Ambiente, Total ed Elf sapevano dei danni da idrocarburi


Uno studio rivela come le compagnie petrolifere abbiano negato il cambiamento climatico e investito per produrre una ricerca scientifica che ridimensionasse gli allarmi degli ambientalisti

Martino Mazzonis Martino Mazzonis
Giornalista e ricercatore, è autore di Come cambia l’America (con Mattia Diletti e Mattia Toaldo, 2009) e di Tea party (con Giovanni Borgognone, 2011).

Uno studio rivela come le compagnie petrolifere abbiano negato il cambiamento climatico e investito per produrre una ricerca scientifica che ridimensionasse gli allarmi degli ambientalisti

“Per dieci anni, gli americani hanno analizzato e denunciato le strategie dei gruppi americani per evitare e ritardare l’approvazione di regole ambientali. In Francia, abbiamo avuto la tendenza a considerare che i nostri campioni fossero più virtuosi di ExxonMobil. Il nostro studio rovescia la narrazione rassicurante che abbiamo costruito”.

Lo studio

Così dice a Le Monde Christophe Bonneuil, storico e ricercatore al Centre de recherches historiques (CNRS-EHESS), uno degli autori di uno studio che analizza i comportamenti del colosso francese degli idrocarburi, la Total, sesto gruppo petrolifero del pianeta e 25esima impresa per grandezza assoluta nella classifica Forbes (lo studio analizza anche il comportamento di Elf, impresa già di proprietà pubblica che si è fusa con Total nel 1999).

Lo studio è internazionale e coinvolge ricercatori francesi e americani e segnala come le strategie dei grandi gruppi che estraggono, raffinano e distribuiscono gli idrocarburi abbiano giocato tutti la stessa partita: negare il cambiamento climatico, investire per produrre campagne e ricerca scientifica che ridimensionassero gli allarmi degli ambientalisti e, solo alla fine, abbiano pubblicamente accettato l’idea che una crisi climatica sia in corso, ma poi lavorato per ridimensionare la portata delle riforme necessarie a invertire la rotta.

Da altre ricerche di archivio sappiamo che l’American Petroleum Institute aveva nozione dei rischi per il clima dell’uso dei combustibili fossili fin dagli anni ’50. All’epoca il ramo americano di Total era parte dell’API e aveva quindi accesso agli studi e alle informazioni in possesso di Exxon, Chevron e compagnia. La certezza che nel gruppo francese fosse a conoscenza dei rischi per la vita sul pianeta posti dal proprio campo di attività arriva nel 1971, quando in un articolo pubblicato nella rivista del gruppo distribuita ai dirigenti in 6mila copie si legge: “Questo aumento della concentrazione (di CO2) è abbastanza preoccupante […] l’anidride carbonica gioca un ruolo importante nell’equilibrio termico dell’atmosfera […] l’aria più ricca di anidride carbonica assorbe più radiazioni e si riscalda. È possibile, quindi, che un aumento della temperatura media dell’atmosfera sia da temere. Gli ordini di grandezza calcolati sono piccoli (da 1-1,5C°) ma potrebbero avere un impatto importante”. Le previsioni degli scienziati che scrivevano sulla rivista erano accurate.

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