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Artigianato in start up per ripartire dall’Italia

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Storie di start up se ne sentono tante ultimamente. E sono, forse, tra  le poche speranze per rimettere in gioco l’economia e il lavoro anche del nostro paese. Storie di chi lascia l’Italia in cerca di un lavoro o per aprire un business, o viceversa di chi rimane e continua a cercare di invertire le sorti di questo malandato paese o di chi dopo esperienze all’estero, più convinto e creativo di prima torna alle radici e decide di investire vicino  a casa.

 Scelte coraggiose ognuna di queste strade rappresenta decisioni non facili né scontate. Reputeka  è la strada coraggiosa di Luca Cornali, un ragazzo trentino di 31 anni, che dopo un master in Usa e diverse esperienze all’estero, ha deciso di coniugare innovazione e tradizione aprendo una start up di artigianato nella sua regione.

“Ho notato che l’economia sulla quale si basava il web era la medesima di quella reale nella quale vivevano gli artigiani, ma stranamente questi non sfruttavano il web”.

Da qui parte il progetto di Cornali che ha dato vita a una vetrina multimediale per prodotti artigianali che, come lui sostiene , in molti casi non trovano nemmeno spazio nei negozi: “Un po’ come in una libreria spesso trovano spazio solo i best sellers , mentre in questo modo si crea un ambiente illimitato dove è possibile trovare autori e libri più specialistici o di piccole realtà”. 

Reputka cerca di dare una vetrina nazionale col  programma di diventare sempre più internazionale, a prodotti  artigianali italiani che  a volte non riescono a farsi conoscere oltre il proprio piccolo territorio, valle o città. Inizialmente ha vinto un bando Ue  della Regione Trentino con cui è riuscito ad avviare un primo prototipo di impresa.

Solo dopo diverse traversie senza scoraggiarsi nella ricerca di investitori pubblici e privati che credessero nel progetto. “Le realtà pubbliche ci hanno quasi messo i bastoni tra le ruote, chiedevano di inserire qualcosa nel progetto e poi il più delle volte all’ultimo si tiravano indietro o ancor peggio rispondevano con un “ni”, alla fine due privati hanno creduto nell’idea”.

Al momento la start up trentina conta più di centro artigiani dalla Sicilia al Trentino con oltre mille prodotti sulla vetrina multimediale, per un valore della merce di quasi un milione di euro.

Come funziona?

Tutto si basa sul merito: l’artigiano ha una visibilità commisurata alla sua reputazione, valutata tramite il giudizio degli utenti. In partenza tutti hanno la stessa visibilità che diminuirà e aumenterà a seconda dei giudizi espressi dagli utenti. In alcun modo si può influenzare la start up per ottenere una maggiore visibilità con somme di denaro o altro. Reputeka ha aperto anche una società negli USA , portando così pezzi unici realizzati a mano in Italia sul mercato mondiale. Il concetto è la promozione del brand “made in Italy”. Non ci sono costi di registrazione dei prodotti, Reputeka trattiene una commissione solo sui prodotti venduti “altrimenti non prendiamo nulla perché significa che non abbiamo fatto un buon lavoro” spiega Cornali.

I prodotti venduti finora superano il centinaio. Il giovane team, sette ragazzi, affiancato da esperti e consulenti esterni e da società partner che supportano nella strategia , si occupa di tutti gli aspetti burocratici, delle traduzioni in lingua per gli artigiani, che spesso non saprebbero come fare. I costi per aprire un’ impresa, i documenti necessari, i notai e quant’altro non sono pochi e i tempi sono più lunghi rispetto ad altri paesi come gli USA “Io ho sempre voluto tornare oltre al master ho fatto altre esperienze all’estero e mi sono sempre più convinto che in Italia ci sono moltissime ricchezze che non vengono abbastanza sfruttate e non riescono ad emergere anche sul mercato estero, le nuove tecnologie possono essere un’opportunità in questo senso”.

@IreneGiuntella

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