A che punto sono le relazioni tra Stati Uniti, Canada e Messico


Il trattato di libero scambio mantiene buoni i rapporti tra i tre Paesi e la priorità degli Stati Uniti è garantirsi la stabilità e l’amicizia del Nordamerica

Marco Dell'Aguzzo Marco Dell'Aguzzo
Giornalista, scrive per eastwest, Il Sole 24 Ore, il manifesto, Vanity Fair, Aspenia e Start Magazine. Si occupa di energia e di affari nordamericani.

Il trattato di libero scambio mantiene buoni i rapporti tra i tre Paesi e la priorità degli Stati Uniti è garantirsi la stabilità e l’amicizia del Nordamerica

Gli Stati Uniti sono inseriti in un contesto geografico e politico assolutamente invidiabile: sono l’unica grande potenza al mondo a non dover temere aggressioni militari da terra. Le restanti parti del Nordamerica che li circondano, infatti – il Canada sopra, il Messico sotto –, sono sue alleate. E sono mantenute tali da un trattato di libero scambio che, nonostante qualche frizione, ha portato l’interdipendenza economica e industriale a un punto tale da scoraggiare la nascita di agende dichiaratamente ostili a Washington. Il proseguimento dello status quo, vale a dire un commercio trilaterale da mille miliardi e mezzo di dollari all’anno, conviene insomma a tutti.

Questa condizione dà agli Stati Uniti – una potenza dagli interessi globali – la possibilità di concentrarsi sulla proiezione all’estero, oggi soprattutto nel Pacifico, senza doversi preoccupare troppo della protezione della patria. Il fatto che non si avvistino rischi di invasione dalle due frontiere, però, non significa che i buoni rapporti con Canada e Messico debbano essere dati per scontati. E nemmeno che le cose non possano cambiare. Trascurare i legami di vicinato potrebbe comunque non alimentare minacce militari – né Ottawa né Città del Messico sono sufficientemente forti, da soli –, ma potrebbe rendere quei Governi meno inclini alla cooperazione con l’America e meno disponibili all’allineamento.

La priorità costante degli Stati Uniti è garantirsi la stabilità e l’amicizia del Nordamerica. Tanto più in questo momento storico, dominato da una competizione con la Cina che non si limita al suo contenimento marittimo in Asia ma che passa anche per la superiorità tecnologica ed economica. La legge sulle infrastrutture da oltre mille miliardi di dollari, firmata dal Presidente Joe Biden pochi giorni fa, lo dimostra. Quella con Pechino è di fatto una competizione sulla competitività, che riguarda la logistica e il primato sui settori manifatturieri legati alle transizioni ecologica e digitale. Veicoli elettrici, batterie, semiconduttori, dispositivi per le energie a basse emissioni di carbonio: sono tutti prodotti di cui l’intero pianeta ha e avrà bisogno.

Questo contenuto è riservato agli abbonati

Abbonati per un anno a tutti i contenuti del sito e all'edizione cartacea + digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €45

Abbonati per un anno alla versione digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €20

- Advertisement -spot_img

In Europa è ancora Natale

Marocco e Israele, ecco l’accordo sulla difesa

Nucleare: a Vienna riaprono i colloqui con l’Iran