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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Australia e Kuwait piegati dalla pandemia

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Australia e Kuwait vivono una flessione economica causata dal coronavirus e da problematiche locali. Futuro incerto per motivi diversi

Una donna osserva la vista dal ponte di osservazione della Sydney Tower Eye a Sydney, Australia, 28 agosto. 2020. REUTERS/Loren Elliott

Kuwait e Australia, nazioni così lontane ma mai così vicine nel condividere un problema di carattere economico causato dallo stesso avversario: la pandemia da coronavirus. I due Paesi vivono un momento di crisi economica dirompente e storico, ciascuno con le proprie dinamiche, ma che trovano nella diffusione del virus un elemento che ha portato alla luce la debolezza delle rispettive economie. Insieme al cambiamento climatico — uno spostamento degli interessi verso l’energia green, gli incendi causati dall’aumento delle temperature —, la pandemia è il fattore che accompagna entrambe le flessioni di due realtà notoriamente in buon stato di salute, con il Kuwait all’ottavo posto al mondo per Pil pro capite e l’Australia al diciannovesimo.

La crisi di liquidità del Kuwait

Il Kuwait, Paese membro dell’Opec — l’organizzazione degli Stati esportatori di petrolio — è sesto nella classifica mondiale delle riserve di petrolio. La ricchezza della piccola nazione della penisola arabica si basa al 92% sulle esportazioni di oro nero. Con la diminuzione repentina dei prezzi e una richiesta di idrocarburi in diminuzione — e l’aumento di energia generata da fonti rinnovabili —, il Kuwait ha subito una crisi senza precedenti. Rispetto al 2014, l’esportazione di oil&gas è crollata della metà, portando il Kuwait a una crisi della liquidità tale che Barak Al-Sheetan, Ministro delle Finanze, ha affermato di non poter pagare i salari dei dipendenti statali dopo il mese di ottobre.

I problemi del Kuwait sono potenzialmente gli stessi dei vicini Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti. Eppure, Riad e Abu Dhabi sono stati più lungimiranti, cogliendo il cambiamento dell’economia mondiale: i primi hanno tagliato alcune delle principali prebende e imposto nuove tasse; i secondi, hanno diversificato gli introiti economici, ad esempio trasformando Dubai in un hub finanziario e logistico. Il dibattito interno al Kuwait si è spostato verso l’utilizzo di uno dei fondi sovrani d’investimento, gestiti dal Kuwait Investment Authority, chiamato Future Generations Fund, dall’ammontare di quasi 500 miliardi di dollari. Alcuni spingono per l’utilizzo di quelle risorse, chi è contrario crede che nell’arco di 20 anni potrebbe essere prosciugato.

Australia, prima recessione in 30 anni

Il coronavirus è stato devastante per l’economia australiana, che registra la prima recessione in 30 anni. Nel secondo trimestre del 2020, il Pil ha subito una contrazione del 7%, la seconda diminuzione di seguito, pari a un calo che non si verificava dal 1959. L’ultima recessione, nel 1991, si era fermata al -1.3%. Le stime sulla contrazione dell’economia per l’anno in corso avevano previsto un crollo più contenuto al 5.9%. Secondo la Reserve Bank of Australia il recupero economico è incerto e tutto basato sulla fine della diffusione del virus: “le condizioni economiche miglioreranno se la pandemia verrà messa sotto controllo e le misure di contenimento saranno meno stringenti”.

Inoltre, Canberra ha generalmente vissuto un 2020 estremamente complicato, iniziato con i vasti incendi che hanno distrutto l’Australia sud-orientale, con gli Stati del Victoria e Nuovo Galles del Sud particolarmente interessati dalla devastazione del fuoco. Gli eventi hanno impattato negativamente sui consumi interni e sul turismo: come spiegato dall’Atec (Australian Tourism Export Council), era diffusa l’erronea percezione che l’intero continente fosse soggetto ai bushfires, tanto che sono avvenute “migliaia di cancellazioni, principalmente da Stati Uniti, Regno Unito e Unione Europea”.

@melonimatteo

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