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Biden tra il ritiro dall’Afghanistan e la vendita di armi agli Emirati


Entro l’11 settembre saranno evacuati gli ultimi 2500 militari dall'Afghanistan. In linea con Trump, avanza la vendita di 23 miliardi di dollari in armamenti ad Abu Dhabi

Matteo Meloni Matteo Meloni
Giornalista, è membro del comitato editoriale di eastwest. Si occupa di geopolitica di Medio Oriente e Nord Africa, Stati Uniti, rapporti tra Paesi Nato, di organizzazioni internazionali. Già Addetto Stampa al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha lavorato come Digital Communication Adviser alla Rappresentanza Italiana presso le Nazioni Unite a New York.

Biden: Afghanistan ed Emirati
Il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden dopo aver pronunciato osservazioni sul suo piano di ritirare le truppe americane dall'Afghanistan, alla Casa Bianca, Washington, Usa, 14 aprile 2021. Andrew Harnik/Pool via REUTERS

In questi giorni l’amministrazione democratica statunitense a guida Joe Biden ha preso due decisioni in linea con la precedente Casa Bianca trumpiana, ribadendo il ritiro dall’Afghanistan degli ultimi 2500 uomini e donne dell’esercito a stelle e strisce e formalizzando la vendita di armamenti di vario tipo agli Emirati Arabi Uniti. Rispetto ai piani repubblicani, cambia la data di evacuazione delle truppe statunitensi: l'evacuazione partirà il primo maggio e dovrà concludersi entro l’11 settembre, data simbolo per gli Stati Uniti e per l’Afghanistan; in parallelo, si è in fase di revisione sui dettagli dell’accordo con Abu Dhabi.

Il peso dell’addio

Quello di Washington verso la fragile nazione del Centro Asia è un vero e proprio abbandono che rischia di lasciare il Paese nel caos. La pace con i Talebani non è ancora stata raggiunta, mentre un report dell’intelligence statunitense parla di basse chance nell’arrivare a un accordo entro la fine dell’anno. Certamente sarebbe una promessa elettorale mantenuta dall’attuale Commander-in-Chief che, d’altro canto, avrà degli esiti non certi per l’Afghanistan.

I Talebani, attraverso il loro organo di stampa ufficiale, ricordano l’importanza degli Accordi di Doha nel quadro della pacificazione del Paese, sostenendo che proprio il percorso che vede l’avvicinarsi del ritiro delle forze armate dall’Afghanistan ha portato a un dialogo tra le parti politiche locali al fine di giungere a una soluzione. Dal 29 febbraio 2020, giorno dell’annuncio dell’accordo, sarebbero dovuti trascorrere non più di 14 mesi per il ritiro delle truppe statunitensi e della coalizione, data ora rimandata all’11 settembre.

Inoltre, i Talebani ripropongono le loro idee per il futuro della nazione. “L’Afghanistan — si legge su Voice of Jihad — è una nazione islamica, la sua popolazione è musulmana e per numerosi decenni hanno offerto incalcolabili sacrifici per l’Islam e per la libertà. Dunque, ogni piano per il futuro dell’Afghanistan — prosegue l’articolo — deve rispettare i valori della sacra religione e i sacrifici degli afghani. Solo in questo modo si può raggiungere la fiducia di questa nazione”.

Il rischio che Biden corre è principalmente relativo a una recrudescenza della violenza nel Paese o all’insorgere politico talebano, che proseguendo sulla strada del ritiro delle truppe diventano opzioni concrete sul tavolo. Il Presidente democratico si ritrova nella difficile situazione di essere il quarto inquilino della Casa Bianca a dover gestire gli sviluppi in Afghanistan, in quella che è diventata una situazione dove si rischia di commettere errori a prescindere dalla strada intrapresa.

È ormai insopportabile, per gli elettori statunitensi, una presenza — e una spesa — in un Paese nel quale si è combattuto per 20 anni; l’altra faccia della medaglia è relativa ai rischi del lasciare la sicurezza dell’Afghanistan all’esercito locale, nella speranza che il dialogo tra le varie parti in causa permetta di giungere ad un equilibrio non violento.

Le armi agli Emirati

Gli Accordi di Abramo e il riconoscimento di Israele hanno aperto agli Emirati la strada per il rinnovo dei mezzi militari, con l’amministrazione Trump che ha sottoscritto la vendita di armi per 23 miliardi di dollari. I democratici hanno annunciato al Congresso che intendono procedere con l’affare che include F-35, droni armati e altri strumenti bellici, ma che i dettagli sono ancora in fase di revisione.

Dal Dipartimento di Stato fanno sapere che le consegne non arriveranno ad Abu Dhabi prima del 2025 e che l’uso delle armi consegnate agli emiratini dovrà rispettare i diritti umani, nello schema delle leggi dei conflitti armati. In revisione non solo la tipologia di armamentario che verrà consegnata agli Emirati ma anche quanto verrà venduto all’Arabia Saudita. Il coinvolgimento di Riad nella guerra in Yemen ha infatti portato l’amministrazione democratica a una serie di preoccupazioni proprio sull’uso improprio delle armi, con possibile violazione dei diritti umani.

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