EN

eastwest challenge banner leaderboard

Birmania, la pace che non c’è

Indietro

Mae Sot (confine tra Thailandia e Birmania) – Giovedì scorso, il governo birmano, con una cerimonia andata in diretta televisiva, ha firmato un accordo di pace con otto gruppi etnici del Paese. “E’ un dono che lasciamo alle generazioni future, lavoreremo ancora più duramente per farlo firmare a più formazioni possibili”, ha detto il presidente Thein Sein, ribadendo poi la nuova rotta verso la democrazia del Paese asiatico.

A firmare il cessate il fuoco nella capitale Naypyidaw, davanti a gli osservatori provenienti dall’Unione Europea, dalla Cina, dall’India, dal Giappone, e dalle Nazioni Unite, sono state solo alcune etnie armate. Tra cui il Karen National Union (KNU), il Democratic Karen Benevolent Army (DKBA), il KNU/KNLA Karen Peace Council, l’Arakan Liberation Party il Pa-O National Liberation Organization (PNLO), il Chin National Front (CNF), il Restoration Council of Shan State/Shan State Army-South (RCSS-SSA-S) e l’All Burma Students’ Democratic Front (ABSDF).

Tra i principali gruppi armati assenti troviamo il Kachin Indipendent Army (KIA), lo Shan State Army-Nord (SSA-N) e il Karenni National Party (KNP), tutti coinvolti in pesanti combattimenti con i militari governativi. Anche Aung San Suu Kyi, leader della Lega nazionale per la democrazia (NLD), il principale partito d’opposizione che si sta preparando alle elezioni del prossimo otto novembre, non ha partecipato alla cerimonia, definendo questa firma un “accordo monco”.

All’interno delle stesse etnie che hanno firmato ci sono correnti contrarie a questo accordo. Zipporah Sein, vice presidente della KNU – al contrario del suo superiore Mutu che secondo molti Karen ha venduto la causa del suo popolo -, ha disertato l’appuntamento perchè “partecipare a questo incontro sarebbe stato come celebrare le offensive in corso nello Stato Shan e Kachin”.

Dello stesso avviso anche molti leader militari e civili Karen. Nerdah Mya, numero uno del Karen Defense Organisation (KNDO), ha dichiarato ad East che “per lui e le sue truppe, non è in atto nessun cessate il fuoco”. Secondo il leader della KNDO i birmani “non vogliono una vera pace ma solo sfruttare i territori del nostro popolo”. “Siamo pronti ad avere un dialogo politico con i birmani, ma finchè questo non ci sarà, difenderemo le nostre zone e la nostra gente, come sempre”. Queste dichiarazioni lo potrebbero portare nei prossimi giorni ad affrontare una guerra nella guerra, contro parte del suo stesso popolo che “ha venduto la propria terra contro il volere di molti Karen”. Ed assicura: “Non ci arrendiamo”.

Il giornale filo-governativo Global New Light of Myanmar nel titolo di apertura di venerdì non ha perso tempo: “La pace inizia adesso”. Sottolineando che l’accordo firmato metterà “fine a oltre sessant’anni di conflitti”. In realtà, il cessate il fuoco siglato è sicuramente una buona pubblicità per l’ex giunta militare al governo in vista delle elezioni e per gli investimenti stranieri pronti a tuffarsi in un mercato molto ricco e pieno di occasioni da sfruttare. Ma parlare di pace, in un Paese martoriato da così tanti anni di guerra e sofferenza, non corrisponde certo alla realtà. E questo accordo, che è stato tanto pompato dal governo centrale e da molti leader occidentali, potrebbe avere vita molto breve.

@fabio_polese

La voce
dei Lettori

eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua domanda ad eastwest

GUALA