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Biocarburanti: siamo sicuri siano la strada giusta?


Andrew Steer, presidente del think tank ambientalista World Research Institute, fa il verso a Mark Twain: “Molte affermazioni sul futuro dei biocarburanti sono drammaticamente esagerate”. E aggiunge: “Ci sono altre strade, molto più efficaci, per ridurre le emissioni di carbonio, se si vuole combattere il riscaldamento globale”.

Andrew Steer, presidente del think tank ambientalista World Research Institute, fa il verso a Mark Twain: “Molte affermazioni sul futuro dei biocarburanti sono drammaticamente esagerate”. E aggiunge: “Ci sono altre strade, molto più efficaci, per ridurre le emissioni di carbonio, se si vuole combattere il riscaldamento globale”.

L’istituto con sede a Washington, infatti, ha appena pubblicato un rapporto sui biofuel, che è stato letto in anteprima dal New York Times. Il dossier del World Research Institute, noto per le sue analisi non partigiane in materia ambientale, è molto interessante ed è una sorta di appello ai governi affinché riconsiderino le loro politiche in materia.

Negli ultimi anni i biocarburanti sono stati visti in Occidente come un’alternativa ecologica alle materie prime fossili, una maniera per ridurre la dipendenza dal petrolio mediorientale e al tempo stesso diminuire i gas responsabili dell’effetto serra. La parola chiave del rapporto, però, è “efficienza”: la trasformazione di biomasse (ad esempio, grano, mais, canna da zucchero) in combustibile è un processo inefficiente e non riuscirà mai a comporre una porzione significativa dell’offerta globale di energia. Anzi, produce l’effetto di tagliare la quantità di terra fertile disponibile, proprio nel momento in cui le esigenze crescono, per effetto dell’aumento della popolazione mondiale (si stima che la domanda alimentare crescerà del settanta per cento entro il 2050).

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