Birmania: repressione e arresti per gli studenti che manifestano


Continuano in Birmania le manifestazioni di piazza degli studenti per protestare contro la nuova legge sull’educazione approvata dal parlamento. I giovani scesi nelle strade, da più di un mese, chiedono di cambiare la legge, reclamano la decentralizzazione del sistema educativo, la formazione di sindacati di categoria e l’insegnamento anche nelle lingue delle minoranze etniche.

Continuano in Birmania le manifestazioni di piazza degli studenti per protestare contro la nuova legge sull’educazione approvata dal parlamento. I giovani scesi nelle strade, da più di un mese, chiedono di cambiare la legge, reclamano la decentralizzazione del sistema educativo, la formazione di sindacati di categoria e l’insegnamento anche nelle lingue delle minoranze etniche.

Nelle manifestazioni di questi giorni più di trenta arresti

Nella giornata di giovedì, la polizia e gli agenti in borghese della sicurezza birmana, hanno attaccato con la forza circa duecento studenti che si erano ritrovati a manifestare vicino alla «Sule Pagoda» di Rangoon. Secondo diverse testimonianze la violenza della polizia ha provocato dieci feriti e più di trenta sono state le persone arrestate. Tra gli arresti ci sarebbero anche personaggi importanti dell’opposizione birmana fra cui Nilar Thein, Nemo Hlaing e Ma Nu del movimento «Generazione 88», scesi in piazza per portare il proprio sostegno agli studenti.

Molti studenti bloccati a Latpadan

Nei giorni scorsi gli studenti erano stati bloccati da centinaia di poliziotti nei pressi del monastero buddista di Latpadan, distante circa 150 chilometri dalla capitale commerciale del Paese. L’intento degli studenti era quello di marciare fino a Rangoon, ma le forze di sicurezza birmane avevano minacciato di «passare all’azione per fermare la protesta e riportare ordine e legalità».

Venerdì mattina, secondo quanto riporta il giornale birmano «The Irrawaddy», a Latpadan sarebbero stati arrestati cinque manifestanti e la polizia avrebbe anche tentato di arrestare un fotoreporter.

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