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A Panama, la decima COP10 sulle politiche di controllo del tabacco


Lo scopo della Conferenza delle Parti – che si riunisce ogni due anni sotto la guida dell’OMS - è sviluppare una normativa internazionale per contrastare il fenomeno del tabagismo, riducendone la diffusione a livello globale.

Non esistono solo le COP relative al cambiamento climatico e alle strategie per combatterlo. Tra il 5 e il 10 febbraio 2024 si terrà a Panama la decima Conferenza delle Parti dedicata alle politiche di controllo del tabacco. Un evento che in realtà avrebbe dovuto aver luogo già a novembre, ma è poi stato rinviato a causa di ragioni di sicurezza. Il Paese centroamericano è stato infatti attraversato in queste settimane da proteste e disordini, legati alla decisione del governo di prolungare le concessioni per l’estrazione di rame dalla più grande miniera a cielo aperto della regione, nonostante i rischi ambientali.

La Conferenza delle Parti rappresenta l’organo di governo della Convenzione Quadro per il Controllo del Tabacco (Framework Convention on Tobacco Control o FCTC). Questa convenzione è stata adottata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2003, per poi essere ratificata due anni dopo. Il suo scopo è sviluppare una normativa internazionale per contrastare il fenomeno del tabagismo, riducendone la diffusione a livello globale. Per farlo, il testo della FCTC prevede “tutta una serie di strategie di riduzione dell’offerta, della domanda e degli effetti nocivi tendenti a migliorare la salute di una popolazione”.

Ad oggi, sono 182 le Parti, e cioè i Paesi che hanno ratificato la convenzione: tra questi c’è l’Italia, che l’ha fatto nel 2008. Ogni due anni, questi si riuniscono nella COP per modificare la convenzione e adottare linee guida o protocolli. Le prime servono a indirizzare l’azione degli stati ma non sono vincolanti; i protocolli impongono al contrario degli obblighi, ma fino ad oggi ne è stato adottato soltanto uno, relativo al contrasto del mercato illecito di sigarette. Oltre alle Parti, alla COP partecipano in qualità di osservatori anche quei Paesi che hanno firmato la convenzione senza poi ratificarla, come Stati Uniti, Svizzera e Argentina. Sono ammesse anche alcune ONG, a condizione che non abbiano legami con l’industria del tabacco.

Nonostante la partecipazione di attori della società civile, la COP10 si distingue da quelle relative all’ambiente per il suo livello di chiusura. Negli anni, il pubblico e la stampa sono stati esclusi dalle discussioni: questo ha contribuito al fatto che le conferenze sul tabacco ricevano poco spazio nei media, a differenza di quanto accaduto ad esempio per la COP28 a dicembre. Anche la partecipazione di ONG, pur prevista, è decisamente limitata: a febbraio ce ne saranno soltanto alcune decine, contro le oltre 3000 che hanno partecipato alla conferenza di Dubai.

A poco più di un mese dall’inizio dei lavori, e a dispetto della scarsa attenzione ricevuta, la COP10 sembra poter portare a risultati particolarmente significativi. Spinta dall’OMS, che ne definisce in parte l’agenda e ne guida l’azione, la conferenza potrebbe infatti andare a regolamentare il settore dei prodotti senza combustione alternativi alle sigarette, come le sigarette elettroniche (e-cig) e i prodotti a tabacco riscaldato (HTP).

Negli ultimi anni, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha sposato una linea particolarmente restrittiva verso questi prodotti, motivata dal fatto che non eliminano i rischi per la salute. E-cig e HTP permettono ai consumatori di assumere nicotina senza essere esposti alla combustione di tabacco, ma continuano comunque a presentare al loro interno sostanze dannose. Inoltre, evidenzia l’OMS, hanno l’effetto di avvicinare alla dipendenza da nicotina molti giovani, più che aiutare a smettere chi già fuma. Per queste ragioni, l’Organizzazione ritiene che tali prodotti non possano essere ritenuti degli strumenti validi nella lotta al tabagismo e la loro diffusione andrebbe perciò contrastata, per andare verso l’obiettivo di un mondo senza fumo.

Se anche le Parti della COP10 dovessero condividere la lettura dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la conferenza potrebbe decidere di equiparare la regolamentazione dei prodotti senza combustione a quella delle sigarette. In pratica, la tassazione di sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato verrebbe alzata in maniera significativa, la loro pubblicità sarebbe vietata e anche per questi diventerebbe obbligatorio l’utilizzo di grafiche che ricordano i rischi per la salute dei consumatori.

Le posizioni dell’OMS hanno creato un forte dibattito ed in molti si sono mostrati fortemente critici verso l’organizzazione e verso i risultati che ha ottenuto con le politiche anti tabagismo. Queste non hanno dato i frutti sperati, sostengono alcuni studiosi e organizzazioni, considerando che il numero di fumatori è rimasto pressoché stabile nel corso degli ultimi vent’anni. Di conseguenza, l’OMS dovrebbe puntare con più forza sulle strategie per la riduzione del danno - previste tra l’altro anche dalla convenzione alla base della COP10 - e quindi sui prodotti senza combustione. I detrattori dell’organizzazione la accusano infine di non tenere conto dell’evidenza scientifica: pur non essendo a rischio zero, è l’argomentazione portata, e-cig e HTP sarebbero meno dannosi di quelli tradizionali e avrebbero una certa efficacia - anche se parziale - nell’aiutare a smettere di fumare.

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