Africa: l’emergenza Covid accelera la digitalizzazione


La pandemia da Covid-19 in Africa evidenzia tutto quello che c’è ancora da fare perché la tecnologia metta radici nel continente

Marco Cochi Marco Cochi
Da due decadi giornalista, blogger e ricercatore con focus sull'Africa sub-sahariana.

La pandemia da Covid-19 in Africa evidenzia tutto quello che c’è ancora da fare perché la tecnologia metta radici nel continente

Un uomo esegue una transazione finanziaria presso una banca dell’operatore di telefonia mobile francese Orange ad Abidjan, Costa d’Avorio, 18 settembre 2020. REUTERS/Macline Hien

La pandemia di Covid-19 sta producendo effetti molto negativi anche in Africa ed è ancora presto per redigere un bilancio completo sull’impatto della diffusione del contagio nel continente. Tuttavia, al di là delle sue ripercussioni sulla sfera sanitaria, l’epidemia sta già causando gravi conseguenze socio-economiche spingendo la macroregione alla sua prima recessione in 25 anni. Inoltre, i timori di una seconda ondata stanno alimentando ulteriore incertezza, mentre stime recenti della Banca mondiale mostrano che nell’Africa sub-sahariana l’epidemia di coronavirus potrebbe gettare fino a 40 milioni di persone nella condizione di estrema povertà.

In un recente articolo pubblicato su African Businees, il giornalista ugandese Liam Taylor, ha scritto che nel breve periodo la crisi economico-sanitaria azzererà i profitti e porterà alla chiusura diverse aziende, ma a lungo termine potrebbe accelerare la trasformazione digitale dell’Africa. Come prova, il fatto che i consumatori stanno cambiando le loro abitudini e le aziende stanno rapidamente evolvendo la loro strategia di marketing seguendo le nuove tecnologie. Mentre per i Governi africani la crisi sanitaria globale è stata un catalizzatore inaspettato, che li ha spinti a incentivare l’uso del mobile payment, il pagamento su dispositivi portatili, che secondo il regolatore delle telecomunicazioni africano ha registrato un considerevole aumento.

Il mobile payment

I dati raccolti dall’organismo delle telecomunicazioni sono stati analizzati dal Centro per la regolamentazione e l’inclusione finanziaria (Cenfri) di Città del Capo, che ha analizzato gli otto maggiori mercati africani. Il Centro di ricerca sudafricano ha rilevato come durante il confinamento di aprile in Ruanda si sia registrato un volume settimanale dei pagamenti effettuati con lo smartphone 5 volte superiore rispetto a prima dello scoppio della pandemia; mentre nello stesso periodo in Kenya, la Banca centrale ha stimato un aumento del 10% del numero di trasferimenti telematici di denaro.

I governi di entrambi i Paesi avevano ordinato la temporanea riduzione delle commissioni di transazione per stimolare l’utilizzo delle piattaforme di mobile money e scoraggiare i trasferimenti fisici di denaro contante. La politica è stata proattiva anche in Togo, dove il Governo ha utilizzato i trasferimenti elettronici per sostenere più di 500mila persone vulnerabili durante la crisi.

Sotto l’impulso degli eventi determinati dalla pandemia, lo scorso 23 luglio, il colosso francese delle telecomunicazioni Orange ha lanciato una banca interamente digitale in Costa d’Avorio: Orange Bank Africa (OBA) ed entro il prossimo anno è prevista l’apertura in altri tre Paesi dell’Africa occidentale per democratizzare l’accesso ai servizi finanziari. Mentre gli operatori di telefonia mobile del continente stanno intensificando i piani per portare i conti online a milioni di africani, in molti casi per la prima volta, dopo che la crisi del coronavirus ha causato una nuova impennata nell’uso dei servizi finanziari digitali.

Oltre ad Orange, anche MTN, Telkom e Vodacom stanno riducendo le commissioni, lanciando nuovi prestiti agevolati ed espandendo le reti di mobile payment. E i risultati non sono tardati ad arrivare: solo ad aprile e maggio, Orange ha conquistato oltre cinque milioni di nuovi clienti per i suoi servizi di denaro mobile. Mentre a giugno la sudafricana MTN ha raggiunto un milione di utenti, quando le proiezioni di mercato ne avevano previsti circa la metà, oltre ad aver registrato nei primi sei mesi dell’anno un aumento del 28% delle transazioni digitali.

Tutto ciò, al fine di intaccare una volta per tutte l’incrollabile dominio del contante, che secondo recenti stime della società di consulenza McKinsey, in Nigeria, il Paese più popoloso del continente, ancora rappresenta circa il 99% delle transazioni e il 95% in Sudafrica, dove la penetrazione bancaria è relativamente alta.

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