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A Di Maio non piacciono i G20

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[caption id="attachment_51550" align="alignnone" width=""]Il Ministro degli Esteri e leader del Movimento 5 Stelle Luigi di Maio a Roma, Italia. REUTERS/Ciro de LucaIl Ministro degli Esteri e leader del Movimento 5 Stelle Luigi di Maio a Roma, Italia. REUTERS/Ciro de Luca[/caption]

In quattro mesi il Ministro è riuscito a evitarne ben due (Lavoro ed Esteri). E la sua assenza non è passata inosservata

Il giovanissimo e un po’ arrogante “spin doctor” Augusto Rubei (lo stesso “stratega” della comunicazione dell’ex Ministra della Difesa Elisabetta Trenta) questo non lo aveva proprio fatto presente al capo politico dei 5 Stelle e suo nuovo datore di lavoro Luigi di Maio quando, in settembre, l’aveva convinto, dopo molte insistenze, a occupare come capodelegazione dei pentastellati la casella della Farnesina nel Governo Conte 2 per guidare un Ministero “di peso” che gli avrebbe sicuramente offerto grande visibilità in Italia e all’estero. Non gli aveva, cioè, detto che occupare la poltrona di capo della diplomazia italiana contempla inevitabilmente anche degli obblighi, primo fra tutti, soprattutto per un Paese come il nostro, membro del G7 e del G20, quello di essere presenti ai grandi appuntamenti internazionali.

Ebbene, il Ministro Di Maio solo ora si sarebbe reso conto che parte essenziale del suo lavoro si svolge proprio durante le missioni all’estero. Così, nell’ultimo viaggio di ritorno da Washington dove aveva partecipato alla riunione della coalizione anti-Daesh, Di Maio ha rotto gli indugi e ha comunicato al suo capo di gabinetto, Ettore Sequi che lui, al G20 Esteri a presidenza giapponese previsto per il 22 e 23 novembre, non ci sarebbe proprio andato causa l’affollamento eccessivo dell’agenda di politica interna ma soprattutto perché non se la sentiva di stare lontano da Roma per cinque giorni consecutivi in un momento molto delicato per il futuro del Movimento 5 Stelle.

Ma c’è anche un piccolo “giallo” sulle ragioni addotte dalla Farnesina ai giapponesi per declinare l’invito. In un primo momento era stato comunicato che al G20 avrebbe preso parte la viceministra Del Re perché Di Maio era impegnato in Sicilia in incontri con attivisti del suo partito a Castelvetrano, Ragusa, Noto e Augusta. Solo dopo una certa irritazione del Gaimusho, il Ministero degli Esteri giapponese, il messaggio è stato completato ricordando che sabato 23 novembre il inistro avrebbe effettuato anche un sopralluogo nelle aree alluvionate a Ispica, una scusa un poco più accettabile per la presidenza giapponese. Poi, per le vie brevi, con i diplomatici del Sol Levante, i funzionari della Farnesina hanno anche fatto rilevare che un G20 dei Ministri degli Esteri che si riunisce dopo quello dei capi di Stati e di Governo (tenutosi a giugno) è già di per sé un’anomalia. Per di più, i temi trattati sarebbero quelli dello sviluppo sostenibile, l’agenda 2030 e il futuro dell’Africa. Motivi che avrebbero già indotto Paesi come Stati Uniti e Francia a disertare l’incontro di Tokio.

Ma quello che i giapponesi fanno ancora fatica a comprendere è l’atteggiamento di Di Maio che, nel giro di quattro mesi, è riuscito a evitare ben due G20, quello di fine agosto come Ministro del Lavoro (delegò il sottosegretario Claudio Cominardi) e ora quello dei Ministri degli Esteri. Tanto più che le rotte nel Far East non sembrano affatto sconosciute a Di Maio che nel giro di un anno si è già recato per due volte alla Fiera di Shanghai. Ma l’assenza di Di Maio ai due G20 non è passata inosservata neppure agli altri membri del G20. A partire dal primo dicembre prossimo l’Italia entrerà infatti nella Trojka del G20 come Paese che avrà la presidenza dell’organismo nel 2021 e dovrà quindi condividere tutte le decisioni prima con i giapponesi e poi con l’Arabia Saudita.

C’è però da dire che la mancata presenza di Di Maio a Tokio ha illustri (e poco edificanti) precedenti. Nel 2005 l’ex premier Silvio Berlusconi diede una clamorosa “buca” all’imperatore giapponese a soli due giorni da una visita di Stato programmata da tempo. Più recentemente, la Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, il 22 ottobre scorso, per la presentazione dell’imperatore alla comunità internazionale si è distinta per qualche smagliatura nei rigidi protocolli cadenzati al secondo con ritardi nei cortei e piani di volo dell’aereo di Stato non comunicato in tempo alla torre di controllo di Narita.

@pelosigerardo

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