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RETROSCENA

È verde la Silicon Valley

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Fenomeni mediatici come la campagna di Greta e dei “nativi ecologici” fanno sperare che web e difesa ambientale si muovano nella stessa direzione

L’innovazione e la ricerca, in qualsiasi epoca storica e settore delle nostre società, sono il risultato di scelte di coscienza e non solo di investimenti in conoscenza. Sono difatti le istanze etiche o le scelte di campo a dare un senso utile alle scoperte trasformandole in progresso, in una visione che per sua natura è sociale e inclusiva. Pensiamo, all’esempio di Adriano Olivetti e al modello di comunità per comprendere come tutte queste prospettive siano collegate e si completino a vicenda. Più di recente, questa visione d’insieme dell’innovazione e del progresso la si osserva nel caso di Internet.

I numeri delle cosiddette tech companies indicano chiaramente che il web è il settore di maggiore innovazione e non c’è ambito delle nostre vite che non sia stato interessato, anche solo marginalmente, dalla rivoluzione di Internet. Ecco alcuni esempi e qualche dato. Nel settore della comunicazione: abbiamo visto succedere di tutto, dalla forza della rete che sfida le dittature nelle primavere arabe, alla perdita della verità nelle società contemporanee in balia delle fake news. Nella politica: dai rischi di interferenze nelle elezioni di molte democrazie del mondo, fino alle campagne di fundraising e alla polarizzazione che in alcuni casi può tradursi in odio sui social network. Nell’economia: dalla dematerializzazione alla visione circolare e cooperativa dei servizi, fino all’economia digitale. A riguardo, Internet si è affermato non solo come prima fonte di informazione e condivisione, ma anche come il primo vero mercato nato senza frontiere. Un luogo di scambio aperto senza barriere, non solo geografiche e politiche tra Stati, ma anche negli Stati, tra generazioni e gruppi sociali. Nonostante permangano alcuni margini di digital divide nell’Unione europea, secondo i dati di Eurostat (2019), nel 2018 più del 60% degli utenti europei (in una fascia di età tra i 16 ed i 74 anni) hanno comprato beni o servizi online.

In poche parole, possiamo dire che i grandi cambiamenti sociali che sta vivendo il mondo, passano e passeranno da Internet. Tuttavia, il settore dove Internet è destinato a fare la differenza, molto di più di quelli citati è la difesa dell’ambiente. Secondo il Digital Economy Report 2019 delle Nazioni Unite, la rivoluzione digitale rappresenta un contributo fondamentale per realizzare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, aiutare il pianeta e salvare l’ambiente evitando il fatidico “tipping point” (cioè il punto di non ritorno), per usare l’espressione diffusa dall’Onu.

Il legame tra digitale e sviluppo sostenibile è ancora più evidente considerando la crescita delle industrie del packaging ecologico e le prime forme di sostenibilità eco-digitale come le cleantech startups. In un recente rapporto sull’economia digitale e la sostenibilità, l’Unione Internazionale delle telecomunicazioni (un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite) ha calcolato che la digitalizzazione potrà contribuire a raggiungere uno degli obiettivi di sviluppo sostenibile (il numero 13: proteggere il pianeta) e le soglie di emissioni previste dagli accordi sul clima di Parigi. Si considerino anche due contributi meno visibili che il web sta dando alla causa green. In primo luogo, l’effetto compensativo del settore della information and communication technology sugli altri settori dell’economia, cioè la riduzione di emissioni e rifiuti solidi.

Nello specifico, almeno il 15 % della riduzione delle emissioni di CO2 sarà possibile grazie alle tecnologie digitali. In secondo luogo, la corsa a rendere sempre più sostenibili le infrastrutture del web: il problema dell’obsolescenza delle reti e dei dispositivi, del consumo energetico per i centri che raccolgono i dati del web, ecc. Lo stesso rapporto indica i trend che mostrano come la difesa del pianeta e la digitalizzazione siano ormai due direzioni parallele e convergenti: l’efficientamento dei trasporti di merci e persone, la riduzione di scarti alimentari, l’agricoltura high tech a spreco zero, nuove architetture che ripensano il controllo energetico e le smart grid (rete elettrica dotata di sensori intelligenti che raccolgono informazioni in tempo reale ottimizzando la distribuzione di energia).

Oltre alla spinta che Internet darà alle nostre società sul fronte dell’innovazione, la comunicazione online ha già permesso di smuovere le coscienze sul problema del futuro dell’ambiente. Internet permette il coinvolgimento di miliardi di persone e se sono possibili fenomeni mediatici come la campagna di Greta Thunberg è anche grazie al web.

In realtà gran parte del suo successo è legato ai social network. Tutto iniziò con la pubblicazione online (su Facebook e Instagram) di una foto di Greta con un cartello con le parole “Strike for climate! Una foto condivisa migliaia di volte. Si trattava della prima vera comparsa sulla scena del web di questa giovane svedese e della sua idea: gli studenti e le scuole in sciopero per fermare il riscaldamento globale. Dati i risultati della scarsa responsabilità intergenerazionale dimostrata dagli adulti nel passato, per Greta devono essere le nuove generazioni a fare la loro parte e tutto inizia manifestando. L’immagine di Greta e la nuova strategia degli scioperi per il clima divennero popolari gradualmente fin quando il fondatore di We don’t have time (una società di comunicazione online dedita ai temi ambientali), lanciò il messaggio di Greta su YouTube, attraendo l’attenzione del web.

Il binomio Internet e ambiente si sta affermando così chiaramente in questi anni da entrare nel linguaggio comune con nuove espressioni che sono molto significative: per indicare la generazione di Greta non si parla più di nativi digitali, ma si inizia a usare l’espressione “nativi ecologici”.

Ulteriori esempi di come il web si stia avvicinando alla causa ambientalista è il “digital climate strike”: un’iniziativa online che vede migliaia di siti Internet uniti per rilanciare il messaggio di Greta dedicando uno spazio nelle loro pagine web agli slogan sul clima.

Un episodio significativo in tal senso è stato quello della partecipazione degli impiegati di grandi società tecnologiche (da Amazon a Google) alle manifestazioni di Greta per fermare il cambiamento climatico lo scorso settembre. Dopo il gruppo di dipendenti di Amazon, che aveva già iniziato una campagna interna al colosso della distribuzione online, sono stati moltissimi nella comunità dei giganti del web a scendere in strada per dimostrare che la Silicon Valley si è schierata dal lato di Greta per l’ambiente. A distanza di pochi giorni da quella marcia ambientalista dei lavoratori del web, anche i vertici di Amazon e Alphabet hanno lanciato delle attività per la decarbonizzazione e la sostenibilità ambientale. Ad esempio, Amazon ha firmato l’acquisto di decine di migliaia di furgoni elettrici per rendere verde la sua rete di distribuzione in America. Inoltre, Amazon starebbe progettando impianti eolici in tutti i continenti per abbattere le emissioni di CO2, nell’ottica di compensarle tutte con la produzione di energia pulita, ossia raggiungere l’impatto zero entro il 2030

Sta nascendo un’alleanza tra questi due settori, l’anima tecnologica e l’anima green del nostro tempo, che hanno nel loro DNA l’innovazione sociale e una visione molto pragmatica del progresso. Il web ha deciso da che parte stare nella lotta per il clima, supportando movimenti come quello di Greta. Internet sta cambiando e presto potrà essere il settore più verde della nostra epoca (oltre ad essere già il megafono della causa ambientalista). In un mondo dove alcuni stati stentano a mantenere gli impegni sul clima, società e tecnologia stanno andando nella stessa direzione per salvare il pianeta.

Questo articolo è pubblicato anche sul numero di gennaio/febbraio di eastwest.

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