Per il terzo anno consecutivo la Somalia è il Paese con il maggior numero di omicidi di giornalisti rimasti impuniti. Nel mirino c’è soprattutto Radio Shabelle, avversata sia dal governo che dai jihadisti. Ai vertici della luttuosa classifica anche Siria, Iraq, Nigeria e Sud Sudan

Donne mentre leggono il giornale a Mogadiscio. Reuters/Feisal Omar
Donne mentre leggono il giornale a Mogadiscio. Reuters/Feisal Omar

Il nuovo Impunity Index (Indice dell’impunità), pubblicato martedì 31 ottobre, ha decretato che per il terzo anno consecutivo la Somalia ha conquistato il tutt’altro che invidiabile primato di Paese con il maggior numero di omicidi di giornalisti, per i quali non è stato trovato un colpevole.


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Lo speciale indice intitolato “Get Away With Murder”, è realizzato dal Committee to Protect Journalists (Cpj), che dal 2008 lo aggiorna annualmente per sensibilizzare sulla questione dell’impunità per i crimini contro i giornalisti. L’organizzazione non-profit ha anche intrapreso una Campagna Globale contro l’impunità, chiedendo giustizia per gli omicidi dei giornalisti, considerati la minaccia più grave alla libertà d’espressione nel mondo.

La lista prende in considerazione i Paesi che presentano più di cinque casi di crimini contro operatori dei media rimasti irrisolti, soglia che quest’anno è stata raggiunta da dodici nazioni, ben sette delle quali sono presenti in ogni edizione della classifica.

Nei dodici Paesi che compongono l’Indice, sono avvenuti quasi l’80% degli omicidi rimasti completamente impuniti nell’ultimo decennio (con riferimento al 31 agosto 2017), mentre solo nel 4% dei casi il Cpj parla di “Full justice”.

Subito dopo la Somalia, vengono la Siria e l’Iraq, mentre altri due nazioni africane, il Sud Sudan e la Nigeria, figurano rispettivamente al quarto e all’undicesimo posto. In entrambi i Paesi si sono registrati cinque casi di omicidi di giornalisti rimasti impuniti. La distanza in classifica che separa Sud Sudan e Nigeria è dovuta al fatto, che la lista è elaborata calcolando il numero di casi non risolti, in relazione alla percentuale della popolazione di ciascun Paese.

Il report del Cpj rileva che in Sud Sudan il diffuso clima di impunità riguardo ai crimini contro i giornalisti ha determinato che molti operatori dell’informazione siano stati minacciati, malmenati e arrestati. La relazione precisa che alcuni di essi non sono stati assassinati per motivi legati al loro lavoro, ma di tutt’altro genere, come ad esempio le rivalità etniche. Il governo di Juba non ha mai risposto alle richieste dell’Unesco di fornire un report sulla situazione delle indagini giudiziarie riguardanti uccisioni di giornalisti nel Paese.

Il rapporto evidenzia che nell’ultimo anno in Nigeria, cinque giornalisti sono stati uccisi dagli estremisti di Boko Haram e da ignoti assalitori. Nel Paese africano si sono registrati anche molti casi di attacchi e arresti di operatori dei media, soprattutto quando hanno trattato scandali relativi a corruzione e violazioni dei diritti umani.

Un esempio è quanto accaduto, lo scorso giugno, a Charles Otu, editore e redattore del quotidiano The People’s Conscience e collaboratore del Guardian, rapito, picchiato e minacciato di morte, a meno che non smettesse di criticare il governo dello stato di Ebonyi.

La situazione più critica di tutta l’Africa si registra in Somalia, che non a caso detiene il poco gratificante primo posto nell’Impunity Index 2017. Nell’ultima decade, nel Paese si sono verificati ben 26 casi di omicidi di giornalisti rimasti senza colpevole, determinando un tasso d’impunità del 198%. Mentre dall’inizio dell’anno, non è stato compiuto nessun passo avanti nelle indagini relative alle ultime uccisioni di giornalisti locali.

Lo scorso febbraio, appena eletto, il presidente Mohamed Abdullahi Mohamed aveva annunciato il suo sostegno alla libertà dei media, ma ancora non è riuscito ad assicurare alla giustizia nessun responsabile degli assassini di giornalisti.

Nel frattempo, in contrasto con le norme internazionali sui diritti umani, la Somalia ha condannato alla pena di morte almeno tre individui accusati di aver ucciso giornalisti.

Tra i giornalisti somali scomparsi di recente, il rapporto ricorda Abdiaziz Mohamed Ali Haji, reporter di Radio Shabelle, freddato in un agguato il 28 settembre 2016 a Mogadiscio, da due uomini a bordo di una motocicletta. Il giovane Ali fu assassinato mentre si stava recando a far visita ai genitori e secondo le organizzazioni per i diritti umani, sia gli estremisti islamici di al-Shabaab sia il governo avevano “ragioni” per avercela con lui.

Radio Shabelle è la testata che ha perso il maggior numero di giornalisti in tutto il Paese e nessuno di essi ha avuto giustizia per l’inefficienza della macchina investigativa e punitiva, incapace di tutelare gli operatori dell’informazione.

Tre mesi prima del reporter di Radio Shabelle, sempre nella capitale somala, era stata uccisa Sagal Salad Osman, una giovane giornalista e studentessa universitaria, che lavorava per Radio Mogadiscio, emittente vicina al governo.

Come nella stragrande maggioranza degli omicidi dei giornalisti somali, anche degli assassini di Sagal, nessuna traccia. Un’assoluta impunità che da tempo ha innescato un ciclo di violenza e di paura, limitando fortemente la libertà di stampa nel Paese del Corno d’Africa.

@afrofocus

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