Con un congresso straordinario l'Spd dà il via alla possibilità di scrivere un programma di governo con l'Unione. Ma nel partito cresce il fronte #NoGroKo. Ed è alla base che spetterà il voto decisivo, il cui esito non è affatto scontato

Kevin Kühnert, leader dell’ala giovanile dell’Spd, alza il cartellino per votare contro la GroKo durante il congresso straordinario del partito a Bonn. 21 gennaio 2018. REUTERS / Wolfgang Rattay
Kevin Kühnert, leader dell’ala giovanile dell’Spd, alza il cartellino per votare contro la GroKo durante il congresso straordinario del partito a Bonn. 21 gennaio 2018. REUTERS / Wolfgang Rattay

Quella di ieri è stata una giornata campale per i socialdemocratici tedeschi. Dopo 5 ore di dibattito, una maggioranza piuttosto risicata - 362 delegati contro 279 - ha dato il suo assenso affinché i vertici del partito si siedano a un tavolo con l’Unione (Cdu e Csu) per stilare un programma di governo.


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Ma già ieri sera, nel talk show di Anne Will, lo stesso leader dell’Spd Martin Schulz metteva in guardia: «Siamo solo a metà del guado e tutto può ancora succedere». Il via libera ottenuto ieri pomeriggio, infatti, impegna il partito a rimettere mano al documento di quasi quaranta pagine che riassume gli accordi di massima presi durante la passata settimana di colloqui esplorativi.

E più che i voti sono stati gli applausi a far capire a Schulz quanto una Große Koalition sia in bilico. Quelli rivolti a lui durante e alla fine del suo discorso di un’ora sono sembrati quasi di cortesia e di incoraggiamento, mentre convinti, calorosi e scroscianti sono stati quelli per Kevin Kühnert - il battagliero capo dei giovani socialdemocratici Jusos - e per tutti coloro che dopo Schulz, in solo tre minuti e mezzo, hanno esposto il motivo #NoGroKo, contro la grande coalizione.

Da domani inizieranno dunque gli incontri per stilare il programma che Angela Merkel vorrebbe definire entro il 12 di febbraio, il che potrebbe permettere l’insediamento del nuovo governo prima di Pasqua. Questo nella speranza che anche la base Spd si possa convincere a votare a favore del programma che verrà definito. Anche la cancelliera è ben consapevole che quella di ieri a Bonn - dove si è tenuto il congresso straordinario dell’Spd - è stata solo una tappa e non è detto che si sia trattato della più difficile.

Da una parte, infatti, c’è il no deciso dell’ampia fazione dei #NoGroKo, che proprio non ne vogliono sapere di entrare di nuovo in coalizione con l’Unione. Una fazione che ha guadagnato già molti punti rispetto al congresso del partito di dicembre. Allora erano stati due terzi dei delegati a dare il loro consenso agli incontri esplorativi ed era bastata la votazione per alzata di mano. Ieri c’è stato bisogno del conteggio uno a uno.

Poi ci sono coloro che al momento non si esprimono ancora, vogliono aspettare di leggere il programma di governo. Un programma che richiede ancora parecchi aggiustamenti rispetto al documento esplorativo, per esempio per quel che riguarda la sanità e la questione migranti, in particolare sul tema del ricongiungimento.

Ma non è solo la base socialdemocratica a costituire una variabile indipendente. Un’altra incognita è quella dei cristianosociali bavaresi. L’attuale governatore e numero uno del partito Horst Seehofer passerà la guida del Land da qui a qualche settimana a Markus Söder. Ma c’è chi sta provando a soffiare a Seehofer anche la poltrona di capo della Csu, come l’attuale ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Alexander Dobrindt. E mentre Seehofer cerca di tenere basso il livello di confronto con l’Spd, Dobrindt non tralascia occasione per provocare i socialdemocratici.

In tutto questo la Cdu e Angela Merkel cercano di fare da cerniera ed evitare pericolosi strappi.

Per questo, chi oggi pensa che la partita sia già stata giocata sbaglia di grosso. Le difficoltà per Schulz e per Merkel non sono affatto finite. Come si concluderà davvero questa partita lo decideranno tra qualche settimana 440 mila iscritti all’Spd.

@affaticati

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