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Basterà la grande epurazione a salvare Tsipras (e la Grecia)?

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Più che un rimpasto di governo, è una cosa a metà fra una prova di forza e un regolamento di conti. Il premier greco, Alexis Tsipras, ha cambiato la sua squadra, e, con il fatto che tanto non deve passare dal voto di fiducia, si è preso la libertà non solo di allontanare tutta la componente dissidente del suo partito di sinistra Syriza che faceva parte dell’esecutivo, ma anche di lasciare fuori l’opposizione, che non più di tre giorni fa lo ha aiutato in una votazione chiave per il futuro del Paese, dove proprio parte della sua formazione politica gli ha voltato la spalle.

 

Il messaggio è chiaro a tutti: il leader è e rimane lui, almeno finché non si va a elezioni. E anche dopo, potrebbe rimanere lui lo stesso, se non altro per mancanza di valide alternative. Quindi è bene che la vecchia politica dell’Ellade impari una volta per tutte a fare i conti con la giovane promessa della politica greca, che però rischia drammaticamente di rimanere non mantenuta.

Con questo rimpasto di governo Tsipras ha messo al sicuro le importanti decisioni che dovrà prendere nel consiglio dei ministri. Ma le tensioni nel parlamento e soprattutto in Syriza rimangono. Per tutto giovedì, dopo la lunga notte parlamentare per salvare la Grecia dalla Grexit, Tsipras è stato alla Presidenza del Consiglio con i suoi fedelissimi e il presidente del Comitato Centrale del Partito, dove adesso, anche se per poco, è minoranza. Fra i suoi membri è stata diramata una lettera scritta dal premier in persona, in cui chiedeva di assumersi tutti le proprie responsabilità e che non avrebbe tollerato defezioni in un momento tanto delicato per il Paese. Se il commissariamento sia riuscito, lo vedremo in parlamento.

Intanto, nel nuovo esecutivo non ci saranno né Panagiotis Lafazanis, il ministro uscente dell’energia, né Nadia Valavani, ex sottosegretario alle Finanze. Con loro altre sette “colpevoli” di aver votato contro l’accordo con Bruxelles per il terzo prestito dei creditori internazionali. La prossima vittima di Tsipras potrebbe essere niente meno che la presidente del Parlamento, Zoe Konstantopoulou, coriacea e ultra radicale, che negli ultimi giorni ha gestito l’assemblea più come un deputato delle opposizioni che come un membro super partes.

Gli analisti parlano di “rimpasto minimo”, gli alleati dei Greci Indipendenti non si accontentato di due sottosegretari in più, l’opposizione manda messaggi, soprattutto il segretario di To Potami, Stavros Theodorakis, che in un messaggio su Facebook ha rinfacciato a Tsipras di non avere nemmeno ringraziato l’opposizione, che ha votato a favore del pacchetto quando 38 suoi parlamentari su 149 hanno deciso di fare di testa loro.

Lui, il premier, va avanti come una locomotiva sulla sua strada, deciso a dimostrare a tutti di sapere fare il leader sia ad Atene sia a Bruxelles. Per molti il suo nuovo governo ha le settimane contate e in autunno si andrà a votare. Tsipras sembra intenzionato a proseguire nella direzione opposta, anche perché, finché non sanerà la frattura interna a Syriza, con il Comitato Centrale del Partito sbilanciato com’è al momento, per lui le urne possono rappresentare un grosso problema a partire dall’assegnazione dei seggi. Senza contare che in queste condizioni, le elezioni darebbero molto probabilmente come frutto un parlamento in tutto e per tutto simile a questo il che significa spreco totale.

L’immagine è quella di un uomo solo al comando, che forse si è assunto da solo una responsabilità più grande di lui e come tale vuole continuarla a gestire, con una parte del suo partito contro e l’opposizione che aspetta solo un suo passo falso. Fuori, c’è un popolo stremato, al quale sarebbe meglio evitare l’ennesima campagna elettorale sotto tutti gli aspetti, a partire da quello economico, ad arrivare a quello della sicurezza interna.

Solo il tempo potrà dire se questa sia la rivincita di Alexis Tsipras o la definitiva dimostrazione che il premier è oltremodo obnubilato dall’ambizione e narcisismo e sta cercando di gestire una situazione al di là delle sue possibilità.

 

 

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