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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Afghanistan, gli Stati Uniti mediano la pace

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Afghanistan: colloquio tra Pompeo e Baradar, capo negoziatore dei Talebani. Il Presidente Ghani convoca l’assemblea della loya jirga

Afghanistan: colloquio tra Pompeo e Baradar. Un prigioniero talebano appena liberato a Kabul, Afghanistan, 26 maggio 2020. REUTERS/Mohammad Ismail

Un prigioniero talebano appena liberato a Kabul, Afghanistan, 26 maggio 2020. REUTERS/Mohammad Ismail

Continua il dialogo tra gli Stati Uniti e i Talebani. Nei giorni scorsi il Segretario di Stato Mike Pompeo ha avuto un incontro video col capo negoziatore del gruppo, il Mullah Baradar Akhund, nel quale i due esponenti hanno esposto richieste e necessità per poter giungere a un accordo politico. Il nodo cruciale è legato alla liberazione di numerosi prigionieri presenti nelle carceri afghane, gestite dal Governo di Kabul.

Il Dipartimento di Stato non ha ancora rilasciato nessuna prova documentale del contatto Pompeo-Baradar, né le effettive dichiarazioni del capo degli esteri della Casa Bianca. Tuttavia, i Talebani non hanno perso tempo e pubblicato prima degli statunitensi una nota nella quale sono state evidenziate le tematiche discusse. Su tutte, la negoziazione inter-afghana, ovvero tra autorità statuali riconosciute e il gruppo.

Ashraf Ghani, Presidente dell’Afghanistan, non vuol prestare il fianco ai Talebani, parzialmente respingendo le loro velleità sui combattenti ancora trattenuti in prigione. Sono ormai circa 4600 quelli già liberati su pressione statunitense, con gli ultimi 400 accusati da Ghani di essere tra i responsabili di un attacco all’ambasciata di Germania nel 2017.

Il Presidente afghano ha deciso di rilasciare 500 carcerati non presenti nella lista stilata dai taliban e, con una mossa a sorpresa, ha convocato l’assemblea della loya jirga. Spetterà all’istituzione tribale prendere una decisione su chi liberare o meno: l’incontro, organizzato in tempi record e dando poco preavviso, si svolgerà venerdì prossimo. Ma la posizione dei Talebani è ferma: se non si libereranno tutti i prigionieri della lista, non ci saranno negoziazioni col Governo di Kabul.

Secondo Suhail Shaheen, portavoce del gruppo, anche gli Usa concordano sul fatto che il rilascio degli ultimi 400 detenuti sia essenziale per l’inizio dei negoziati. Ma Washington si ritrova in una duplice scomoda posizione: ha prima dovuto scendere a compromessi con i Talebani, con i quali ha ingaggiato una guerra su territorio afghano dal 2001; in caso di fallimento, ci sarebbero strascichi negativi in campagna elettorale per Donald Trump.

Intanto, si fa sentire la presenza dello Stato Islamico nel Paese centro-asiatico: Jalalabad, città a est del territorio afghano, è stata protagonista dell’incursione di alcuni combattenti in una prigione locale. Si parla di centinaia di carcerati in via di fuga, con le forze di sicurezza di Kabul che hanno ucciso almeno 10 militanti dell’Isis. Secondo un report delle Nazioni Unite, sono almeno 2200 i militanti dello Stato Islamico presenti in Afghanistan.

@melonimatteo

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