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Birmania: tutto pronto per le prime elezioni quasi democratiche

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In Birmania è iniziata la campagna elettorale. E Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace nel 1991 e leader dell’opposizione, non ha perso tempo. Con un videomessaggio diffuso sui social network ha definito le elezioni “un punto di svolta cruciale per il Paese”.

Non è un caso che si sia affidata alla tecnologia per mandare il proprio messaggio al mondo: alcuni anni fa, quando ancora era agli arresti domiciliari nella sua casa a Rangoon, aveva auspicato “di poter aprire, prima o poi, un account Twitter e parlare con il mondo esterno”. Così è stato. “Per la prima volta dopo decenni – spiega nel videomessaggio – il nostro popolo avrà una possibilità reale di provocare un vero cambiamento. Questa è una chance che non dobbiamo farci sfuggire”.

Le elezioni legislative a cui parteciperanno una novantina di partiti politici – un numero inimmaginabile fino a qualche anno fa – si svolgeranno il prossimo otto novembre e chiameranno al voto oltre trenta milioni di cittadini.

Aung San Suu Kyi ha invitato anche la comunità internazionale a vigilare sulle operazioni di voto e ha chiesto che venga rispettata la volontà del popolo. “Ci auguriamo – ha concluso la leader dell’opposizione – che il mondo intero comprenda quanto sia importante per noi avere delle elezioni libere e giuste”.

Nel 1990 la sanguinaria dittatura militare birmana non aveva riconosciuto la vittoria alle elezioni – con 392 su 492 seggi –  del “National League for Democracy” (NLD), il principale partito d’opposizione fondato nel settembre del 1988 e guidato da Aung San Suu Kyi. Ma non solo: la giunta al potere aveva iniziato una brutale repressione verso tutti i membri del partito e tutti i cittadini dissidenti. Nel 2010, invece, il NLD aveva boicottato le elezioni.

Questa volta ha deciso di tornare in campo, nonostante una controversa legge che impedisce alla loro leader di correre per la carica di presidente del Paese. Secondo l’articolo 59 comma F, infatti, in Birmania è vietata la candidatura alla presidenza a chiunque abbia sposato stranieri o abbia avuto figli da quest’ultimi. E Aung San Suu Kyi è vedova di un britannico con il quale ha avuto due figli, entrambi con il passaporto del Regno Unito.

Sebbene il NLD dovrebbe riscontrare un aumento della propria rappresentanza all’interno del parlamento, il partito favorito alle prossime elezioni rimane l’ “Union Solidarity and Development Party” (USDP) – emanazione della vecchia giunta e ora al governo – che, con il 25 per cento dei seggi destinati per legge ai militari, controlla completamente la vita politica e istituzionale del Paese. Ad ora, la strada per una “Nuova Birmania” – quella promossa ormai da tutti i Paesi occidentali che hanno tolto al Paese asiatico quasi tutte le restrizioni economiche – è ancora lunga e gli interrogativi rimangono tanti. E anche la stessa Aung San Suu Kyi – che da poco ha compiuto settant’anni – non sembra più avere la determinazione che aveva in passato. Negli ultimi anni, infatti, è stata più volte criticata di non aver preso una posizione netta sulle minoranze etniche che vivono nel Paese e che, ancora oggi, sono massacrate da un “governo” che non è altro che un rimpasto della vecchia giunta militare.

@fabio_polese

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