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Australia: scienza e fiducia contro il Covid


In Australia il Governo ha convinto i cittadini: il 69% approva la gestione della crisi sanitaria e la collaborazione individuale ha garantito il successo

Max Civili e Silvia Greco Max Civili e Silvia Greco

Bondi Beach, Sydney, Australia, 23 novembre 2020. REUTERS/Loren Elliott
Marzo 2020. Il Covid impazza nel mondo, la prima ondata ha appena raggiunto l’Australia. Mentre nella costa est i politici discutono sul da farsi a Sydney, Melbourne e in Parlamento a Canberra, una donna aborigena di settant’anni, seduta sulla sabbia rossa del deserto del South Australia, dipinge. È Betty Muffler, healer degli Anangu Pitjantjatjara Yankuny, una donna dai poteri taumaturgici, che usa, tra le altre cose, anche la pittura per proteggere la sua gente dalla pandemia. Lavora su canali di energia noti a lei sola. Ci crede anche la rivista Vogue che le commissiona un quadro intitolato Hope, speranza. E così la copertina di Vogue Australia di settembre, invece di una modella, propone gli intricati sentieri di energia, disegnati bianco su sfondo nero, che secondo gli aborigeni attraversano il deserto.L’Australia è anche questo. Ma a far passare il Paese quasi indenne attraverso la pandemia è stato indubbiamente il lavoro degli scienziati. Al 23 dicembre, il Ministero della Sanità ha registrato 908 morti su un totale di oltre 28.000 casi. All’inizio dell’estate australe, il primo dicembre, la situazione nel Paese era tornata alla normalità dopo un secondo breve lockdown. Zero casi di Covid per diverse settimane. Zero come le ciambelle doughnut. I giorni senza nuovi casi iniziano a chiamarli “doughnut day” e le frittelle colorate diventano il simbolo della rinascita.Soltanto alla vigilia di Natale i sobborghi delle spiagge della zona nord di Sydney hanno registrato una decina di nuovi casi, facendo scattare l’allarme in tutto lo stato. Ma, ammesso che la situazione non sfugga di mano, non cambia il quadro di una nazione che dalla gestione della crisi esce a pieni voti.Quale è stata la strategia vincente? Innanzitutto l’Australia ha agito presto. A inizio febbraio il Governo australiano – primo paese al mondo a fare una cosa simile − ha chiuso le frontiere con la Cina, una decisione difficile perché di fatto bloccava gli studenti cinesi che stavano per rientrare nelle Università australiane dopo la pausa estiva (secondo il   Ministero dell’Educazione, sono quasi 300mila, e hanno un peso consistente tra gli oltre 20 bilioni di euro generati ogni anno dagli studenti stranieri nelle Università australiane).Poi però, il governo tentenna. Il primo ministro conservatore Scott Morrison a marzo sostiene che si sta tornando alla normalità, e annuncia – mentre i cittadini fanno nervosamente incetta di carta igienica nei supermercati − di voler andare alla partita di rugby allo stadio, in mezzo ad una folla di centinaia di persone. Una sicurezza che dura poco. Già a metà marzo l’Australia raggiunge i 300 nuovi casi positivi al giorno, e scatta l’obbligo di quarantena per tutti gli arrivi internazionali. Le frontiere sono aperte con il contagocce per residenti e business. Il conto degli alberghi adibiti a quarantena, salatissimo, è a carico di chi viaggia.Il Governo federale è ancora incerto, si dibatte se annullare o meno il Grand Prix automobilistico a Melbourne. I numeri del contagio iniziano a salire in modo esponenziale. A Sydney la nave da crociera Ruby Princess viene lasciata attraccare e gli oltre 2.600 passeggeri sbarcano senza obbligo di quarantena nonostante a bordo vi fossero un centinaio di persone con problemi respiratori e febbre. Il contagio si diffonde ovunque. Il premier conservatore del Nuovo Galles del Sud, Gladys Berejiklian, finisce sulla graticola.L’Australia guarda l’Europa, e l’Italia, con crescente apprensione. In quei giorni il Governo prepara una mappa di strutture come stadi di hockey sul ghiaccio e grosse celle frigorifere che possano fornire supporto a ospedali e obitori. Si teme che il numero delle vittime causate dalla pandemia possa raggiungere quota 150mila. È il momento della svolta nella lotta al virus.I parlamenti degli stati −  il Governo federale non ha voce in capitolo in materia di sanità – mettono da parte le rivalità politiche e iniziano a lavorare in un’ottica bipartisan; vengono imposte rigide regole di testing e l’Australia diventa in fretta uno dei paesi con la più alta percentuale di screening al mondo: a metà marzo i test sono già oltre centomila. Test e contact tracing cambiano la situazione, e a questo si aggiunge un’iniezione di liquidità per la Sanità (poco meno di un bilione e mezzo di euro) e poi un primo pacchetto di stimolo fiscale (quasi 11 bilioni di euro).Efficienza ma anche ubbidienza. A Pasqua il ritornello è Stay home”, state a casa, e a parte rare eccezioni gli australiani ubbidiscono. I nuovi casi scendono ad una settantina al giorno. Il governo inietta altri soldi: sanità, asili, disoccupati e persino un divieto di buttar fuori casa chi non paga l’affitto. A fine maggio, il peggio sembra passato. E lo è, tranne che nello stato del Victoria. Qui alcune guardie di sicurezza in un albergo che ospita pazienti in quarantena si infettano, e trasmettono il virus alle loro famiglie. Il contagio divampa. In poco tempo 800 persone muoiono; sono quasi tutti anziani in case di riposo. Il 99% di quei casi è riconducibile agli agenti infettati in albergo. Nulla sembra funzionare, il contact tracing sfugge di mano.Sotto il fuoco dei media populisti, il premier laborista Daniel Andrews mette in piedi una task force di scienziati. Melbourne entra in una delle quarantene più rigide che si siano viste. Per i cinque milioni di abitanti arrivano 110 giorni durissimi, tra obbligo di maschere, coprifuoco, frontiere tra stati chiuse. La gente si mischia meno, e quando lo fa, usa le precauzioni necessarie. È la chiave di uscita dalla crisi, dicono gli epidemiologi.L’Australia, aiutata da una bassa popolazione (25 milioni) e dall’isolamento geografico, sembra avercela fatta. Uno studio di The Conversation, rispettata pubblicazione online di accademici, in una ricerca sul livello di apprezzamento sull’operato del governo in merito alla pandemia, indica che il 69% degli australiani approva il governo, aspettandosi però che continui ad ascoltare il parere degli esperti. “Per preservare il consenso degli australiani anche post Covid, dovrà però abbracciare un nuovo stile di politica; più trasparente, collaborativo tra partiti e con scelte che abbiano una forte base scientifica”, conclude la ricerca.Nonostante la recessione sia durata due mesi soltanto, per l’Australian Institute of International Affaires, “l’Australia sarà più povera, più debole e più isolata” nel mondo post pandemia. Si stimano perdite del 4% circa sul Pil del Paese. Il colpo è duro ma non ha nulla a che vedere con la pesante emorragia in termini occupazionali e di ricchezza sofferta dai Paesi europei e nordatlantici maggiormente colpiti dalla pandemia. Preoccupa invece, e tanto, il deterioramento dei rapporti con la Cina. La richiesta del Primo Ministro Morrison, ad aprile, di una commissione internazionale che indagasse sulle origini del Covid nel Paese del Dragone ha fatto precipitare le relazioni tra i due uffici diplomatici al punto più basso da decenni. Le tensioni tra Pechino e Canberra, oggi situate al lato opposto della scacchiera asiatica, continuano a intensificarsi con la seconda che ha più da perdere, visto che il 35% del suo export è proprio con la Cina. Lo scontro è ormai conclamato: un tweet pubblicato a fine novembre dal Ministero degli Esteri cinese ha ulteriormente infiammato l’escalation di tensione tra i due Paesi, dopo che Canberra ha riconosciuto che le forze speciali uccisero in Afghanistan 39 civili tra il 2005 e il 2016. Il tweet è accompagnato da una foto (ritoccata secondo alcuni media e le autorità australiane) di un soldato australiano mentre porta un coltello sporco di sangue alla gola di un bambino afghano.Uscita a pieni voti dalla pandemia, Canberra deve ora uscire dall’impasse con Pechino e riguadagnare credibilità su sostenibilità e cambiamenti climatici, due materie su cui rischia la bocciatura anche in casa. Toccherà sintonizzarsi sulla frequenza delle sagge anziane aborigene del deserto rosso?

Questo articolo è pubblicato anche sul numero di gennaio/febbraio di eastwest.

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