Birmania: il dramma delle mine antiuomo nelle zone etniche


Lay Wah (Karen State) – Nascosti nei sentieri della giungla nelle zone orientali della Birmania – teatro di guerre per l’autonomia richiesta dalle varie etnie - ci sono migliaia di ordigni messi dalle truppe governative che, solo dal 1999 ad oggi, secondo il rapporto «Landmine Monitor 2014», hanno provocato 348 vittime e mutilato più di tremila persone. Questi inneschi esplosivi sono tra i più sleali e perversi ordigni, la cui logica - invisibile e micidiale - colpisce indiscriminatamente civili e militari.

Lay Wah (Karen State) – Nascosti nei sentieri della giungla nelle zone orientali della Birmania – teatro di guerre per l’autonomia richiesta dalle varie etnie – ci sono migliaia di ordigni messi dalle truppe governative che, solo dal 1999 ad oggi, secondo il rapporto «Landmine Monitor 2014», hanno provocato 348 vittime e mutilato più di tremila persone. Questi inneschi esplosivi sono tra i più sleali e perversi ordigni, la cui logica – invisibile e micidiale – colpisce indiscriminatamente civili e militari.

 

«Nel 2008 ho perso la vista mentre tornavo da un combattimento»

Saw Min Naing, poco più che trentenne, è una delle tante, troppe, vittime delle mine antiuomo nello Stato Karen. «Nel settembre del 2008 – racconta il giovane soldato del Karen National Defence Organization (KNDO) – stavo rientrando alla base militare dopo diversi giorni di combattimento a fuoco con i soldati birmani, quando, all’improvviso, vicino al villaggio di Klal Lor Sal, è scoppiata una mina». Da quel giorno, Saw Min Naing, ha perso la vista, ma non la voglia di vivere e combattere. «Fino a quando sarò in vita, combatterò per il mio popolo», dice sorridendo mentre un suo compagno gli accende una sigaretta.

Photo Fabio Polese

Girando per i villaggi non è difficile trovare storie simili. E molte delle vittime sono civili. Mo Tha, un contadino quarantenne, in questa lunghissima guerra  ha perso una gamba mentre stava rientrando nel villaggio di Oo Kary Khee dopo una lunga giornata di lavoro nei campi. «Questa gamba me l’ha portata via una mina», spiega indicando la protesi di legno che sostituisce l’arto.

La Birmania non ha firmato il «Trattato di Ottawa»

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