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Australia, il “miracolo politico” di Scott Morrison

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Fallimento totale dei sondaggi che lo davano per sconfitto. L’agenda politica di destra peggiorerà il cambiamento climatico

Per i giornali una vittoria shock, per Scott Morrison un “miracolo politico”: i Conservatori mantengono il potere in Australia e si infischiano del cambiamento climatico, terreno di scontro con i Laburisti — guidati dallo sconfitto Bill Shorten — nel corso della campagna elettorale. Nonostante la grande isola-continente abbia subito i gravi effetti del surriscaldamento globale e dei fenomeni a esso legati, gli elettori australiani — molti lavoratori delle miniere impauriti dalla perdita del posto, le aziende terrorizzate da eventuali tasse sulla produzione di energia non rinnovabile — hanno preferito continuare sul solco delle politiche della destra, snobbando la chiamata dei Laburisti per un cambiamento verde e per una riforma del sistema di tassazione.

In una certa misura si è ripetuto lo scenario precedente alle elezioni statunitensi del 2016, quando Donald Trump giurò fedeltà ai lavoratori delle miniere di carbone e la maggior parte dei sondaggi davano Hillary Clinton sicura vincitrice. L’Australia, con questo risultato, prosegue nel suo cammino con i Conservatori che, oltre alle posizioni di diniego del cambiamento climatico, hanno assunto politiche rigide verso i migranti e i richiedenti asilo. Le Nazioni Unite — con l’Agenzia per i Rifugiati e il Consiglio per i Diritti Umani — hanno più volte criticato le misure decise dalle autorità australiane, che vedono i richiedenti asilo trasportati su diverse isole — Manus in Papua Nuova Guinea, Nauru, Christmas Island — trasformate in centri di detenzione a cielo aperto.

Sul fronte internazionale, il legame con gli Stati Uniti dovrà essere bilanciato con gli ottimi rapporti economici con la Cina. E il caso Huawei è un’interessante cartina di tornasole della faccenda legata alla componentistica cinese e alla tecnologia 5G. Già lo scorso agosto il Governo australiano — all’epoca guidato da Malcolm Turnbull — fermò Huawei e ZTE dalla possibilità di contribuire alla costruzione della rete di ultima generazione, sostenendo che le aziende potrebbero essere soggette al controllo di uno Stato straniero e che questo si scontrerebbe con la legge australiana. Difficilmente Morrison cambierà la linea, essendo in totale sintonia con le politiche trumpiane, ma è consapevole che le ripercussioni economiche con Pechino potrebbero contrarre la crescita del Paese, da decenni in terreno positivo anche se in flessione negli ultimi anni.

@melonimatteo

 

 

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