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30 gennaio 1948: ucciso il Mahatma Gandhi


Oggi ricorre l'anniversario dell'assassinio del Mahatma Gandhi, freddato da tre colpi di pistola sparati a distanza ravvicinata da Nathuram Godse, ultranazionalista indiano ed ex membro della Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss), gruppo paramilitare ultrainduista, tra i più fervidi sostenitori del Bjp e di Narendra Modi.

Oggi ricorre l’anniversario dell’assassinio del Mahatma Gandhi, freddato da tre colpi di pistola sparati a distanza ravvicinata da Nathuram Godse, ultranazionalista indiano ed ex membro della Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss), gruppo paramilitare ultrainduista, tra i più fervidi sostenitori del Bjp e di Narendra Modi.

A 66 anni dalla morte di una delle figure più celebri del secolo scorso trovo che non ci sia nulla da aggiungere per quanto riguarda l’influenza che il pensiero di Gandhi – nelle sue multiformi versioni e adattamenti – ha avuto per i movimenti dei diritti mondiali. Della non violenza e affini avevamo già parlato in passato, sia in relazione con Mandela, sia discutendo sul Gandhi uomo in contrapposizione col Gandhi santo.

È interessante notare come, inevitabilmente, la figura di Gandhi sia stata adottata come biglietto da visita imperituro di un’India pacifica e spirituale, l’idea dell’India che il paese ha saputo proiettare magnificamente all’estero adombrando tutto il resto delle contraddizioni che popolano il subcontinente, delle quali spesso si è parlato in questo spazio.

Oggi, sbirciando su Wikipedia, ho notato questo passaggio nella pagina dedicata all’assassinio del Mahatma; si parla delle ultime parole che avrebbe pronunciato in punto di morte.

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