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Astinenze pericolose


Per troppi Giapponesi il sesso non vale più la pena.

Per troppi Giapponesi il sesso non vale più la pena.

Se è una malattia, in giapponese ha già un nome: sekkusu shinai shokogun, o “sindrome del celibato”. Per motivi che sia il Paese che il Governo amerebbero sapere, ricerche recenti sostengono che il 45% delle giovani giapponesi all’apice dell’età riproduttiva, cioè fra i 16 e i 24 anni di età, “non sono interessate o aborrono i contatti sessuali”.

Uno studio condotto l’anno scorso dalla JFPA (Associazione giapponese per la pianificazione familiare) ha rilevato che circa un quarto dei loro coetanei maschi la pensano allo stesso modo. Non una semplice curiosità asiatica, ma qualcosa di più e di più serio.

Con un tasso d’immigrazione prossimo allo zero e un tasso di natalità in picchiata, la popolazione in età lavorativa sta calando ed è ormai ai livelli più bassi di questi ultimi 30 anni. E, semmai, il declino sembra accelerare.  

Per la prima volta nella storia, la percentuale dei Giapponesi ultra-65enni ha superato il 25% della popolazione. Negli Usa, secondo lo U.S. Census Bureau, l’organo di censimento statunitense, è intorno al 14%. Il Giappone aveva già uno dei tassi di natalità più bassi del mondo e negli ultimi 10 anni la sua popolazione di 126 milioni di persone non ha fatto che diminuire.

Secondo le proiezioni ufficiali, entro il 2060 si ridurrà di un altro terzo. La ragione è semplice: i single, uomini e donne, non sono mai stati così tanti.

Da un’indagine governativa del 2011 è emerso che il 61% dei celibi e il 49% delle nubili in età compresa fra i 18 e i 34 anni non ha relazioni sentimentali in corso, il 10% in più di 5 anni fa.

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