Credit Photo Reuters
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«Negli ultimi dieci anni, l’attività terroristica in Africa è cresciuta del 1.000%, un dato inquietante riconducibile agli alti tassi di disoccupazione giovanile e alla mancanza di un livello base di istruzione». È quanto emerge dallo studio annuale elaborato dalla Fondazione Mo Ibrahim, che quest’anno è intitolato Africa at a tipping point (L’Africa a un punto di svolta).


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Il report, presentato lo scorso 8 aprile, in occasione della decima edizione dell’Ibrahim Forum, che si è tenuta a Marrakech, in Marocco, approfondisce i tre focus di discussione sui quali si sono incentrati i lavori del meeting: estremismo violento e migrazione; democrazia e partecipazione; crescita economica inclusiva e occupazione giovanile.

Secondo il report, il considerevole aumento della popolazione più giovane potrebbe consentire all’Africa di beneficiare di un notevole ‘dividendo demografico’, ma il continente non è preparato in maniera adeguata per sfruttare questa risorsa al fine di favorire la crescita economica.

La maggioranza dei giovani africani si sentono privi di prospettive economiche e di qualsiasi orientamento politico riguardo il futuro del loro continente. Una miscela che i ricercatori della Mo Ibrahim Foundation definiscono “tossica” e che si manifesta nella crescente frustrazione di un numero sempre maggiore di giovani che rischiano la vita attraversando il Mediterraneo.

Inoltre, la combinazione dei due fattori si riflette anche nell’allarmante numero di giovani reclutati dai gruppi estremisti di matrice islamica, che dal 2006 ha prodotto l’aumento del 1.000% degli attacchi terroristici in Africa.

Lo studio evidenzia come la crescente diffusione del terrorismo nel continente stia alimentando conflitti, divisioni, instabilità, oltre a danneggiare lo sviluppo agendo come un parassita sulle economie dei molti paesi africani interessati dal fenomeno.

Il lavoro, lo status e le possibilità di guadagno che il terrorismo offre alla moltitudine di giovani africani esclusi dal contesto economico generale, può essere perfino più attraente del richiamo rappresentato dall’ideologia stessa.

Per tradurre queste conclusioni in cifre, il rapporto rileva che il 60% della popolazione del continente ha meno di 25 anni di età. Nel 2050, in Africa ci saranno 452 milioni di persone di età compresa tra i 15 ei 24 anni, ma già adesso questi giovani si «considerano privi di opportunità economiche e senza alcuna voce in capitolo sul futuro del loro continente».

Il rapporto contiene anche le statistiche della disoccupazione giovanile in Africa, premettendo che è all’origine delle frustrazioni degli under 25. In alcuni Paesi come Swaziland, Sudafrica, Libia e Gambia, il tasso di disoccupazione giovanile arriva quasi al 50% rispetto al totale della forza lavoro.

Nella maggior parte dei Paesi africani per i quali sono disponibili i dati degli ultimi dieci anni, la maggioranza dei lavoratori hanno solo un livello di istruzione base. L’Algeria, Mauritius e Sudafrica hanno i tassi più alti di occupati con una formazione avanzata, che si attesta intorno al 20%.

Le stime contenute nella relazione rivelano pure quanto l’Africa sia terreno fertile per l’estremismo violento: tra il 2013 e il 2014, il numero di attacchi terroristici nel continente è quasi raddoppiato, mentre il 75% del totale degli attentati si è registrato in Libia, Nigeria e Somalia. 

Per avere una dimensione più precisa dell’entità del fenomeno, lo studio mostra la tabella stilata dal Global Terrorism Database dell’Università del Maryland con riferimento al decennio 2006-2015. La prima posizione tra i Paesi che hanno registrato il maggior numero di vittime è occupata dalla Nigeria, dove durante la decade esaminata 17.930 persone sono decedute a causa di attentati terroristici. 

I due gruppi terroristici che tra il 2006 e il 2015 hanno provocato il maggior numero di morti in Africa sono al-Shabaab attivo in Somalia e Boko Haram attivo nel nord-est della Nigeria. Rispettivamente 5.804 e 17.093.

Sono anche i due gruppi terroristici più ricchi del continente con un fatturato annuo stimato in 25 milioni di dollari per il gruppo nigeriano affiliato allo Stato Islamico e di 70 milioni di dollari per gli estremisti somali, che dal 2011 sono ufficialmente legati ad al-Qaeda e contano un centinaio di dissidenti che hanno abbracciato la causa del Califfato. Entrambe le organizzazioni figurano nella top ten di quelle che hanno a disposizione le maggiori risorse economiche.

L’Africa orientale ha registrato la più elevata attività terroristica nel 2015, un triste primato dovuto all’alto numero di attacchi compiuti in Somalia, Sudan e Kenya. Mentre l’Africa centrale, dal 2011, ha riportato in media il livello maggiore di attentati, soprattutto a causa dell’aumento degli episodi in Camerun (+4,375) e Ciad (+2,82).

Lo studio, infine, sottolinea come il traffico di droga, proveniente sia dall’Africa occidentale che da quella orientale, costituisca una delle principali fonti di finanziamento per i gruppi terroristici. Citando le ultime stime dell’UNDOC, la relazione evidenzia che ogni anno almeno 50 tonnellate di cocaina transitano attraverso l’Africa occidentale, mentre nel 2012, in Africa occidentale e orientale sono stati confiscati 674 chilogrammi di eroina.

@afrofocus

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