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Attentato a Nizza: neppure il Covid ferma i lupi solitari

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La decapitazione di Samuel Paty ha rimesso in moto la macchina del terrorismo fondamentalista, che ora ha colpito anche Nizza. Sotto attacco l’Italia, che avrebbe lasciato transitare l’attentatore tunisino

Attentato a Nizza

Soldati francesi pattugliano i dintorni della chiesa di Notre Dame a Nizza, Francia, 30 ottobre 2020. REUTERS/Eric Gaillard

Tra gli effetti collaterali della pandemia da coronavirus si era registrato con un certo sollievo nei mesi passati un calo considerevole sia degli episodi di criminalità comune, sia degli attacchi terroristici di matrice islamista. Lockdown un po’ ovunque, limitazioni nei viaggi e negli spostamenti, strade controllate dalle forze di polizia. Tutto ciò ha prodotto inevitabilmente una tregua. Tregua che purtroppo è durata molto poco e che sembra sfidare anche la seconda ondata del Covid.

Il 16 ottobre l’attentato a Samuel Paty a Conflans-Sainte-Honorine ha purtroppo rimesso in moto la macchina del terrorismo fondamentalista. La Fatwa contro l’Occidente, una volta sconfitto lo Stato islamico in Siria, sembra affidarsi ora solo ai lupi solitari, che non necessitano di appoggi particolari o di una sofisticata rete di contatti ma che si alimentano con la dottrina diffusa via web. Operano solo sulla base dell’odio religioso come nel caso dell’attentatore di Nizza di giovedì scorso, il tunisino di 21 anni Brahim Aouissaoui, che ha ucciso tre persone nella cattedrale di Notre–Dame giungendo in Francia transitando dall’Italia. Il Presidente francese Emmanuel Macron parla di un attacco alla Francia, ai suoi valori e alle sue libertà religiose. Un Paese che ospita oltre sei milioni di musulmani – il 10% della sua popolazione – ma che sta ingaggiando uno scontro senza precedenti contro la Turchia di Erdogan per le posizioni sulla Grecia e per il Nagorno Karabakh. Il Ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha invitato alla prudenza i cittadini francesi che vivono all’estero, affermando che la minaccia contro gli interessi francesi “è ovunque”. Come se non bastasse, non solo dal partito di Le Pen ma anche da conservatori più moderati si levano voci sulle presunte responsabilità dell’Italia che avrebbe lasciato transitare impunemente l’attentatore tunisino sul territorio europeo fino a Nizza.

In Italia, sotto attacco da parte dell’opposizione e della Lega è il Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, che giovedì riferirà al comitato di controllo sui servizi di sicurezza Copasir ma già ieri ha risposto alle accuse. “Questo è un attacco all’Europa – ha detto il Ministro –  non c’è nessuna responsabilità del Governo che non aveva ricevuto alcuna segnalazione da parte delle autorità tunisine”. Quanto alla modifica ai decreti sicurezza “devo dire che i decreti sicurezza hanno creato insicurezza perché hanno messo in strada 20mila persone che sono dovute uscire dal sistema dell’accoglienza”. Dunque, ha aggiunto la responsabile del Viminale, “è il momento di fermarci con queste polemiche, di essere vicini al popolo francese e ai vari Paesi europei perché questo è un attacco all’Europa”. Ma il leader della Lega Matteo Salvini non molla: “L’8 ottobre scorso – ricorda Salvini – la nave quarantena Rhapsody ha portato a Bari 805 immigrati clandestini. Quanti ne sono sbarcati oltre al killer islamico di Nizza, il tunisino Brahim Aoussaoui? Quanti di questi sono ancora in Italia, e dove? Quanti sono scomparsi? Continuo a chiedere le dimissioni del Ministro dell’Interno, per evidente e palese incapacità”.

Intanto Macron corre ai ripari e in un Paese già in coprifuoco per il Covid ha deciso di aumentare da 3.000 a 7.000 il numero di uomini delle forze di sicurezza dispiegati per garantire la sicurezza. La metà sono gendarmi riservisti che da lunedì saranno messi a disposizione dei prefetti per garantire la sicurezza, ha annunciato il Ministro dell’Interno, Gérald Darmanin, al termine del consiglio di Difesa all’Eliseo con il Presidente Macron. “Il consiglio di Difesa – ha proseguito – ha deciso l’aumento del nostro dispositivo di vigilanza”. A questi si aggiungono altri 3.500 agenti anch’essi a disposizione dei prefetti.

Nel frattempo la magistratura italiana e quella tunisina si sono messe in moto. La Procura di Bari ha formalmente aperto un’indagine per associazione terroristica sull’attentatore di Nizza, di origini tunisine, sbarcato a Lampedusa dalla nave quarantena Rhapsody. Il procuratore facente funzione Roberto Rossi ha anche aperto un fascicolo conoscitivo cioè senza indagati né ipotesi di reato, sulla procedura amministrativa relativa al provvedimento di respingimento adottato nei suoi confronti. Anche la procura antiterrorismo di Tunisi ha ordinato l’apertura di un’indagine sulla presunta esistenza del gruppo terroristico “Al Mahdi’ nel sud della Tunisia e sul suo potenziale coinvolgimento nell’attacco terroristico di Nizza”.

@pelosigerardo

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