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Biden alla Ue: uniti contro il Covid, un po’ meno su Cina e Russia

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Era dal 2009 che un Presidente americano non partecipava a un vertice europeo. Biden è intervenuto al Consiglio Ue per riprendere un dialogo troppe volte interrotto

Il Presidente del Consiglio europeo Charles Michel e la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen arrivano per tenere una conferenza stampa congiunta al termine del primo giorno del vertice dell’Unione europea in videoconferenza presso l’edificio del Consiglio europeo a Bruxelles, Belgio , 25 marzo 2021. Aris OIkonomou/Pool via REUTERS

Era dal giugno 2001 (Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi) che un Presidente americano non partecipava a un vertice europeo e nel 2009 Barack Obama era intervenuto al summit Usa-Ue di Praga. Dopo molti anni, giovedì 25 marzo Joe Biden si è collegato in videoconferenza con Bruxelles e con tutte le altre 27 capitali europee per riallacciare un dialogo troppe volte interrotto bruscamente durante l’era Trump.

È il segnale di un’attenzione particolare nei confronti dei Paesi europei visti come alleati indispensabili per la difesa dei valori fondamentali delle democrazie occidentali. Certo, i primi passi in politica estera di Biden hanno riguardato soprattutto il Far East e la sfida per contenere le ambizioni cinesi con il recente vertice a quattro (Usa, Australia, India e Giappone), il viaggio del segretario di Stato Usa Antony Blinken a Tokio e Seul e poi il confronto duro con la diplomazia cinese nel vertice Usa-Cina in Alaska.

Ma Biden spera molto nell’aiuto europeo. Lo farà in presenza l’11 giugno in Cornovaglia, al G7 a presidenza inglese e poi al vertice Nato a Bruxelles. Ieri ai capi di Stato e di Governo dei 27 Stati membri Biden si è limitato a ricordare che “una Ue forte è nell’interesse degli Stati Uniti”. Biden ha chiesto ai leader europei “una stretta cooperazione” su alcune sfide comuni, a partire dalla lotta al Covid-19 e ai cambiamenti climatici, e un “rafforzamento” dei legami economici. “La mia priorità numero uno – ha aggiunto – è mettere la pandemia sotto controllo e gli Usa condivideranno i vaccini appena potranno”. Più in particolare Biden ha annunciato che sta lavorando per “rimuovere i colli di bottiglia e aumentare la capacità produttiva di farmaci anti-Covid”. Ma Biden ha anche espresso il desiderio di lavorare insieme all’Europa su alcuni temi di politica estera, tra cui Cina e Russia e ha rilevato la necessità di un impegno continuo degli Stati Uniti e dell’Ue su alcuni dossier come Turchia, Caucaso meridionale, Europa orientale e Balcani occidentali.

I dossier Cina e Russia

Nel suo intervento al Consiglio Ue, il Presidente americano ha parlato dei rapporti con Cina e Russia. La Cina, ha detto Biden, è un rivale con cui competiamo, la competizione è anche benvoluta ma restano differenze profonde sui diritti umani. La Russia è un altro concorrente, non particolarmente minaccioso, con cui occorre trattare e misurarsi, ma “devono smettere di interferire con le politiche interne e i processi elettorali di vari Paesi. Con la Russia bisogna essere franchi ed espliciti sulle violazioni dei diritti umani”.

In sostanza, gli Stati Uniti puntano a rafforzare il “blocco occidentale” soprattutto imponendo sanzioni contro Pechino per la violazione dei diritti umani nella vicenda degli uiguri. Per l’Unione europea quelle decise negli ultimi giorni sono le prime sanzioni contro la Cina dopo le misure successive al massacro di piazza Tienanmen dell’89. Eppure, nella ritrovata stagione di accordo tra le due sponde dell’Atlantico, non mancano motivi di qualche criticità. È sempre presente la disputa Boeing-Airbus che aveva prodotto ritorsioni commerciali da parte di Washington, così come la questione dei dazi sull’acciaio e l’alluminio, fino alle obiezioni sui rapporti con Mosca per il gasdotto Nord Stream 2.

Quanto alla Cina, non è un mistero che gli Stati Uniti considerino l’attuale postura geopolitica della Cina una minaccia non solo per gli Stati Uniti ma per tutte le democrazie occidentali. Una minaccia rafforzata da una crescita economica senza precedenti. I primi dati di gennaio e febbraio 2021 confrontati con i primi due mesi del 2020 in piena crisi pandemica parlano da soli: la crescita cinese supera il 30% in produzione industriale, consumi e investimenti e se il Pil nel primo trimestre 2020 aveva subito un calo del 6,8% si è ora registrato un +15% nel primo trimestre 2021.

Al momento gli Stati Uniti non chiedono impegni precisi agli europei, ma non è escluso che comportamenti troppo aperti sulle tecnologie cinesi a partire dal 5G da parte di alcuni Paesi europei possano suscitare reazioni da parte americana. La missione del segretario di Stato Usa Antony Blinken mercoledì e giovedì a Bruxelles per il vertice Nato prevedeva per ora solo la riapertura del dialogo transatlantico. Ma nel futuro le cose potrebbero cambiare “Gli Stati Uniti – ha chiarito infatti il capo della diplomazia Usa – non costringeranno gli alleati di fare una scelta “o noi o loro” per quanto riguarda la Cina”. I Paesi possono lavorare con la Cina dove è possibile, ha ribadito Blinken sottolineando come per esempio “sia necessaria la cooperazione con Pechino sul fronte dei cambiamenti climatici”.

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L'AUTORE

Gerardo Pelosi

Inviato de Il sole 24 ore dal 1990.
GUALA
AUTEC