Il novantatrenne Robert Mugabe ha licenziato lo storico braccio destro ed erede politico Emmerson Mnangagwa. Dietro la frattura, c’è l’ascesa dell’ambiziosa first lady. Ma la guerra di successione tra i vecchi coccodrilli e i sostenitori di ”Gucci Grace” non è ancora finita

Robert Mugabe con la moglie Grace durante un raduno del suo partito ZANU-PF ad Harare, Zimbabwe, 8 novembre 2017. REUTERS / Philimon Bulawayo
Robert Mugabe con la moglie Grace durante un raduno del suo partito ZANU-PF ad Harare, Zimbabwe, 8 novembre 2017. REUTERS / Philimon Bulawayo

È un colpo di scena, ma non poi così sorprendente, quello avvenuto la scorsa settimana in Zimbabwe. Robert Mugabe, il più anziano presidente in carica del mondo (93 anni compiuti), ha licenziato il suo storico braccio destro Emmerson Mnangagwa, che ricopriva da oltre tre anni la carica di vicepresidente. Mnangagwa è stato al fianco di Mugabe sin dai tempi della lotta per l’indipendenza 40 anni fa e da tempo veniva considerato il candidato naturale per la successione alla guida del Paese. Tanto più colpiscono le accuse di “slealtà, mancanza di rispetto e falsità” con le quali il portavoce del governo Simon KhayaMoyo ha motivato la sua deposizione. Era da diversi mesi, però, che le relazioni tra il presidente il suo vecchio alleato si stavano degradando. Dietro questa frattura c’è la first lady zimbabwana Grace Mugabe, che non nasconde più le sue ambizioni.


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Lotta per il potere

La guerra di successione si è accesa da tempo ad Harare. Più l’anziano leader zimbabwano, al potere dal 1980, ha iniziato a mostrare i segni inevitabili del tempo andando a farsi curare più volte all’estero, più all’interno del partito si è infiammata la lotta per prendere il suo posto.

Mnangagwa, conosciuto come “il coccodrillo” è a capo di una fazione interna allo Zanu-PF formata da veterani del partito e denominata non a caso "Team Lacoste". La first lady Grace viene invece sostenuta dalla fazione giovanile, il gruppo “Generazione 40”, che accusava il Team Lacoste di voler forzare Mugabe al ritiro per lasciare spazio a Mnangagwa. E la situazione negli ultimi mesi è degenerata. Mnangwawa ha denunciato un tentativo di avvelenamento ai suoi danni che sarebbe avvenuto ad agosto. La sua fazione ha indirizzato i sospetti sulla moglie del presidente. Ora la contesa sembra essersi risolta a favore della first lady.

L’astuzia di “Gucci Grace”

Grace Mugabe con gli anni è diventata sempre più attiva politicamente affiancando il marito negli appuntamenti più importanti, assumendo incarichi dirigenziali nello Zanu-PF e costruendosi una forte base di appoggio. Grace è a capo della lega femminile del partito e con il tempo è riuscita ad ottenere il sostegno incondizionato di quella giovanile capitanata da Kudzanai Chipanga.

Sfruttando questo capitale politico negli ultimi mesi Grace Mugabe ha moltiplicato i comizi nel Paese, lanciando la sua candidatura con dichiarazioni come: «Sono pronta se mio marito ha bisogno di me» e «Sono una donna, perché non posso essere vice presidente? Non sono anch’io una figlia dello Zimbabwe?».

Quest’ultimo riferimento riguarda il dibattito politico che imperversava nelle ultime settimane prima del siluramento di Mnangagwa. In ottobre Mugabe ha convocato un congresso generale per riformare il suo partito in vista delle elezioni del prossimo anno, alle quali il nonuagenario capo di Stato si presenterà per un nuovo mandato. La first lady ha capito che l’unico modo per poter succedere al marito è quello di essere nominata suo vice e ha visto nel congresso del mese prossimo l’occasione ideale per raggiungere questo risultato, anche perché lo statuto del partito prevede che uno dei due vicepresidenti sia una donna. Per farlo doveva però liberarsi del suo avversario così, con una campagna denigratoria ben orchestrata, è riuscita a convincere suo marito e i suoi fedelissimi che Mnangagwa aveva intenzione prendere il potere.

Non è la prima volta che la signora Mugabe scalza uno dei suoi rivali. Nel 2014 fu la ex-vicepresidente Joice Mujuru ad essere licenziata ed espulsa, e anche in quel caso Grace aveva condotto una campagna denigratoria, accusandola di aver tentato di espellere il marito dal partito. E ha intensificato così il suo coinvolgimento nella politica.

Dopo il matrimonio con Mugabe nel 1996, la first lady si è occupata soprattutto dell’impero economico di famiglia, gestendo gli interessi economici di Mugabe dentro e fuori il Paese. Con il passare degli anni però, soprattutto quelli del marito, Grace ha iniziato a prendere a cuore la sopravvivenza del clan Mugabe dopo l’inevitabile trapasso del consorte. E per questo, sostengono diversi analisti, ha deciso di scendere personalmente in campo. Soprannominata "First Shopper" o "Gucci Grace", per via delle spese folli a cui lei e i suoi due figli hanno abituato i zimbabwani afflitti dalla crisi economica, la signora Mugabe ha dimostrato di essere molto sagace e autoritaria. Non senza qualche imbarazzante sbavatura, come la scorsa estate, quando la 52enne Grace è stata accusata di aver aggredito e picchiato selvaggiamente una modella sudafricana amica dei figli, in un albergo di lusso di Johannesburg.

Un nuovo oppositore?

Tutti gli occhi sono ora puntati su Mnangagwa, che nel frattempo ha lasciato il paese e ora si troverebbe in Cina dopo esser passato dal vicino Sudafrica. Mercoledì ha fatto sapere che tornerà senza fornire ulteriori dettagli. Quasi certamente verrà espulso dallo Zanu-PF, anche perché si sta già preparando un’incriminazione per “tradimento” nei suoi riguardi, secondo quanto rivela il Zimbabwe Indipendent. È molto probabile che intraprenda la stessa strada che Joice Mujuru ha imboccato prima di lui e decida di passare all’opposizione creando un suo partito.

Il sostegno non mancherebbe perché tutto il Team Lacoste lo seguirà e forse la Mujuru lo accoglierebbe a braccia aperte all’interno della grande coalizione di partiti d’opposizione (People’s Rainbow Coalition) che ha creato assieme allo storico antagonista Morgan Tsvangirai in vista del voto del 2018.

Mnangagwa nella sua lunga carriera politica è stato anche ministro della difesa e da sempre ha buoni rapporti con gli alti ranghi dell’esercito e soprattutto con la vecchia guardia dei veterani della guerra d’indipendenza, da tempo in rotta con Mugabe. Non a caso Chris Mutsvangwa, capo del National Liberation War Veterans Association ha criticato aspramente la destituzione di Mnangagwa affermando che lo Zanu-PF è ormai “di proprietà personale” del presidente Mugabe «che non sta più rispettando gli ideali per i quali abbiamo combattuto durante la guerra».

Molti sono dunque gli scenari che possono aprirsi a questo punto. Di sicuro c’è che il popolo zimbabwano appare sempre più stanco e disilluso dei suoi politici, perché schiacciato dalla crisi economica e dall’inflazione galoppante. Eppure, se l’opposizione non riuscirà ad organizzarsi canalizzando questo malcontento, Grace Mugabe avrà la strada spianata per il potere.

@MarSimoncelli

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