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Agorà Talks presenta: “Italia e America Latina”, con Donato Di Santo


Sabato 5 febbraio Donato Di Santo ha presentato il suo ultimo libro "Italia e America Latina. Storia di una idea di politica estera"

Sabato 5 febbraio 2022 l’Agorà dell’Edicola Eastwest, in Lungotevere dei Mellini 5b, ha ospitato Donato Di Santo con il suo libro Italia e America Latina. Storia di una idea di politica estera, edito da Donzelli. L’evento è stato moderato da Giuseppe Scognamiglio, con gli interventi di Fabio Porta, Senatore membro della Commissione Esteri, e Gianni La Bella, docente di Storia contemporanea all’Università di Modena e Reggio Emilia.

Donato Di Santo “è la testimonianza di come dovrebbe evolversi la diplomazia”: così Scognamiglio introduce l'autore. "Il diplomatico ha tradizionalmente una cultura generalista, ma ci stiamo interrogando sulla opportunità di una evoluzione specialistica. La storia di Donato Di Santo è una conferma che ci si può specializzare senza perdere la visione politica perché lui si occupa di America Latina da sempre, dal Centro Studi del Partito comunista fino a Sottosegretario agli Esteri e poi Segretario Generale dell’Istituto Italo Latino Americano (IIla)”. Donato Di Santo è stato protagonista di una stagione intensa di grandi rapporti politici tra l’Italia e l’America Latina, un continente che “noi storici – afferma La Bella - amiamo definire meticcio dove un ramo fondamentale è l‘Italia”.

“Oggi non si capisce se il nostro futuro è il Mediterraneo o l’Est europeo, l’Unione europea o anche l’America Latina”, osserva Gianni La Bella, e il libro di Donato Di Santo fornisce elementi utili a riaccendere l’attenzione politica sull’America Latina.

Il nostro Paese ha vissuto con il continente latino americano momenti alterni “di amore e di abbandono”, di grande intesa e solidarietà e poi di superficiale disinteresse: le pagine del libro raccontano la storia di un’esperienza unica nella politica estera italiana fornendo informazioni inedite. Donato Di Santo – figura importante nelle relazioni tra l’Italia e il continente latino americano, – ripercorre le premesse politiche che lo hanno portato a creare in Italia le Conferenze Italia - America Latina e Caraibi, uno strumento di politica estera, che ha generato un dialogo importante e realizzato progetti tra le istituzioni governative e il mondo delle imprese, l’economia e la finanza, la cultura e l’università, le Ong di cooperazione allo sviluppo insieme al mondo sindacale e ai poteri locali.

“Questo libro dimostra come la politica non debba solo coinvolgere gli alti vertici delle diplomazie ma anche i protagonisti della società civile”, spiega Gianni La Bella e, aggiunge Fabio Porta, “Ci aiuta anche a riflettere su alcuni errori poi commessi dalla nostra destra e da una certa sinistra spesso ammaliata da un’idea distorta di rivoluzione o di populismo in salsa sudamericana perché spesso chi pensa all’America Latina pensa in modo onirico. La politica latino americana è complicata, la sinistra non è tutta di uno stesso colore. In questo libro ogni cosa nasce dai rapporti personali dell’autore: il rapporto con Lula, con Mujica… E l’unico modo vero di consolidare il legame con l’America Latina sono le Conferenze, figlie dell’intuizione della politica italiana degli anni di Fanfani. Il Partito comunista, il Partito socialista e la Democrazia Cristiana di allora diedero vita a un’idea di America Latina che si fondava soprattutto sulla consistenza delle nostre collettività”.

Con le Conferenze, l’Italia “ha accumulato un piccolo tesoro di relazioni che è diventato lo strumento principe della nostra politica estera verso l’America Latina”, come ricorda in queste pagine anche il Presidente Sergio Mattarella.

“Oggi l’America Latina con tutte le sue contraddizioni, non è un gioco da ragazzi, ma l’Italia ha le condizioni migliori per potersi approcciare e nella nostra storia molto è stato fatto” – sostiene Di Santo -  “L’America Latina ha una caratteristica, unisce anziché dividere: nella solidarietà con il popolo cileno colpito da una dittatura che tutti ricordiamo, l’Italia con tutto il suo spettro politico unito, fu un grande riferimento per il Cile, e il Partito comunista italiano mutò in considerazione di quello che avveniva in quel Paese. Altro che i tweet! Ciò che avveniva a 15.000 chilometri di distanza faceva riflettere politici che non erano esperti di Cile ma che erano esperti di politica e guardavano al mondo e questo significò molto non solo per il Partito Comunista ma anche per la Democrazia Cristiana, per il Partito socialista e per tante correnti di pensiero”.

“Il Cile meriterebbe un case history da spiegare nelle scuole” - sostiene Gianni La Bella - “l’esperienza cilena è stata un’esperienza popolare: noi abbiamo accolto migliaia di cileni dandogli casa e lavoro immediatamente. Andreotti mandò tre fregate fino in Vietnam a prendere i profughi e noi ora non riusciamo a prenderli a cinquanta metri dalla Sicilia? L’America Latina è stata importante per l’Italia quando la politica estera è stata importante per il nostro Paese, e la politica interna è stata vissuta in funzione della politica estera. In seguito abbiamo avuto uno stravolgimento in cui la politica estera è stata soltanto funzionale alle beghe interne”.

Cosa è successo dopo? “Oggi in America Latina sono morti i grandi terminali di comunicazione. Oggi ci sono le associazioni elettorali: i nomi dei partiti nascono oggi e tramontano il giorno dopo: questo ha creato un corto circuito” risponde Gianni La Bella.

L’America Latina può essere unificante non solo per la realtà italiana ma anche per la realtà europea. L’Europa dovrebbe fare un passo avanti. In un mondo sempre più complesso, dove Stati Uniti e Cina si fronteggiano, coltivare e rafforzare il rapporto italo-(euro)-latino - americano dovrebbe essere una priorità strategica per una media potenza, come è l’Italia, e per un’Unione europea alla ricerca del proprio “Estremo Occidente”.

La mattinata si è conclusa dopo gli interventi di un pubblico molto interessato: tra questi il Ministro Vincenzo Scotti, Vincenzo Nigro de La Repubblica, Riccardo Monti, imprenditore e Roberto Lovari, giornalista di Radio Radicale.

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