Anti-Maidan, anatomia di un movimento che non esiste


Un sacco di gente per le strade di Mosca, chi dice 30, chi 40mila. Manifestavano contro qualcosa che non esiste, e per qualcosa che non esiste. I media li chiamano Anti-Maidan, ma la maggior parte di chi ha sfilato nella capitale russa non sapeva nemmeno perché si trovava lì.

Un sacco di gente per le strade di Mosca, chi dice 30, chi 40mila. Manifestavano contro qualcosa che non esiste, e per qualcosa che non esiste. I media li chiamano Anti-Maidan, ma la maggior parte di chi ha sfilato nella capitale russa non sapeva nemmeno perché si trovava lì.

 

“Perché sei qui oggi?”, chiede il giornalista di Dozhd TV a un ragazzo che ha preso parte alla grande manifestazione chiamata Anti-Maidan. “Mi ci ha costretto lui”, risponde indicando un suo amico. “Non voleva venire da solo”.  “E tu, perché sei qui?”. “Ce lo imposto il preside della facoltà. Cinque studenti per ogni corso, ha detto. Ci hanno messo assieme, ci hanno dato questi cartelli e siamo venuti qui”. “Ma almeno lo sai cosa c’è scritto?”. “Che i ladri devono stare in prigione, e poi c’è la foto mi pare di Navalny e qualcun altro”. “E tu sei d’accordo?”. “No”. “E allora, perché porti questo cartello?”. “Non so dove altro metterlo”.
Il “movimento” Anti-Maidan ha una crisi d’identità.

 

Diversificazione dell’offerta

Anti-Maidan semplicemente non esiste. Non è un movimento, non è una parte della società che manifesta per o contro qualcosa in cui crede, non è niente di paragonabile all’EuroMaidan di un anno fa a cui dice di volersi opporre. Anti-Maidan è la differenziazione del marchio, ma il prodotto – come il produttore – è sempre lo stesso.

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