C’è un tema che sta emergendo con crescente evidenza nel dibattito europeo sulla salute pubblica e che va ben oltre il perimetro delle singole misure in discussione. È il tema del metodo regolatorio. In altre parole, del modo in cui l’Unione europea sceglie di intervenire su settori complessi, caratterizzati da innovazione tecnologica, interessi economici rilevanti e obiettivi di interesse generale.
Il caso dei prodotti del tabacco e della nicotina rappresenta oggi uno degli esempi più significativi di questa riflessione.
Negli ultimi dieci anni, la normativa europea ha costruito il proprio impianto regolatorio attorno a un principio preciso: la distinzione tra prodotti con combustione e prodotti senza combustione. È questo il discrimine sul quale si fonda l’attuale architettura normativa europea e che ha guidato sia la Direttiva sui prodotti del tabacco e prodotti correlati del 2014 sia i successivi interventi legislativi adottati a livello comunitario e nazionale.
La logica alla base di tale impostazione è relativamente semplice. Se prodotti diversi presentano caratteristiche differenti e modalità d’uso, anche la regolazione dovrebbe essere in grado di tenerne conto. Un approccio che ha consentito all’Unione di perseguire obiettivi di salute pubblica mantenendo al contempo un impianto normativo fondato sulla proporzionalità e sulla valutazione delle specificità dei singoli prodotti.
Oggi, tuttavia, questo equilibrio sembra attraversare una fase di ripensamento. Nelle istituzioni europee si moltiplicano infatti le iniziative che puntano verso un progressivo irrigidimento della disciplina applicabile ai prodotti senza combustione verso strumenti che guardano ad equalizzazione regolatoria con le sigarette e gli altri prodotti tradizionali.
A rendere il dibattito ancora più significativo è il contrasto con il recente orientamento espresso dallo stesso Parlamento europeo. Soltanto pochi giorni fa, infatti, l’Aula di Strasburgo ha approvato a larga maggioranza il report sulle malattie cardiovascolari (CVD), un testo che aveva riaffermato la necessità di considerare i diversi profili di rischio associati alle differenti categorie di prodotti e rifiutato misure e approcci estremi che, proprio per questo, era stato interpretato da molti osservatori come un precedente importante a favore di un approccio regolatorio fondato sulla differenziazione.
Il confronto in corso sul dossier BECA sembra tuttavia andare in una direzione diversa. Le misure oggi al centro della discussione appaiono infatti ispirate a una logica maggiormente uniformante e restrittiva, con il rischio di superare proprio quel principio di differenziazione che il Parlamento europeo aveva recentemente riconosciuto nell’ambito del report cardiovascolare.
È questo elemento a rendere particolarmente rilevante il voto sul BECA nelle prossime settimane in plenaria. Al di là del contenuto del singolo rapporto, esso rappresenta infatti un test sulla coerenza dell’approccio europeo in materia di prodotti del tabacco e della nicotina e, più in generale, sulla capacità delle istituzioni di mantenere fermo il principio della differenziazione che ha finora caratterizzato l’impianto regolatorio dell’Unione.
Si tratta di un passaggio tutt’altro che marginale. Per molti osservatori, infatti, il settore del tabacco e della nicotina sta diventando una sorta di laboratorio politico nel quale si misura la capacità dell’Europa di conciliare ambizione regolatoria, evidenza scientifica e proporzionalità dell’intervento normativo. Non a caso, il dibattito si inserisce in una fase nella quale Bruxelles è chiamata a confrontarsi con una domanda sempre più forte di qualità della regolazione, prevedibilità normativa e valutazione degli impatti.
Il punto non è mettere in discussione gli obiettivi di prevenzione, che continuano a rappresentare una priorità condivisa dalle istituzioni europee. Il tema è comprendere attraverso quali strumenti tali obiettivi debbano essere perseguiti e se l’evoluzione normativa debba continuare a riconoscere le differenze tra categorie di prodotti e modalità d’uso oppure orientarsi verso una progressiva equiparazione.
È una discussione che riguarda apparentemente il tabacco e i prodotti della nicotina, ma che in realtà investe una questione molto più ampia. Dall’agricoltura all’alimentazione, dall’energia alle nuove tecnologie, l’Unione europea si trova sempre più spesso davanti allo stesso interrogativo: costruire regole capaci di distinguere oppure affidarsi a strumenti uniformi e generalizzati.
Per questo motivo il confronto in corso a Bruxelles merita attenzione. Perché dietro il dibattito sulla futura disciplina dei prodotti del tabacco e della nicotina si intravede una scelta destinata ad avere conseguenze ben più ampie. Una scelta che riguarda il futuro modello regolatorio europeo e il delicato equilibrio tra differenziazione, proporzionalità e armonizzazione che ha caratterizzato finora gran parte dell’azione legislativa dell’Unione.

