La foresta pluviale del Congo si estende per oltre due milioni e 680mila chilometri quadrati, che comprendono un’enorme superficie arborea pari alle dimensioni del Messico e seconda solo alla foresta amazzonica.

Foto: diagramma della Foresta pluviale del Congo dal sito classd.org/wiring-diagram/
Foto: diagramma della Foresta pluviale del Congo dal sito classd.org/wiring-diagram/

La regione è una delle zone verdi più ricche e incontaminate della Terra e territorialmente si estende in sette Paesi africani: Repubblica democratica del Congo, Congo Brazzaville, Gabon, Camerun, Repubblica Centrafricana, la Guinea equatoriale e la piccolissima enclave di Cabinda in Angola.


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Un’area dalla fittissima vegetazione, che conserva a oggi circa 10mila specie di piante classificate e oltre mille specie di uccelli, cinquecento di pesci e più di quattrocento di mammiferi, tra cui il gorilla di montagna.

Il vasto territorio costituisce un patrimonio fondamentale di biodiversità e risorse naturali per la sopravvivenza di sessanta milioni di persone. Un patrimonio che negli ultimi anni sta rischiando di scomparire a causa della deforestazione, del bracconaggio, delle attività estrattive illecite e dei conflitti armati.

Tutte queste minacce vanno costantemente monitorate. Per questo, nei diversi settori, sono necessari studi e ricerche che contribuiscano alla salvaguardia di questi delicati equilibri naturali, che insieme a quelli della foresta amazzonica esercitano un ruolo primario nella gestione dei cambiamenti climatici a livello globale.

Un algoritmo per preservare il polmone verde dell’Africa

L’ultima scoperta a riguardo è una nuova tecnica che si avvale dell’ausilio dell’intelligenza artificiale (IA) e in grado di monitorare quali siano le zone dove le probabilità di deforestazione sono più elevate.

L’applicazione di questo innovativo sistema intelligente potrebbe aiutare la Repubblica democratica del Congo, che da sola rappresenta una riserva di carbonio pari a 27 miliardi di tonnellate, a preservare la foresta pluviale e ridurre al contempo le emissioni di biossido di carbonio, che provocano il riscaldamento globale.

Finora, i progetti per preservare il polmone verde dell’Africa sono sempre stati penalizzati dalla mancanza di dati precisi su quali aree del vasto territorio siano più a rischio di perdere la loro vegetazione incontaminata.

Per risolvere il problema, Thomas Maschler e altri scienziati del World Resources Institute (WRI), un ente di ricerca internazionale sulle questioni ambientali di base a Washington, hanno utilizzato un algoritmo di apprendimento automatico.

Il computer progettato dai ricercatori del WRI riceve dati provenienti da satelliti attraverso periferiche di input, che hanno descritto il cambiamento del paesaggio tra il 2000 e il 2014 in un determinato numero di regioni, pari a quasi un quinto del territorio del Paese africano.

Il programma di ricerca è stato strutturato per analizzare le informazioni relative ai collegamenti tra la deforestazione e i fattori che l’hanno prodotta, come la vicinanza alle strade o agli insediamenti antropici. Un esame approfondito in grado di produrre una dettagliata mappatura per prevenire le future perdite territoriali.

A rischio un’area grande come il Lussemburgo

In pratica, l’applicazione ha previsto che entro il 2025 la foresta del bacino del Congo si ridurrà di un’area equivalente alle dimensioni del Lussemburgo, rilasciando ben 205 milioni di tonnellate di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera.

Lo studio migliora significativamente i precedenti sistemi di calcolo, che erano in grado di prevedere solo i livelli medi di deforestazione su ampie zone di territorio della RdC. L’analisi dei dati permetterà di decidere meglio dove concentrare gli sforzi per la conservazione della foresta pluviale e aiuterà il governo di Kinshasa a definire meglio le sue politiche per contrastare il cambiamento climatico.

Nell’ambito dell’accordo di Parigi sul clima del 2015 (Cop21), il governo congolese si è impegnato a reintegrare tre milioni di ettari di foreste per ridurre le emissioni di carbonio. Secondo Thomas Maschler, i benefici prodotti da questa operazione sarebbero sei volte inferiori a quelli derivanti dalla semplice riduzione del 10% delle perdite forestali previste.

E quanto siano pesanti le conseguenze del disboscamento nella regione africana lo rilevano anche le conclusioni del recente studio condotto dal dipartimento di Scienze della terra e ambientali dell’Università cattolica di Lovanio, in Belgio, pubblicato sulla rivista Journal of Climate.

Secondo i ricercatori, la deforestazione del bacino del Congo causerà, a metà di questo secolo, un innalzamento delle temperature pari a 0,7 gradi, che ridurrà del 5-10% le precipitazioni nell’area.

Dati allarmanti, che rivelano l’urgenza di proteggere queste foreste di vitale importanza per evitare cambiamenti climatici pericolosi in tutto il mondo.

@afrofocus

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