Afghanistan: tutti gli errori dell’intelligence americana


La rapidità con cui i Talebani hanno riconquistato l’Afghanistan non si concilia né con le dichiarazioni di Biden, né con le valutazioni dell’intelligence. Intanto il ritiro di tutte le truppe potrebbe essere posticipato

Marco Dell'Aguzzo Marco Dell'Aguzzo
Giornalista, scrive per eastwest, Il Sole 24 Ore, il manifesto, Vanity Fair, Aspenia e Start Magazine. Si occupa di energia e di affari nordamericani.

La rapidità con cui i Talebani hanno riconquistato l’Afghanistan non si concilia né con le dichiarazioni di Biden, né con le valutazioni dell’intelligence. Intanto il ritiro di tutte le truppe potrebbe essere posticipato

Il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha detto mercoledì che il ritiro di tutte le truppe americane dall’Afghanistan potrebbe venire posticipato oltre il 31 agosto per garantire l’evacuazione in sicurezza dei connazionali presenti nel Paese, passato sotto il comando dei Talebani. Le immagini degli occidentali e degli afghani che fuggono da Kabul – o che ci provano – raccontano caos e disperazione, e rappresentano un danno d’immagine sia per gli Stati Uniti che per il loro Presidente, il cui messaggio politico insiste molto sul ritorno della competenza e dell’affidabilità americana.

La gestione del ritiro (con annessa caduta di Kabul) è costata molte critiche alla Casa Bianca e ha fornito nuovi argomenti alla propaganda della Cina. Secondo Biden, lasciare l’Afghanistan in una maniera non caotica sarebbe stato impossibile. Ormai ha forse poco senso chiedersi se le cose sarebbero potute andare diversamente, così come è fuori discussione il fatto che gli Stati Uniti fossero consapevoli della fragilità delle istituzioni afghane e certi che l’esercito e il Governo non avrebbero resistito a lungo all’offensiva dei Talebani.

Ma la rapidità con la quale i Talebani hanno riconquistato l’Afghanistan non si concilia con le dichiarazioni di Biden – che l’8 luglio ancora diceva di aver fiducia nelle forze armate afghane – e nemmeno con le valutazioni dell’intelligence americana: si chiamano così le agenzie che si occupano di raccogliere e analizzare dati all’estero, e che sembrerebbero non aver compreso l’effettiva situazione nel Paese.

Le dichiarazioni del generale Milley

Mercoledì, durante una conferenza stampa, il generale e capo dello stato maggiore congiunto Mark Milley ha detto che non esistono rapporti dell’intelligence “di cui io sia a conoscenza che hanno previsto che una forza di sicurezza di 300mila persone sarebbe evaporata in undici giorni”. A seconda degli scenari, il Governo afghano sarebbe dovuto cadere “settimane o mesi, anche anni, dopo la nostra partenza”. E invece non solo l’Afghanistan è finito in mano ai Talebani mentre le truppe americane erano ancora lì, ma i soldati sono anche aumentati di numero – ora sono 4500, quasi il doppio di quando Biden ha assunto l’incarico, ed è possibile che arrivino a 6000 per gestire il processo di evacuazione – e potrebbero pure restarci più di quanto previsto.

Nel rimpallo di responsabilità successivo al caos afghano, l’intelligence ha fatto circolare la sua visione delle cose attraverso le testimonianze di alcuni funzionari al New York Times. Al quale hanno raccontato che dallo scorso luglio i report dell’intelligence si sarebbero fatti sempre più pessimisti sulla capacità delle forze di sicurezza afghane di opporre resistenza ai Talebani. È un’affermazione difficile da verificare, che lascia aperte due possibilità: o l’amministrazione Biden non era stata correttamente informata, oppure ha deciso di ignorare la realtà per portare a termine un obiettivo politico deciso ben prima di luglio.

Questo contenuto è riservato agli abbonati

Abbonati per un anno a tutti i contenuti del sito e all'edizione cartacea + digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €45

Abbonati per un anno alla versione digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €20

- Advertisement -spot_img

In Europa è ancora Natale

Marocco e Israele, ecco l’accordo sulla difesa

Nucleare: a Vienna riaprono i colloqui con l’Iran