Di nuovo sotto attacco la capitale somala: dopo aver fatto esplodere due autobombe, sabato un commando ha tenuto in ostaggio oltre 30 persone in un hotel. Al-Shabaab questa volta rivendica. E conferma la sua capacità di colpire ovunque, grazie agli agenti che ha infiltrato in città

La scena dell'attacco kamikaze con un'autobomba al Naso Hablod Two Hotel nel quartiere Hamarweyne di Mogadiscio, Somalia. 29 ottobre 2017. REUTERS / Feisal Omar
La scena dell'attacco kamikaze con un'autobomba al Naso Hablod Two Hotel nel quartiere Hamarweyne di Mogadiscio, Somalia. 29 ottobre 2017. REUTERS / Feisal Omar

A sole due settimane di distanza dal più grave attentato che l’abbia mai colpita, Mogadiscio è tornata di nuovo sotto attacco ad opera dei terroristi di al-Shabaab. Per oltre undici ore, un commando di cinque uomini armati appartenenti al gruppo estremista somalo ha tenuto in ostaggio oltre trenta persone all’interno dell’hotel Naso-Hablod, situato a seicento metri dal palazzo presidenziale.


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L’assalto è cominciato intorno alle 17,00 di sabato con l’esplosione di un’autobomba guidata da un kamikaze davanti all’ingresso dell’hotel, frequentato da politici e funzionari di governo. Pochi minuti dopo, è seguita una seconda deflagrazione provocata da un’altra autobomba scagliata sullo stesso obiettivo, mentre le prime ambulanze erano arrivate sul luogo dell’attentato e stavano trasportando i feriti ai vicini ospedali.

I jihadisti hanno attaccato l’hotel subito dopo la prima esplosione asserragliandosi al secondo piano della struttura, da dove hanno ripetutamente lanciato granate contro la polizia e tagliato l’elettricità all’intero edificio. Il bilancio, ancora provvisorio, parla di 25 morti e trenta feriti. Tra le vittime ci sono 12 agenti di polizia, tre giornalisti, nonché guardie di sicurezza e numerosi ospiti dell’hotel.

Secondo le prime testimonianze raccolte dalla polizia somala, poco dopo l’irruzione i terroristi hanno decapitato una donna e freddato i suoi tre figli con un colpo alla nuca. Mentre tra le vittime dell’assalto ci sono anche l’ex deputato del parlamento somalo Abdinasir Garane, il colonnello della polizia locale Mohamed Yusuf Nur “Fanah” e il ministro in carica per gli Affari Interni del sud-ovest della Somalia Madoobe Nuunow.

L’hotel Nasa-Hablod era già stato attaccato lo scorso 26 giugno, durante il periodo del Ramadan, con identiche modalità e un bilancio di 15 vittime e venti feriti. L’attentato di sabato è stato rivendicato dalle milizie jihadiste di al-Shabaab, che spesso hanno colpito obiettivi civili nella capitale somala.

Dopo il devastante attentato del 14 ottobre nel distretto commerciale di Hodan, il Presidente Mohamed Abdullahi Mohamed “Farmajo” aveva visitato altri Paesi della regione per cercare un maggiore sostegno alla lotta contro il gruppo estremista, affermando che la Somalia è in stato di guerra. 

Farmajo si trova adesso di fronte alla non facile impresa di guadagnare l’appoggio delle potenze regionali, mentre il suo Paese resta diviso e il governo federale cerca solo di affermarsi al di fuori di Mogadiscio e delle altre grandi città somale.

Dall’inizio dell’anno, a Mogadiscio si sono registrati più di 20 attentati con un drammatico bilancio di oltre 500 morti e 650 feriti, in un crescendo di violenze seguito all’elezione del presidente Farmajo, che dopo l’insediamento aveva pubblicamente annunciato la ferrea volontà di annientare quanto prima al-Shabaab.

A differenza di quanto avvenuto in quest’ultimo attacco, al-Shabaab non ha rivendicato la carneficina del 14 ottobre, molto probabilmente a causa dell’elevatissimo numero di vittime. Tuttavia, non c’è dubbio che dietro il devastante attentato ci sia la responsabilità del gruppo jihadista, l’unico che in Somalia ha la capacità di effettuare un’azione di tale portata.

Matt Bryden, consulente strategico presso il think tank keniano Sahan Research, ha sottolineato che la vastità della distruzione provocata dall’attacco è stato l’unico elemento insolito, in quanto, negli ultimi anni al-Shabaab ha utilizzato sempre più spesso ordigni artigianali, i cosiddetti “Improvised Explosive Devices” (IED – Ordigni Esplosivi Improvvisati). 

I dettagli dell’attacco di Hodan sono ancora in fase di indagine, ma i primi rilevamenti hanno riscontrato che la spaventosa deflagrazione potrebbe essere stata prodotta da due tonnellate di esplosivo. Inoltre, è stato accertato che la bomba è esplosa vicino a una cisterna a gas, che ne ha aumentato la capacità distruttiva.

La maggior parte degli analisti ritiene che l’hotel Safari situato lungo la centrale intersezione K5, dove è esplosa l’autobomba, non era il bersaglio scelto da al-Shabaab, che voleva probabilmente colpire la base militare turca, inaugurata poche settimane fa, o una delle ambasciate all'interno della zona fortificata di Mogadiscio, protetta dai soldati dell’Amisom.

Inoltre, mentre gli islamisti somali dal giugno 2011 non controllano più Mogadiscio, alcuni membri dell’unità di intelligence del gruppo, nota come Amniyat, si sono infiltrati nella capitale. E negli ultimi due anni, avrebbero pianificato diversi assassini e attacchi contro obiettivi civili come alberghi, ristoranti e negozi.

Infine, resta ancora incerto come i camion carichi di esplosivo riescono a entrare nella capitale e passare attraverso i checkpoint.

@afrofocus

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