A casa dopo il disastro


L’agenzia ONU per i rifugiati e la svedese Ikea si sono messe insieme per dare qualcosa di meglio di tende da campo a chi, per un disastro d’un tipo o l’altro, è obbligato a fuggire dalla propria casa.

L’agenzia ONU per i rifugiati e la svedese Ikea si sono messe insieme per dare qualcosa di meglio di tende da campo a chi, per un disastro d’un tipo o l’altro, è obbligato a fuggire dalla propria casa.

Per l’UNHCR – l’agenzia per i rifugiati dell’ONU – circa il 10% dei tre milioni e mezzo di rifugiati nel mondo abitano in tende di qualche tipo, e vi rimangono in media per dodici anni dopo l’evento che li ha costretti ad abbandonare la precedente abitazione.

“Le nostre tende si sono evolute molto negli anni” ci racconta Olivier Pierre Delarue, dell’UNHCR. “Sono ancora fatte di tela, corde e pali – e solitamente non durano più di sei mesi a causa delle avverse condizioni atmosferiche”. Sono fredde in inverno, calde d’estate, possono prendere fuoco e di solito non hanno nessuna illuminazione interna. In altre parole le tende da campo sono pessimi alloggi a lungo termine, un habitat residenziale orribile dove vivere e far crescere dei figli – o dove tentare di ricostruirsi una vita.

Molte ricerche sono in corso sul tema delle temporary shelters: strutture dove rifugiati e vittime di calamità naturali possono ritrovare riparo e talvolta un equilibrio, sia pure relativo, nell’attesa di una dimora permanente. Queste strutture, spesso associabili a tende o, nei casi migliori, a prefabbricati, rappresentano inizialmente un vero e proprio approdo dove il nucleo familiare ha modo di riunirsi sotto uno stesso tetto.

Dal punto di vista progettuale, molteplici sono i requisiti imprescindibili di questi alloggi: velocità e facilità di messa in opera; trasportabilità e predisposizione allo stoccaggio; modularità delle strutture e reperibilità in tempistiche adeguate di numeri elevati di unità.

Con il concetto di temporary shelter si intende la costruzione di abitazioni che sia pure in luoghi desolati o distrutti garantiscono servizi essenziali e talvolta comfort, e vengono considerati alloggi dove è o almeno dovrebbe essere possibile ricostruire normali abitudini di vita.

L’utilizzo di sistemi di questo tipo, di contro, conduce a problematiche ancora oggi irrisolte come l’eccessivo dispendio di materiali e manodopera, un sistema produttivo più lungo e un incremento considerevole dei costi.

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