Il bilancio provvisorio è di 276 morti. Il governo accusa al-Shabaab, ma la rivendicazione manca. L’attacco avviene due giorni dopo l’incontro tra il presidente somalo ed esponenti dell’esercito Usa in Africa, che da marzo ha intensificato gli attacchi contro i jihadisti

I civili si allontanano dal luogo dell'attentato nel quartiere di Hodan di Mogadiscio, Somalia il 14 ottobre 2017. REUTERS / Feisal Omar
I civili si allontanano dal luogo dell'attentato nel quartiere di Hodan di Mogadiscio, Somalia il 14 ottobre 2017. REUTERS / Feisal Omar

L’estrema gravità del duplice attacco che sabato scorso ha insanguinato Mogadiscio è riassunta in un tweet di Aamin Ambulance, l’unico servizio di ambulanze gratuito della capitale somala impegnato nelle operazioni di soccorso.


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Nel tweet, che mostra anche alcune immagini dello spaventoso attentato, Aamin Ambulance scrive: «In dieci anni di esperienza nel nostro lavoro è la prima volta che assistiamo a una cosa del genere».

L’orrore cui si sono trovati davanti i medici del servizio ambulanze è qualcosa di difficilmente descrivibile: almeno 276 civili dilaniati dall’esplosivo in un devastante duplice attacco suicida sferrato con due camion-bomba, saltati in aria nel quartiere centrale di Hodan, di fronte al Safari Hotel, situato vicino al Ministero degli Esteri e ad alcune ambasciate, tra cui quella del Qatar, che è stata gravemente danneggiata.

Il bilancio delle vittime sembra tuttavia essere destinato a salire, dal momento che molti dei 230 feriti nei due attacchi versano in gravi condizioni. La polizia di Mogadiscio ha spiegato che i due camion sono esplosi mentre venivano seguiti per essere controllati in quanto “sospetti”.

Ancora nessuna rivendicazione

Gli estremisti somali di al-Shabaab, responsabili di continui attentati nella capitale e nelle altre città della Somalia sotto controllo governativo, non hanno ancora rivendicato l’attentato. L’esecutivo di Mogadiscio non ha comunque esitato ad attribuire ad al-Shaabab la paternità della strage definendola «un disastro nazionale», mentre il presidente Mohamed Abdullahi Farmaajo ha proclamato tre giorni di lutto nazionale e ha esortato a donare il sangue per aiutare i famigliari delle vittime.

Il primo ministro Hassan Ali Khaire ha dichiarato che «i terroristi hanno individuato la zona più popolata di Mogadiscio, uccidendo solo civili», mentre il ministro dell’Informazione, Abdirahman Omar Osman , ha affermato che «è stata la più grande esplosione mai udita prima in città».

È anche importante evidenziare, che l’attentato è avvenuto due giorni dopo l’incontro nella capitale tra esponenti del Comando militare americano in Africa (Africom) e il presidente somalo. E sempre due giorni prima si erano dimessi dal governo, il ministro della Difesa, Abdirashid Abdullahi Mohamed, e il capo delle forze armate, il generale Mohamed Ahmed Jimale.

Gli Stati Uniti hanno prontamente condannato l’accaduto affermando che «simili attacchi codardi rinvigoriscono l’impegno statunitense ad aiutare la Somalia e l’Unione Africana a combattere il flagello del terrorismo». 

Dallo scorso marzo, dopo i poteri approvati dal presidente statunitense Donald Trump, che consentono al Dipartimento della Difesa Usa di condurre azioni legali contro il gruppo estremista somalo, si sono intensificati i raid americani con droni contro i terroristi di al-Shabaab.

Il duplice attentato di sabato è la riprova che oltre a compiere attentati ben pianificati su obiettivi militari, al-Shabaab, ufficialmente affiliato ad al Qaeda dal febbraio 2012, conserva inalterata la capacità di portare a compimento attacchi su larga scala contro obiettivi civili a Mogadiscio e in tutta la Somalia meridionale. 

Legami strategici con le aree rurali

Michael Horton, analista capo per le questioni arabe presso la Jamestown Foundation, ritiene che la resilienza di al-Shabaab sia dovuta in gran parte ai legami stabiliti dal gruppo nelle zone rurali della Somalia. Secondo il ricercatore, tali collegamenti imprimono all’organizzazione terroristica una profondità strategica e la forniscono la capacità di operare in piena autonomia, oltre alla possibilità di trovare supporto e rifugio nelle aree remote del Paese, in particolare nelle fitte foreste fluviali lungo il confine somalo-keniano.

Il bagno di sangue di Mogadiscio, non era affatto inaspettato. Basti considerare, che nel suo ultimo aggiornamento mensile sulla situazione dei conflitti in Africa,l’Armed conflict location and event data project (Acled) aveva dedicato un Focus speciale all’allarmante incremento del numero degli episodi di violenza dall’inizio dell’anno in Somalia, corrispondente a oltre il doppio di quelli registrati nel Sud Sudan, martoriato dalla guerra civile.

Come era facilmente prevedibile, il gruppo responsabile della maggior parte dei 1.537 episodi di violenza è al-Shabaab, che con ogni probabilità ha sferrato anche l’attacco più sanguinoso in Somalia dall’inizio del 2007, quando dopo il collasso dell’Unione delle Corti islamiche, restò l’unica forza sul campo in grado di coordinare l’insurrezione islamista nel Paese del Corno d’Africa.

@afrofocus

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