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L’11 settembre venti anni dopo


L'attacco alle Torri Gemelle segna il passaggio tra un prima e un dopo, tra un’America forte dove ogni sogno poteva trasformarsi in realtà e un'America dove la paura porta alla necessità di difendersi, magari collezionando errori

Gerardo Pelosi Gerardo Pelosi
Inviato de Il sole 24 ore dal 1990.

L’attacco alle Torri Gemelle segna il passaggio tra un prima e un dopo, tra un’America forte dove ogni sogno poteva trasformarsi in realtà e un’America dove la paura porta alla necessità di difendersi, magari collezionando errori

È stato scritto tutto, e anche di più. Non c’è persona che non si ricordi dove era e cosa stava facendo in quel dannato 11 settembre di venti anni fa. Chi non era nato ha visto solo le immagini televisive. Scioccanti ancora oggi dopo tanti anni, nella loro tragica spettacolarità. Ma per chi c’era quello segna il passaggio tra un prima e un dopo. Tra un’America forte e ingenua vissuta come approdo felice, dove ogni sogno poteva trasformarsi in realtà. Dove i “buoni” alla fine vincevano sempre. E il dopo, la paura che era entrata in casa a scompaginare le carte. E la necessità di difendersi, magari collezionando errori. Come l’ultimo, la scomposta fuga da Kabul.

Chi scrive ha visto in diretta le immagini del primo attacco alla torre su una televisione della saletta vip dell’aeroporto di Lubiana insieme al Ministro degli Esteri di allora, Renato Ruggiero. Le prime telefonate dei colleghi della Reuters parlavano di grave incidente aereo a Manhattan. Ma eravamo già in volo per Zagabria quando anche la seconda torre era stata attaccata. Giusto il tempo di trovare un altro televisore e lo scempio si stava compiendo sotto i nostri occhi con il crollo delle due torri. Ruggiero scosse la testa e ripeteva: “Qui cambierà tutto, la storia da oggi sarà diversa”.

Un rapido passaggio al Ministero degli Esteri croato e poi il rientro a Roma per capire, informarsi, prendere le prime decisioni. Nei giorni successivi Berlusconi tardava a far sentire la sua voce insieme a quella di Chirac o di Schroeder. Di lì a pochi giorni l’Assemblea generale delle Nazioni Unite si stava trasformando in un vertice mondiale sul terrorismo. Ruggiero su invito di Colin Powell volò a New York (suscitando, pare, alcune gelosie dello stesso Berlusconi).

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