America Latina: il virus dell’autoritarismo


In America Latina coronavirus, crisi economica e polarizzazione acuiscono le disuguaglianze sociali e aumentano il rischio di autoritarismi diffusi

In America Latina coronavirus, crisi economica e polarizzazione acuiscono le disuguaglianze sociali e aumentano il rischio di autoritarismi diffusi

Una protesta contro il Presidente venezuelano Nicolás Maduro a Brasilia, Brasile, 5 luglio 2020. REUTERS/Adriano Machado

Il coronavirus potrebbe trascinare l’America Latina in una nuova década perdida. Un decennio perduto. È l’allarme lanciato dal Fmi già all’inizio della pandemia. Uno scenario di crescita zero già conosciuto dalla regione negli anni ’80, che appunto passarono alla storia con questo nefasto titolo a causa della stagnazione economica provocata dalla crisi del debito, dai non facili processi di ri-democratizzazione e dalla contrazione del prezzo delle materie prime.

Tuttavia, questo decennio perduto potrebbe avere effetti molto più nefasti rispetto a 40 anni fa, con conseguenze economico-sociali devastanti e possibili sconvolgimenti politici.

L’America Latina sta affrontando la più grave recessione della sua storia, con centinaia di migliaia di aziende che chiudono, interi settori paralizzati o disorganizzati e milioni di disoccupati. Secondo l’Onu, a causa della pandemia oltre 45 milioni di persone potrebbero scivolare nella povertà assoluta.

Per cercare di ridurre l’impatto, i Governi locali hanno aperto i rubinetti della spesa pubblica. Cercando di puntellare le attività economiche da un lato e assistere i cittadini dall’altro. Ma arrivando a livelli di spesa mai visti prima, con il rischio di impennate inflattive ed instabilità sui mercati.

Brasile

Solo il programma di ausilio emergenziale varato dal Governo brasiliano del Presidente Jair Bolsonaro (da 600 a 1.200 reais mensili a famiglia, in un Paese in cui il reddito medio supera a malapena i 1.100 reais) è costato finora 300 miliardi di reais, circa il 5% del Pil. Il Bolsa Familia creato dall’ex Presidente Lula non arrivava a 30 miliardi, lo 0,5% del Pil.

Sommando anche gli aiuti alle imprese e il tracollo delle entrate fiscali, non stupisce che il debito pubblico stia lievitando dall’80% al 100% del Pil. Insostenibile per un’economia emergente.

Argentina

Le cose non vanno meglio in Argentina, dove il Governo di Alberto Fernández ha approfittato del coronavirus per dichiarare moratoria unilaterale sul debito estero. L’ottavo default in 192 anni di indipendenza. Con i mercati internazionali tornati a bollare Buenos Aires come paria.

Tuttavia, a differenza dell’ultima volta, nel 2001, ora l’Argentina ha un disperato bisogno di risorse per cercare di risollevare la sua economia e mantenere funzionante il suo sistema sanitario. Non a caso, a giugno la Casa Rosada è tornata a più miti consigli, e ha ripreso la trattativa con i creditori internazionali, cedendo su più punti.

Colombia, Perù e Cile

Anche in quelle che erano considerate “locomotive della regione”, la situazione non cambia. Colombia, Perù e Cile sono i Paesi che hanno maggiormente contribuito alla crescita latino-americana negli ultimi anni, in contrasto con la fiacchezza brasiliana e messicana e l’eterna crisi argentina. Tutti e tre fermati dal coronavirus, principalmente a causa della riduzione della domanda mondiale di commodities, che porterà a contrazioni del Pil dal 2,6% al 4,5%. La peggiore crisi degli ultimi 35 anni.

Il Cile in particolare, che aveva affrontato mesi di dure manifestazioni nel 2019, vede il tasso di disoccupazione al 13%. Con il possibile rischio di una ripresa delle sommosse per le strade.

Il rischio di un’involuzione democratica

Ma oltre a questo scenario di catastrofe economica, comune dal Rio Grande alla Patagonia, ciò che preoccupa è il rischio di un’involuzione democratica nella regione. Tanto da spingere il premio Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa a lanciare un manifesto dal titolo “Que la pandemia no sea un pretexto para el autoritarismo”. Un documento-denuncia firmato da centinaia di illustri politici, intellettuali e imprenditori.

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