Angola: crescita elevata ma solo per pochi


Dal primo gennaio, l’Angola è entrata a far parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu come membro non permanente in rappresentanza del continente africano. Un ruolo che secondo le autorità di Luanda è il riconoscimento del processo di transizione democratica e pacifica sostenuto con successo dal governo.

Dal primo gennaio, l’Angola è entrata a far parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu come membro non permanente in rappresentanza del continente africano. Un ruolo che secondo le autorità di Luanda è il riconoscimento del processo di transizione democratica e pacifica sostenuto con successo dal governo.

 

Skyscrapers and slums in Luanda (financialmail.co.za)
Il mandato conferito dall’Assemblea Generale all’Angola durerà al fino al 31 dicembre 2017 e il ministro degli Esteri George Chikoti è convinto che in questo triennio il suo Paese avrà la capacità di proporre soluzioni e di lavorare con gli altri membri per risolvere i problemi internazionali.

Appare però evidente, che l’attenzione del nuovo Stato membro sarà maggiormente focalizzata sullo scenario africano e sui suoi non pochi problemi come la pacificazione della regione dei Grandi Laghi, il tentativo di trovare una soluzione alla crisi in atto da oltre due anni nella Repubblica Centrafricana e a quella che da tredici mesi stravolge il Sud Sudan. Senza dimenticare, la lotta contro l’epidemia di ebola che in Africa occidentale ha già provocato più di 8mila morti.

L’ampio risalto dato dalla stampa ufficiale angolana all’ingresso nel massimo organo politico delle Nazioni Unite è anche conseguenza di una strategia che ha portato l’esecutivo di Luanda a operare in maniera decisa sul miglioramento delle relazioni a livello internazionale.

Secondo vari commentatori, oltre ai saldi legami instaurati con Stati Uniti e Cina, i due principali partner commerciali, l’Angola può contare sull’appoggio di Russia, Brasile, Israele e dell’ex potenza coloniale portoghese. Da evidenziare, anche il recente miglioramento dei rapporti con Pretoria e la partecipazione alla missione di pace nella Repubblica Centrafricana, sulla quale non sono però mancate dure critiche da parte dell’opposizione, riguardo al fatto che il Parlamento non è stato consultato prima di decidere l’invio di uomini, come previsto dalla Costituzione.

E’ comunque innegabile che sulla base di tali premesse lo sviluppo economico dell’Angola assume ulteriore valenza e rende ancora più significativi i dati sulla crescita del Pil, che secondo le ultime stime, tra il 2013 e il 2014, ha fatto registrare un incremento medio superiore al 2,8%, con il progresso della differenziazione economica e l’aumento della parte non relativa al comparto del greggio pari al 38% del totale.

Nel contesto è rilevante anche la riduzione del tasso di inflazione, che lo scorso novembre si è attestata al 7,49%, dopo lunghi anni di elevata crescita dell’andamento dei prezzi. Per avere un’idea del progresso registrato in tal senso, basti ricordare che nel 2003, l’anno successivo alla fine della guerra civile, il tasso d’inflazione era pari al 98%.

Il fattore che ha inciso in maniera determinante sulla crescita del Paese lusofono è senza dubbio costituito dalle sue immense ricchezze naturali, che gli hanno consentito di diventare il quarto produttore al mondo di diamanti e il secondo produttore africano di petrolio, dopo la Nigeria.

Questo contenuto è riservato agli abbonati

Abbonati per un anno a tutti i contenuti del sito e all'edizione cartacea + digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €45

Abbonati per un anno alla versione digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €20

- Advertisement -spot_img