spot_img

Biden: la Cina è un concorrente, non un rivale


In politica estera, Biden ridefinisce i rapporti diplomatici e commerciali con la Cina. Servirà grande capacità di mediazione da parte della sua squadra

Martino Mazzonis Martino Mazzonis
Giornalista e ricercatore, è autore di Come cambia l’America (con Mattia Diletti e Mattia Toaldo, 2009) e di Tea party (con Giovanni Borgognone, 2011).

In politica estera, Biden ridefinisce i rapporti diplomatici e commerciali con la Cina. Servirà grande capacità di mediazione da parte della sua squadra

La gente guarda su uno schermo il Presidente eletto degli Stati Uniti Joe Biden dopo la sua inaugurazione, Hong Kong, Cina, 21 gennaio 2021. REUTERS/Tyrone Siu

Nei giorni scorsi abbiamo assistito ai primi passi dell’amministrazione Biden in politica estera. La relazione con la Cina è la partita più importante, perché trascina con sé molte partite complesse, economiche e non solo geopolitiche. Il primo contatto ufficiale è stata la telefonata tra il segretario di Stato Blinken e Yang Jiechi, ex Ministro degli Esteri e figura centrale della proiezione internazionale di Pechino. Nel suo primo discorso di politica estera, Biden ha chiarito che la Cina non è da considerare un avversario – a differenza di Mosca – ma un concorrente: “Affronteremo gli abusi economici della Cina; contrasteremo la sua azione aggressiva e coercitiva per contrastare l’attacco della Cina ai diritti umani, alla proprietà intellettuale e alla governance globale. Ma siamo pronti a lavorare con Pechino quando è nell’interesse dell’America farlo”. Duro, ma pronto a sedersi al tavolo, a usare la diplomazia.

Questo contenuto è riservato agli abbonati

Abbonati per un anno a tutti i contenuti del sito e all'edizione cartacea + digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €45

Abbonati per un anno alla versione digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €20

- Advertisement -spot_img