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Elefanti a parte

Annuncio per wannabe manifestanti

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Da oggi la polizia di Delhi farà pubblicare su una serie di quotidiani locali una pubblicità rivolta a chi volesse manifestare il proprio dissenso, qualsiasi esso sia: contattateci che ci mettiamo d’accordo.

La notizia è apparsa sul The Indian Express e, letta così, suona un po’ tragicomica. Il dipartimento di polizia della capitale – che, ricordiamo, fa capo direttamente al Ministreo degli Interni centrale, non al governo di Delhi – ha comprato una pagina per pubblicizzare il numero del centralino al quale occorre telefonare per chiedere il permesso di organizzare una manifestazione in città.

Intervistato dal quotidiano, un rappresentante della polizia di Delhi ha spiegato che l’incremento esponenziale di manifestazioni – e soprattutto di manifestanti – ha reso necessario un coordinamento maggiore tra le forze di polizia e gli organizzatori, onde evitare cortei non autorizzati che possano nuocere allo svolgersi regolare delle attività cittadine.

La polizia ha quindi individuato un luogo adibito al dissenso nel parco di Jantar Mantar, che in passato aveva ospitato le folle oceaniche a supporto di Anna Hazare prima e di Arvind Kejriwal poi. L’annuncio recita letteralmente “Fino a 5000 persone – Benvenuti a Jantar Mantar” e si immaginano già le richieste di prenotazione dello spazio per poter mettere in scena delle proteste a favore di telecamera.

I risvolti della vicenda sono due: a Delhi, con il nuovo governo “grillino” di Aap, le manifestazioni si sono moltiplicate e godono spesso del sostegno ufficiale delle autorità (nel corto circuito di istituzioni che appoggiano movimenti di dissenso contro altre istituzioni); le manifestazioni stanno via via perdendo la loro caratteristica peculiare di insubordinazione, si armonizzano in un rito preconfezionato che, alla lunga, perde di ogni significato concreto.

L’altra faccia della medaglia autoritaria, relegata alla fine del pezzo, è inquietante: le manifestazioni concordate saranno ben accette, a difesa del “diritto al dissenso”; tutte le altre, mette in guardia la polizia, saranno considerate come “occupazione di suolo pubblico”. Un reato che gustificherà, se necessario, la repressione di stato.

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