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Abe, l’obon e i fantasmi dei governi passati

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In occasione del bon, i giorni che in Giappone vengono tradizionalmente dedicati ai morti, anche cetrioli e melanzane hanno le gambe. Davanti agli altari casalinghi dedicati ai cari estinti, i due ortaggi vengono inseriti — sorrette da quattro stecchi a mo’ di zampe di animali — tra le pietanze offerte per il breve ritorno delle anime degli antenati nel mondo dei vivi.

Entrambi hanno un significato preciso: il cetriolo simboleggia il cavallo che riporta nel nostro mondo le anime dall’aldilà. La melanzana la vacca che le riporterà nel mondo dei morti. 

 

La metà di agosto è un periodo unico del calendario giapponese. In questi giorni le grandi città si svuotano e le principali vie di comunicazione si riempiono di persone che si dirigono nelle 47 province giapponesi per ritrovare le proprie famiglie e visitare i cari estinti. Le celebrazioni per i morti si tengono però proprio negli stessi giorni in cui settant’anni fa con la resa del 15 agosto, il Giappone dichiarava la propria sconfitta bellica.

Tra gli impegni istituzionali e una visita al suo paese natale, nella provincia sudoccidentale di Yamaguchi, il premier Shinzo Abe è in questi giorni alle prese non solo con le anime dei suoi cari — tra cui il nonno, l’ex primo ministro e criminale di classe A per il Tribunale di Tokyo, Nobusuke Kishi, ma anche con quelle di cinque non-ancora-morti primi ministri tra i suoi illustri predecessori. Se probabilmente dopo il tradizionale banchetto l’anima di nonno Kishi se ne tornerà da dove è arrivata, in groppa a una melanzana-vacca, le altre cinque probabilmente non se ne andranno ancora per un po’. 

Abe, agli spiriti vendicativi sembra crederci sul serio:  il 14 agosto, nel suo discorso del settantesimo dalla fine della guerra mondiale, Abe dovrebbe confermare il “rimorso” per l’ “aggressione” militare all’Asia tra i primi anni ’30 e il 1945 e liberarsi dai fantasmi delle critiche di Cina e Corea del Sud. Ma entro quella data, dovrà essersi liberato anche di altri spiriti “scomodi”: quelli dei governi passati.

Hada, Hatoyama, Hosokawa, Kan e Murayama: tutti e cinque capi del governo tra la metà degli anni novanta e il 2012, si sono rivolti all’attuale primo ministro per chiedergli di ripensare ai provvedimenti attualmente in discussione in parlamento che conferirebbero più libertà di movimento alle forze armate giapponesi, nonostante il vincolo della costituzione postbellica, e, i più agguerriti, di rassegnare le dimissioni. Tomiichi Murayama, 91enne, autore della famosa dichiarazione in cui si scusava per i crimini di guerra commessi dall’esercito giapponese in Asia tra gli anni trenta e il 1945, ha criticato l’atteggiamento dell’amministrazione Abe di forzare i provvedimenti attraverso le camere parlamentari ignorando “la voce del popolo”, cosa “imperdonabile”.

Naoto Kan, primo ministro ai tempi dell’incidente di Fukushima — piccolo excursus: nei giorni in cui i morti ritornano dai loro cari, ci sono ancora 2500 persone di cui non si sa più nulla dopo il terremoto e tsunami del 2011 — ha chiesto le dimissioni di Abe “contrario al costituzionalismo e non adatto a ricoprire la carica di primo ministro”.

“I giapponesi, ha spiegato un ex giornalista della Nhk, Konosuke Oharu, sono coscienti del fatto che Abe stia cercando di distruggere valori condivisi (come il pacifismo e il rispetto della costituzione postbellica, ndr). In effetti alcuni sondaggi danno il capo del governo al minimo storico dei consensi, al di sotto del 40 per cento. A lasciare perplessi gli elettori giapponesi è soprattutto la decisione di far approvare le cosiddette leggi di guerra — un rafforzamento del patto di sicurezza e cooperazione con gli Usa — in barba alla costituzione postbellica che all’articolo 9 sancisce la rinuncia eterna del Giappone alla guerra.

Di più, negli ultimi giorni, sull’operato del governo pesa il caso del nuovo stadio olimpico, i cui lavori sono stati interrotti per i costi troppo elevati del progetto dell’archistar Zaha Hadid, e un probabile caso di diversione di fondi pubblici per la costruzione della nuova sede del Centro nazionale per la promozione dello sport, uno degli organi deputati all’organizzazione delle Olimpiadi del 2020. 

Anche per questo Abe deve pesare molto bene le parole del suo discorso per i settant’anni dalla fine della guerra. Gli occhi dell’Asia e del Giappone sono puntati su di lui. Ma se gioca le carte sbagliate allora a tormentarlo non ci saranno soltanto gli spiriti dei passati di governi. E non se ne andranno alla fine del bon.

@Ondariva

 

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