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Aiuti allo sviluppo: il dilemma del buon samaritano


Non è la prima volta e non sarà nemmeno l’ultima che uno studio certifica che le nazioni più ricche del mondo non hanno mantenuto le promesse relative agli aiuti allo sviluppo (Aps). In quest’occasione a segnalarlo è One, organizzazione non-profit che lotta contro la povertà estrema, che nel suo dettagliato report annuale relativo all’erogazione di aiuti pubblici, relaziona su come nel 2013 solo un terzo del denaro promesso sia andato ai Paesi più poveri.

Non è la prima volta e non sarà nemmeno l’ultima che uno studio certifica che le nazioni più ricche del mondo non hanno mantenuto le promesse relative agli aiuti allo sviluppo (Aps). In quest’occasione a segnalarlo è One, organizzazione non-profit che lotta contro la povertà estrema, che nel suo dettagliato report annuale relativo all’erogazione di aiuti pubblici, relaziona su come nel 2013 solo un terzo del denaro promesso sia andato ai Paesi più poveri.

www.one.org

Dal 2006, One pubblica il proprio resoconto annuale per monitorare il rispetto degli impegni assunti dai Paesi economicamente più avvantaggiati nel fornire Aps, basandosi sui dati forniti dal Comitato di aiuto allo sviluppo (Cas) dell’Ocse (Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica) e analizzando la maggior parte delle recenti tendenze in materia assistenziale.

Lo studio rileva che nel 2013 è stato registrato un incremento degli Aps pari al 5,3%, grazie al raggiungimento di un totale di 131,2 miliardi di dollari, dopo due anni consecutivi di notevole calo dovuto agli effetti della crisi finanziaria globale.

Ma gli aiuti pubblici complessivi erogati lo scorso anno dai paesi donor rappresentano solo lo 0,29% del loro Reddito nazionale lordo (Rnl): un rapporto inferiore a quello del 2009 e del 2010, oltre che notevolmente al di sotto dell’obiettivo di donare almeno lo 0,7% del proprio Rnl, fissato dalle Nazioni Unite.

Inoltre, solo un terzo dei 131,2 miliardi di dollari è andato ai Paesi meno sviluppati, la maggior parte dei quali si trova nell’Africa sub-sahariana, nonostante l’alto livello di supporto al nuovo obiettivo che prevede la destinazione del 50% di tutti gli aiuti alle nazioni più povere, spiega il rapporto dell’organizzazione fondata da Bono Vox e Bob Geldof.

Mentre i leader mondiali si preparano a concordare una serie di obiettivi allo sviluppo per il prossimo anno, One ha esortato i Paesi ricchi e poveri a pianificare una nuova iniziativa globale contro la povertà estrema a partire dal 2015.

Eppure l’approccio emergenziale di One, potrebbe essere non condiviso da alcuni studiosi che si occupano di economia dello sviluppo e da tempo hanno preso le distanze dagli aiuti pubblici, interrogandosi sulla validità di tale formula di sostegno.

Senza dubbio, a fronte di tale politica d’aiuti, se la maggior parte dei Paesi africani continua a rimanere nel novero di quelli in via di sviluppo, significa che qualcosa non va come dovrebbe andare.

Sulla base di questo assunto c’è anche chi si spinge a sostenere la tesi che il continente sarebbe addirittura più povero di prima e proprio a causa dei troppi aiuti allo sviluppo ricevuti.

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