L’asse Roma-Parigi-Berlino: dal trattato dell’Eliseo a quello del Quirinale


Il rilancio del cantiere della costruzione europea, in particolare nei settori della difesa e dell’immigrazione: l’ipotesi non sembra di facile attuabilità ma potrebbe rilanciare il dibattito sulla costruzione dell’Ue in un momento delicato

Gerardo Pelosi Gerardo Pelosi
Inviato de Il sole 24 ore dal 1990.

Il rilancio del cantiere della costruzione europea, in particolare nei settori della difesa e dell’immigrazione: l’ipotesi non sembra di facile attuabilità ma potrebbe rilanciare il dibattito sulla costruzione dell’Ue in un momento delicato

L’ipotesi, almeno sulla carta, non sembra di facile attuabilità ma avrebbe sicuramente il merito di rilanciare il dibattito sulla costruzione dell’Unione europea in un momento delicato, dopo l’uscita di scena della Cancelliera tedesca Angela Merkel e in vista delle elezioni francesi dell’anno prossimo.

Creare un collegamento tra il vecchio Trattato dell’Eliseo firmato nel ‘63 dal Presidente francese De Gaulle e dal Cancelliere tedesco Adenauer e il nuovo Trattato del Quirinale che verrà firmato a Roma giovedì prossimo, 25 novembre, dal Presidente francese Emmanuel Macron e dal Presidente del Consiglio Mario Draghi.

L’ipotesi viene avanzata alla vigilia della visita di Macron a Roma da Piervirgilio Dastoli, Presidente del Movimento europeo e già collaboratore storico di un “padre” dell’Europa come Altiero Spinelli.

Dastoli ricorda che l’idea di un Trattato del Quirinale fu lanciata all’inizio del 2018 dal Governo Gentiloni in un incontro presieduto dai Ministri delle Politiche europee Gozi e Loiseau. La redazione del progetto fu affidata a un gruppo di sei “saggi” fra cui gli italiani Franco Bassanini, Marco Piantini e Paola Severino. Tra i temi prioritari la ricerca, la cultura, l’industria e la difesa, sottolineando la necessità di agire con metodi di azione, come le cooperazioni rafforzate o strutturate, nel caso in cui le decisioni all’unanimità avessero ostacolato il processo decisionale. Dopo le elezioni del 2018 e la formazione del Governo Conte I con la Lega e il Movimento 5 Stelle, i negoziati furono però congelati e non furono ripresi con il Conte II durante la pandemia. Sono stati riavviati solo con il Governo Draghi e proprio in questi giorni si stanno limando gli ultimi dettagli prima della firma ufficiale il 25 novembre.

Nel frattempo, osserva sempre Dastoli, molte cose sono avvenute in Europa e tra l’Italia e la Francia, fra cui l’avvio della Conferenza sul futuro dell’Europa con la disponibilità francese e italiana a prendere in considerazione l’ipotesi di un superamento del Trattato di Lisbona firmato 14 anni fa, in un tempo in cui le condizioni del mondo e dell’Europa erano radicalmente diverse da quelle attuali. In questa prospettiva si pone ancor di più la questione del “che fare” nel caso in cui alcuni Governi non fossero disponibili a negoziare e ad accettare una revisione del Trattato di Lisbona e dunque quale progetto, quale metodo e quale agenda immaginare per superare l’ostacolo della Convenzione sulla base dell’articolo 48 che impone la convocazione di una Conferenza diplomatica, l’accordo unanime dei Governi nazionali e l’unanimità delle ratifiche nazionali.

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