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BAD GIRLS – La zarina, l’imperatrice e la papessa

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Due donne che hanno governato mezzo mondo e una che ha dominato (per poco) il mondo intero.

Il femminismo di oggi cerca di affrancare la società moderna dai soprusi del passato. Si occupa raramente delle donne forti della storia che hanno battuto gli uomini nella loro specialità e governato gran parte del mondo senza preoccuparsi del suffragio universale o dei servizi pubblici per l’infanzia.

Queste donne non hanno aspettato che gli uomini si facessero da parte. Detestate da altre donne e dal proprio tempo, furono diffamate in seguito dagli storici (maschi) incapaci di ignorare il loro successo. Due di loro, Caterina la Grande di Russia e Wu Zetian, l’unico imperatore donna della Cina, sono verità storiche accertate. La papessa Giovanna, la sola donna a capo della Chiesa di Roma, è forse fittizia, benché la sua esistenza storica sia stata ampiamente riconosciuta dai cattolici per quattro secoli. 

Caterina II (1729-1796) regnò in Russia dal 1762 fino alla sua morte nel 1796, a 67 anni – un periodo considerato “l’età dell’oro” del Paese. 

Né russa né Caterina di nascita, nacque nel 1729 come la nobilissima ma quasi spiantata principessa prussiana Sophie Friederike Auguste di Anhalt-Zerbst- Dornburg e giunse in Russia quindicenne su invito della zarina Elisabetta, intenzionata a elevare il lignaggio dei Romanov dandola in sposa al nipote, il futuro zar Pietro III.

Convertitasi alla fede ortodossa russa, Sophie divenne Ekaterina – Caterina. Sebbene fosse stata importata per produrre un erede, otto anni passarono senza una gravidanza. Alcuni storici sostengono che Pietro fosse incapace di consumare il matrimonio, altri che fosse sterile. Forse per cavarsi d’impaccio, sia Pietro che Caterina ebbero intense relazioni extraconiugali.

Ad ogni modo, il regno di Pietro durò solo sei mesi: Caterina lo fece arrestare da un gruppo di ufficiali suoi sostenitori – molto virili, si dice. Pietro fu assassinato poco tempo dopo dal fratello di un amante di Caterina – evento che, a detta degli storici, getta un’ombra sui primi anni del regno di quest’ultima.

Ombre a parte, la Russia rinacque sotto la sua guida e divenne finalmente una grande potenza europea.

Caterina regnò in una fase di grande espansionismo. A sud, la Russia sottrasse il Khanato di Crimea all’Impero ottomano e colonizzò le terre di Novorossiya lungo il Mar Nero e il Mar d’Azov. A ovest, partecipò alla spartizione della Polonia, allora governata da un ex amante dell’imperatrice, Stanisław Poniatowski, e si accaparrò la porzione più estesa. A est, Caterina avviò addirittura la colonizzazione dell’Alaska.

Il suo regno coincise con il cosiddetto Illuminismo russo. Caterina intrattenne una fitta corrispondenza con Voltaire e si cimentò nella scrittura di un’opera. L’Istituto Smol’nyj per Nobili Fanciulle, il primo istituto d’istruzione superiore pubblico per donne in Europa, fu fondato con il suo patrocinio.

Oggi le conquiste del suo lungo regno – ben 34 anni – sono oscurate dalla sua vita privata anticonvenzionale. Dopo la sua morte si sparse a corte la maldicenza che fosse deceduta facendo sesso con un cavallo. La ben più scialba verità storica è che ebbe un ictus e morì in pace, nel proprio letto.

Wu Zetian (624-705) fu il primo e unico imperatore donna della Cina – né imperatrice né moglie, bensì Huángdì : Sovrano imperiale. Secondo la versione più diffusa, diventata una concubina del terzo imperatore Tang, Gao Zong, Wu strangolò la sua stessa figlia per incastrare e annientare così l’imperatrice. Sia quest’ultima che sua madre furono giustiziate.

Wu si sbarazzò di tutti i pretendenti al trono, prima con veleni ad azione lenta e poi, una volta consolidato il suo potere, accusando gli oppositori di tradimento e obbligandoli a togliersi la vita di fronte a lei. Alla morte di Gao Zong, ascese al trono il figlio maggiore – il quale, come fanno spesso i figli, cominciò a ignorare la madre. Wu lo fece deporre e “suicidare”. Lo rimpiazzò con il figlio più giovane, ma continuò a governare come reggente. Ben presto pose fine alla messinscena, dichiarandosi formalmente Imperatore della Cina, Huángdì.

L’impero assistette a un totale “rinnovamento” della dinastia in seguito all’eliminazione sistematica di tutti i possibili aspiranti al trono. Pare che in un solo anno Wu abbia tolto di mezzo quindici ceppi familiari attraverso esecuzioni e suicidi forzati.

Politica a parte, il regno di Wu fu sereno e prosperoso. Wu lasciò in pace la popolazione civile e diresse l’espansione dell’impero, annettendo numerosi territori in Asia centrale e ultimando la conquista della penisola coreana settentrionale. Il suo regno si distinse per il sostegno offerto al taoismo, al buddhismo, all’istruzione e alla letteratura.

Morì nell’anno 705, una fine tranquilla a quanto pare, all’età di 81 anni – la sola donna ad aver regnato indiscussa sulla Cina nell’arco di quattro millenni.

Dalla metà del XIII fino al XVII secolo, la storia di un papa donna – Giovanna – in carica intorno al X secolo era ampiamente riconosciuta all’interno della Chiesa cattolica. La prima prova documentale della sua esistenza compare nelle Cronache di Metz (1240 circa): si narra che a papa Vittorio III (m. 1087) successe una donna che aveva già raggiunto, nelle spoglie di un uomo, il rango di cardinale.

La sua identità fu svelata quando partorì, a seguito di un incidente a cavallo. Giovanna venne allora legata alla coda del cavallo, trascinata per le strade di Roma e infine lapidata.

Qualche decennio più tardi Martino di Troppau aggiunse alcuni dettagli e rettificò le date del presunto papato. Stando alla sua versione, Giovanna successe a papa Leone IV (m. 855) e rimase in carica per due anni, sette mesi e quattro giorni. Nata a Magonza, studiò ad Atene per poi stabilirsi a Roma, dove le sue prediche brillanti e il suo stile di vita edificante la portarono a essere eletta papa all’unanimità. Per quattro secoli il papato femminile fu ritenuto un dato di fatto. Sia Petrarca che Boccaccio menzionano Giovanna come una figura storica.

Essa compare anche tra i busti papali del Duomo di Siena risalenti al 1400. Solo nel 1647 lo storico francese David Blondel fece notare che non vi erano prove della sua esistenza e che le date e i fatti suggeriti erano assolutamente incongruenti. 

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