feroci leader del gruppo, è attualmente sotto processo davanti al Tribunale dell’Aja per crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi tra il 2002 e il 2005 nel nord Uganda.

Gli altri capi dell’LRA incriminati dalla CPI, escluso Kony, sono tutti morti. Vincent Otti, il comandante in seconda, è stato ucciso nell’ottobre 2007 per ordine dello stesso Kony, per divergenze sui negoziati di pace. Mentre Raska Lukwiya, il terzo più alto in grado del gruppo, è stato assassinato dai militari ugandesi nell’agosto 2006.

Un altro dei leader, Okot Odhiambo, è stato eliminato nell’ottobre 2013. Il suo cadavere, trovato sulla base delle coordinate GPS fornite dall’uomo che lo aveva sepolto, è stato esumato il 20 marzo 2015 e trasportato a Entebbe, dove è stato sottoposto all’esame del DNA che ne ha confermato l’identità.

L’LRA ha seminato il terrore in diversi paesi dell’Africa centrale e dal 1986, anno di inizio dell’insurrezione contro il governo di Kampala nel tentativo di imporre la sua versione dei dieci comandamenti nel nord dell’Uganda, avrebbe massacrato più di centomila persone e rapito oltre sessantamila bambini per arruolarli nelle sue file.

La testimonianza più recente riguardo la sorte di Joseph Kony risale a un anno fa, quando Ofwono Opondo Ogaldin, un ex bambino soldato che ha militato 27 anni nell’LRA, ha rivelato al Telegraph che Kony per sovvenzionare ciò che resta della sua organizzazione sarebbe dedito al traffico d’avorio proveniente dal Parco nazionale di Garamba, nel nord della Repubblica democratica del Congo.

Il 5 marzo 2012, Invisible Children lanciò il docu-film Kony 2012, realizzato per promuovere la campagna umanitaria denominata Stop Kony, che si prefiggeva l’obiettivo di far catturare il criminale di guerra ugandese. Nel frattempo, l’ong californiana ha anche rischiato la chiusura, ma poi, sebbene notevolmente ridimensionata, ha evitato lo scioglimento.

Poi, Kony è scomparso dalle prime pagine dei giornali e questo è avvenuto perché l’LRA non costituisce più la minaccia di un tempo. La sua mancata cattura, però, non si può leggere come un successo suggellato dal ritiro delle forze impegnate a stanarlo.

Il fatto che dopo dodici anni Joseph Kony non sia stato assicurato alla giustizia testimonia il fallimento dell’obiettivo primario della missione, che ha visto impegnati tanti uomini sul campo di battaglia.

@afrofocus

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