Un piano avveniristico nato dalla collaborazione tra il governo serbo e la “Eagle Hill”, holding originaria degli Emirati Arabi Uniti, la quale ha stanziato 3,5 miliardi di dollari per la realizzazione del progetto. Il disegno interesserà 1,8 milioni di metri quadrati e vedrà la costruzione di appartamenti, locali commerciali e la “Kula Beograd”, una torre destinata a diventare la più alta della penisola balcanica. I lavori per “BW Residence” saranno terminati tra due anni, a detta della compagnia, e il prezzo oscillerà tra i 2.500 e i 3.500 euro al metro quadrato. Di fronte a queste cifre è difficile ipotizzare che questo enorme intervento edilizio sia destinato ad acquirenti del ceto medio serbo poiché lo stipendio medio mensile, stando alle statistiche del 2015, è di circa 350 euro, il più basso della regione balcanica.

Il progetto “Waterfront Belgrade” spacca l’opinione pubblica. Da una parte, l’ala progressista del Sns (partito progressista serbo) guidata dal primo ministro Alexsander Vucic, cerca di enfatizzare l’ipotetico benessere derivante dall’opera come leva elettorale; dall’altra, il movimento “Ne Davimo Beograd” formato da architetti, urbanisti, artisti e soprattutto da attivisti e cittadini senza una guida politica.
Un altro attore contrario alla realizzazione del progetto, ma che non ha ottenuto un grande successo, è il fronte dei nazionalisti serbi, i quali non vogliono cedere la propria terra ad investitori esteri.

Il gruppo “Ne Davimo Beograd”, rappresentato con una papera gialla, ha seguito la nascita del progetto “Belgrade Waterfront” fin dall’inizio denunciandone i lati oscuri. Tra i più inquietanti, le demolizioni avvenute tra il 24 e il 25 aprile durante le elezioni politiche. Quella notte alcuni uomini con il volto coperto dal passamontagna, dopo aver immobilizzato e allontanato alcune persone le quali si opponevano all’abbattimento delle case, con l’utilizzo di mezzi pesanti hanno demolito diversi edifici nei pressi della stazione degli autobus a fianco della ferrovia.
Nonostante la polizia sia stata avvertita immediatamente, si è presentata sul luogo solo la mattina seguente, a lavoro ultimato. Il movimento si è immediatamente mobilitato invitando i cittadini a protestare e a chiedere le dimissioni del sindaco e dei capi delle forze di polizia. La risposta dei cittadini belgradesi non si è fatta attendere.

La stessa sorte potrebbe toccare ad Ivan Timotijevic, pensionato di 67 anni, ultimo abitante di Savamala. Quando la compagnia di costruzione, infatti, si è presentata per espropriare il terreno nei pressi della stazione dove abita Ivan, il pensionato ha scoperto che la casa non era in realtà di sua proprietà ma pertinenza della ferrovia. L’anziano signore racconta «Praticamente ora non ho niente » e aggiunge, «Se perdo la disputa con la ferrovia sarò in mezzo alla strada.»

Il progetto è criticato aspramente anche da architetti ed urbanisti di Belgrado i quali in Savamala, prima dell’avvio del “Waterfront Belgrade”, avevano avanzato proposte di riqualificazione consone alla necessità della popolazione e realizzabili con budget limitati. Tra questi Ivan Kukina, architetto e professore presso il “Dessau Institute of Architecture”, il quale ha collaborato attivamente alla stesura dei progetti per la rinascita del quartiere. Analizzando il progetto afferma  «Non è un progetto urbanistico, perché la situazione del capitalismo globale sta utilizzando lo sviluppo urbano e l’edilizia per massimizzare i profitti». E aggiunge: «Vengono presi dei progetti somiglianti a quelli realizzati trent’anni fa a Dubai come stereotipi ma che difficilmente diventeranno città in cui vivere».

La disputa sul “Belgrade Waterfront” è solo una delle tante collegate all’ondata di privatizzazioni che sta colpendo i Balcani dopo la caduta di Milošević. La cessione del 49% delle azioni di Jat Airways, compagnia aerea del governo serbo alla Etihad Airways, originaria degli Emirati Arabi Uniti, nel 2013 oppure l’acquisizione da parte di Fiat del 67% della Zastava nel 2008 la quale oggi prepara tagli per circa 900 lavoratori, sono solo alcuni esempi.

Il tema delle privatizzazioni continua a preoccupare l’opinione pubblica poiché il governo attuale ha proposto alcune varianti sulla legge che regola la vendita dei terreni agricoli, le quali, se fossero approvate, permetterebbero la cessione delle terre ad investitori esteri fino ad ora vietata.
La svendita di terre ed industrie a discapito dell’economia interna marca ancora più profondamente la transizione dall’era socialista a quella capitalistica. Un passaggio che sembra avere come sbocco l’adesione della Serbia all’Unione Europea nel 2020 a patto di sanare alcune lacune che non rispettano i canoni europei.

@mprandelli_corr


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Belgrado, contro le speculazioni edilizie

Sabato 25 giugno, 25000 persone, guidate dal movimento “Ne Davimo Beograd”, gioco di parole traducibile come “Non facciamo affondare/abbattere Belgrado”, hanno invaso il centro di Belgrado. Hanno contestato a gran voce il progetto “Waterfront Belgrade” che si propone di rivoluzionare il volto di Savamala, insediamento costruito nel 1830 nel centro di Belgrado, sulla riva orientale del fiume Sava.

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